Della stoltezza

Parlando con un amico di una sua esperienza fotografica, non ho potuto fare a meno di sorridere interiormente. Non tanto per le cose che mi andava narrando, ma perché pensavo allo stuolo di “fotografi” che animano facebook, blog, ecc… Fotografi che lo sono per studi e formazione ed altri che lo sono per caso o per hobby. Fotografi la cui massima aspirazione è acquistare l’ultima potentissima macchina digitale e quelli che scorazzano l’immagine con il loro smartphone. Questi e quelli impegnati a discutere di tecniche e di cosa sia “fotografia” e di cosa non lo “sia” e se sia lecito usare le app o meno. E sorridevo perché il problema non è “ciò che io sono”, ma quel che “mi sento di essere”. Molti dei fotografi per hobby si sentono davvero “firme” prendendosi fin troppo sul serio. E’ così che un fiore trattato con un app diventa ai loro occhi un’opera d’arte meravigliosa o uno scatto piuttosto mediocre diviene come la mediazione stessa dell’essenza delle cose. D’altra parte ci sono i fotografi professionisti, quelli puristi per i quali la tecnica è l’unica cosa, per i quali non può esistere altro che la loro macchina, un certo taglio ed una certa modalità di azione. I primi apparentemente infervorati, gli altri altrettanto apparentemente cristallizzati.

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Già… il nostro tempo è un tempo di fotografi. Ed è così che diviene artistico il nudo che è mero esibizionismo (a volte compiaciuto, per altro, laddove c’è poco da compiacersi), il banale elevato a sentimentale e lo sciocco promosso a simbolico. Un tempo di immagini, appunto, dove ciascuno è contemporaneamente fotografo della realtà e di se stesso. Chi sta avendo la pazienza di leggermi si chiederà dove desideri arrivare, soprattutto a partire dal fatto che anch’io appartengo a questo stuolo di “fotografi” (e nel mio caso tra i peggiori: per hobby, con lo smartphone e per di più con un pensiero “filosofico” che mi fa voler sostanziare le mie scelte “fotografiche” come il più consumato dei teorici della fotografia). E’ presto detto.

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Credo che in questo mondo ciascuno abbia il suo spazio. Uno spazio molto ampio. E come la parola  “amore” può significare molte cose diversissime tra loro (perfino opposte), così anche la fotografia. Ho una sensazione però: se nello scattare c’è davvero un’intuizione, una capacità interiore, una lettura del mondo, quella persona, chiunque essa sia, anche se non dotata di tecnica e magari di macchina, riuscirà a trasferire un’emozione, una parola interiore, un movimento dell’anima agli altri. E verrà in qualche modo riconosciuto, quand’anche la persona non si riconoscerà mai da se stessa come “fotografo”. Perché lo sguardo risiede nell’anima, prima ancora che in qualsiasi filtro, app o numero di pixel. Se poi allo “sguardo” si legasse la tecnica e la tecnica risultasse sempre più trasparente rispetto al fine della fotografia, allora lì probabilmente saremmo dinanzi un fotografo universalmente riconosciuto come tale. Tornando però a quanto detto: la questione a volte non si trova nel ciò che si è, ma nel ciò che “ci si sente”.

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Scherzando con una follower/amica, le scrivevo che “Kalosf è convinto di essere uno scrittore della luce, ma io, che lo conosco bene, so quale mestiere fa realmente nel suo quotidiano”. Allora lasciamo a kalosf di sentirsi un fotografo (se proprio vuole). Ma che Sandro, per carità, sappia sempre di essere ciò che è.

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24 pensieri su “Della stoltezza

  1. Ho una amico e “mentore” fotografico, che è fotografo professionista, non per hobby come noi. La prima cosa che ti chiede è: “ti piacciono le tue foto?”. Perchè questo è l’essenziale, al di là della tecnica e dell’attrezzatura, devi ritrovare te stesso o quello che vuoi esprimere nelle tue foto! 🙂

  2. E’ da mesi che sto tentando di ultimare un post sulla scrittura ma non ci riesco (mancanza di voglia, caldo, ecc.).
    Parlo, sostanzialmente, dei sentimenti.
    Chi scrive senza sentimento, non potrà mai descrivere realisticamente un personaggio e il lettore avrà più difficoltà ad immedesimarsi.
    Penso che il discorso sia molto simile a quello che hai fatto tu ora.

  3. Risonanza, riconoscimento… è un tema antico e profondo…

    un po’ come l’amore (ma non solo) risuona nell’altro e genera nuovo amore.

    Credo che le forme d’arte, nascano come manifestazione d’amore (poi dopo ci sono le perversioni)…

    Sono d’accordo con te.. se hai qualcosa da dire si vede, si sente, anche se lo vedono e lo sentono in pochi…

  4. Ahahaha a proposito della domanda che macchina fotografica usi….
    La fotografia… è bella se dà emozioni …… a chi la scatta e a chi la guarda…e le tue..beh le tue regalano emozioni.

    Besooo

  5. Una bellissima riflessione su cosa è oggi il mondo della fotografia. Io l’ho un po’ abbandonato passando alla scrittura, ma negli ultimi 30 anni ho fotografato con una Olympus manuale con grandi soddisfazioni, che non ho più ritrovato con una tecnologica Nikon (ma forse questa è un’altra storia).

  6. Se troverò il tempo lo farò, anche perché avevo aperto un blog anni fa su Blogger, poi mi dimenticai di pagare il rinnovo del dominio, e lasciai perdere, ma non ero molto seguito, forse non ero nemmeno bravo, ma è un po’ che penso di riaprire qualcosa.

  7. Ottima riflessione, mi ritrovo perfettamente su alcuni aspetti da te esposti.
    Un “complimenti” lo meritano però, anche le foto che hai scelto per l’articolo. Rendono appieno il senso del tutto…

  8. Molto bello ciò che hai scritto.
    Ci sono artisti, scienziati e pensatori che sono stati riconosciuti come tali solo dopo tanto tempo e altri che hanno goduto di notevole fama salvo essere rapidamente dimenticati. Il successo è effimero e sfuggente.
    Su cosa cosa sia veramente l’arte potremmo stare ore a parlarne senza concludere niente. E allora è meglio fare come dici tu: tenere sempre bene a mente ciò che siamo veramente, ma anche emozionarci ed entusiasmarci per una foto, per una poesia, per un testo, che magari non sarà arte o non diventerà mai celebre, ma per noi, mentre la scattavamo o la scrivevamo, era molto importante.

  9. Pingback: Reinvention 2015: La fotografia per Kalosf | kalosf

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