Sulla fotografia come attività cordiale

La visione del mondo e delle cose è qualcosa che si lega ad un’attività che prima ancora che risiedere nella vista, risiede nel cuore. Il cuore vede la realtà con una profondità estrema (o almeno dovrebbe). Esso determina molto spesso l’agire dell’uomo, di là dalla comprensione razionale delle cose. Il cuore può dare un assenso che la mente, in tutta la sua strutturazione, potrebbe non conoscere mai.

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La libertà non è un’attività della ragione, ma un assenso del cuore, un disporsi dinanzi alla vita accettandone la carica che essa contiene. La fede in fondo è un movimento del cuore, nel quale la ragione subentra per sostenere più che per accettare. Tale affermazione vale a maggior ragione quando il discorso si volge alla fotografia. Il mondo fuori dagli occhi del fotografo è semplicemente il mondo. Nulla di più di esso. Ma il fotografo lo vede, lo coglie perchè lo accoglie e facendolo lo trasforma.

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Fermare un istante, fermare in un attimo presente a se stesso per sempre, un oggetto, un volto, un panorama significa aver visto quel qualcosa che viene in qualche modo distaccato dal fluire del tempo, al fine di permanere per sempre.

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Ora, solo il cuore può compiere tale attività. La memoria è infatti un’attività più affettiva e relazionale che razionale. Si ricorda (nel bene e nel male) ciò che si è amato, ciò che il cuore ha visto con prepotenza ben oltre la ragione. La fotografia rientra allora in questo giro di senso.

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Fotografo perchè vedo in un dato scatto qualcosa che ha visto il mio cuore, che il mio cuore ha percepito. Il fotografo è perciò il cuore ed è tanto più potente, quanto più esso è trasparenza della realtà. 
Il cuore si lancia e la mente lo sostiene in questo movimento. Il cuore scatta e la mente dona quella tecnica necessaria perchè lo scatto sia sensato. 

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Ed è così che la realtà che sostiene il mondo, si manifesta. Si manifesta nel cuore che vede e nella ragione che rende intellegibile ciò che il cuore ha percepito e lo traduce in segni comprensibili. Ed è questo che il fotografo infine compie: rende visibile lo spirito interiore del mondo

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35 pensieri su “Sulla fotografia come attività cordiale

  1. Una sequenza di scatti stupendi per descrivere quando sia importante fotografare con il cuore e la mente lo segue nella razionalità….davvero stupefacente questa tua dissertazione sull’interiorità del fotografo. Complimenti buonanotte bisous Kalosf

  2. Uno dei più grandi fotografi d’ogni tempo, Henry Cartier Bresson lo sosteneva con forza: “le fotografie si fanno con gli occhi e col cuore”; l’unico strumento che ancora ci fornirà una suggestione emotiva in grado di interagire con la nostra visione.

  3. Sono d’accordo con quel che hai scritto. Conosco molte persone che scattano di continuo, si ritrovano con centinaia di scatti da riguardare, selezionare e aggiustare. Sinceramente non capisco come si possa essere attratti da così tante cose. Per quel che mi riguarda prima di scattare devo essere emotivamente colpito dalla scena, dal soggetto. Pochi scatti, più che “ragionati” direi “sentiti”. Lascio lavorare l’occhio, la testa, ma soprattutto la pancia 😀

    • Sai che non so da cosa dipende? A volte vedo che i post possono essere ribloggati, altre no… Grazie per il tuo giudizio positivo sul mio articolo 🙂

  4. Condividi quanto affermi circa il potere e la funzione della fotografia e concordo totalmente con la priorità del cuore e del sentire su una mente che, semplicemente, traduce…. Grazie mille del tuo bel cuore!

  5. Pingback: Reinvention 2015: La fotografia per Kalosf | kalosf

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