Tu non sei diverso, sei solo la persona che sei chiamata ad essere (tra omosessualità e fede)

Ci sono parole che vanno dette ed altre che vanno taciute. Queste sono tra quelle che vanno dette ed espresse con chiarezza. Quando mi hai scritto, non immaginavo che le righe che mi avresti inviato avrebbero avuto come argomento la tua omosessualità e la nausea per la contro-testimonianza.

Tu sei un cattolico. Hai fatto del cattolicesimo il luogo del tuo divenire. Del Cristo Risorto la tua certezza. E ti ha fatto male vedere alcuni dei tuoi amici di oratorio andare a manifestare “in piedi”, secondo questa moda dei nuovi “profeti” del nostro tempo.  Loro ti conoscono, sanno del tuo rapporto con Claudio eppure sono andati. A manifestare contro la possibilità di vedere il tuo rapporto riconosciuto da uno stato laico.

“Ma qual è il Dio diverso in cui crediamo?” ti sei chiesto. “Tra i banchi della Chiesa la domenica siamo insieme, per creare le attività dell’oratorio siamo insieme, ma loro erano lì”. E’ questo che ti ha lacerato.

Vedi, Marcello, il Dio cristiano è un Dio paradossale. E’ un Dio che si è dato in mano agli uomini. E non ha detto la parola “basta” alla libertà. Il suo darsi agli uomini è stato totale. Non ha riservato nulla per sé. Il suo Amore si è spinto anche ad accettare la contraddizione degli uomini. La contraddizione persino con la sua parola, persino con la sua unica legge che è anche l’unica modalità di riconoscimento dei cristiani: “Da come vi amerete vi riconosceranno”. Il tuo amore mostra le caratteristiche dell’amore di Dio. Sei fedele al tuo compagno, sei fedele alla tua storia, sei fedele a te stesso. La fedeltà è l’altro nome dell’amore.

E’ in questa fedeltà che si trova la più grande contraddizione. Se si predica (e non parlo qui dei presbiteri, ma in genere dei cristiani) che Dio ci ha amato fino a dare se stesso per noi, perché anche noi potessimo accettarci e nella pienezza del nostro essere elevare a lui la lode, non si può poi pretendere che sia necessario essere “diversi” da ciò che si è, per poter essere parte della Chiesa. La fedeltà a Dio ed alla sua legge, è fondamentalmente la fedeltà all’amore, che non è giustificazione per fare ciò che si vuole, ma realizzazione nella nostra carne dell’amore del Cristo, fino alle estreme conseguenze.

Non so se sai che il matrimonio è un sacramento celebrato dai due sposi, non dal presbitero, che ne è solo il testimone principale. Quando cioè tra due persone si instaura un rapporto che abbia le caratteristiche dell’amore che Cristo ha per la Chiesa, egli è presente in mezzo a loro. Ora questa caratteristica non è eminentemente la fecondità (Gesù stesso si chiede se quando tornerà troverà ancora fede sulla terra…), ma proprio il “morire per l’altro”, come il Cristo che è morto per la sua Chiesa, perché essa fosse un popolo di salvati. Ora se il tuo amore per Claudio ha questo orizzonte, in esso si sta realizzando l’amore stesso di Cristo. Di là da qualsiasi approvazione, di qualunque tipo.

Per ora, in quei cattolici che non hanno un pensiero proprio, è di moda affermare “ma sei il Papa ha detto che non giudica, io non posso giudicare”. A parte l’errore di fondo, poiché il Papa non ha detto “chi sono io per giudicare” nella pienezza del suo potere/servizio, ma solo a livello personale, dunque non normativo per nessuno, il problema del giudicare sta a monte. Il “non giudicare” è un fenomeno evangelico, perché l’amore è ingiudicabile e lo Spirito soffia dove vuole.

Ciò che però ti ha colpito non è una questione di fede, ma una contro-testimonianza data dai cristiani. “Loro erano lì” hai scritto. Sì, loro erano lì. E credono nel tuo stesso Dio. Anzi Dio crede in loro tanto quanto crede in te. Non è qui in discussione la tua fede nel Dio di Gesù Cristo o nel Cristo stesso, ma ancora una volta nel modo in cui i cristiani contraddicono ciò che affermano. Ed io mi permetto di dirti: lascia che sia. Non ti lasciare irretire da questa menzogna. Che i tuoi amici, che conoscono te e Claudio vadano pure a manifestare. Non possono fare altro che questo: manifestare (cioè rendere manifesta la loro contraddizione). Tu invece non manifestare, ma piuttosto testimonia. Il cristianesimo, mio caro, si appoggia sulla testimonianza non sulle manifestazioni (ecco perché le manifestazioni pro-famiglia di qualche anno fa erano un’ennesima contraddizione con il cristianesimo, poiché gestite e capitanate non da testimoni, ma da uomini e donne che contro-testimoniavano con la loro stessa presenza). E la testimonianza la costruisci ogni giorno con la tua vita, con il tuo amore per Claudio, quello che nasce dal cuore stesso del Cristo.

La relazione tra due donne o tra due uomini non potrà non essere “ordinata” dallo stato. Prima o poi (anche fosse meramente per una questione di interessi economici e di tasse), un legame stabile tra due persone consenzienti e mature non potrà non essere riconosciuto. Intanto il lavoro di ogni giorno è quello di testimoniare che questo amore non ha nulla di meno di quello tra un uomo ed una donna. E non ha nemmeno nulla di più (come alcuni pretenderebbero). Che questo amore non da diritto ad ogni cosa si pensi, ma da diritto alla dignità della costituzione di un nucleo che è qualcosa di molto vicino a quello che molti chiamano famiglia.

Tu procedi poi sul tuo cammino e se mi permetti…lascia che i tuoi amici dell’oratorio, quelli che sono andati alla manifestazione “in piedi”, continuino a frequentarvi. Non rispondere con una moneta istintiva, ma con quella pazienza che significa “patire con”. Solo una grande sofferenza interiore ed una forte incomprensione può condurre delle persone adulte a stare “in piedi”. Cristo stesso, dopo la Resurrezione, restava in mezzo ai suoi comodamente seduto, condividendo la mensa…

Il germe di ciò che sta accadendo è paradossalmente proprio dentro il cristianesimo nella sua declinazione di difensore della diversità e della libertà personale. Tu abbi fede. Il mondo che stai costruendo è migliore del mondo nel quale sei nato e come diceva un mio professore, il processo che trasformerà l’umanità nel Cristo totale, non può essere fermato. Se tu stai sbagliando lo comprenderai. Ma se quando sei seduto dinanzi alla sua Presenza e preghi per Claudio e preghi anche per coloro che ti hanno ferito e la tua coscienza rimane nella pace, non avere timore. Lo sbaglio non è degli altri. E nemmeno tuo. Se uno sbaglio c’è è di colui che ti ha creato così. Ma ti assicuro, Lui non sbaglia mai. Gli uomini si. Ma Lui no.

Ti abbraccio, perché tu non sei “diverso”. Tu sei semplicemente la persona che sei chiamato ad essere. E nella fedeltà a te stesso ed a Colui che ti ha creato e per mezzo suo a colui che ami, sarai una persona sola. Quella da sempre amata perché potesse amare. Così come gli è dato.

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35 pensieri su “Tu non sei diverso, sei solo la persona che sei chiamata ad essere (tra omosessualità e fede)

  1. Caro Sandro, con una delicatezza immensa chiami in causa temi spinosi, non tanto perché controversi (pur non essendo cattolica condivido il tuo punto di vista), ma perché pungenti fra le mani e nel cuore sia di chi subisce sia di chi agisce.
    Eppure le tue parole sono lineari e luminose, non posso che ammirare e condividere il tuo pensiero.

  2. Riflessione che condivido ma mi piacerebbe approfondire con te un aspetto particolare: sarà possibile? spero di si! Un abbraccio

  3. Le tue parole sono dolcissime e profonde intense e sicuramente faranno bene al tuo amico che non deve sentirsi diverso perchè è una creatura dell’universo come tutti gli altri. Hai saputo rispondere in modo coerente intelligente e soprattutto molto preparato. Non posso fare altro che dirti bravissimo. Le tue parole lo aiuteranno a non soffrire ancora….bisous

  4. Non ti conosco e ho letto questo tuo post solo perché un mio amico lo ha condiviso, e non poteva arrivare in un momento migliore. Mi sento di dirti solo GRAZIE! Un abbraccio

  5. I pregiudizi della chiesa aleggiano ancora e,seppur condividendo ciò che hai scritto,resto perplesso sulla fattibilità di una eguaglianza per tutti.buona domenica a presto.

  6. Ci sono testi che non sopportano commenti, quello che ho appena letto è uno di questi. Oltre a condividerne la sostanza ne invidio la forma. La “sequela” non è una gabbia dottrinaria, piuttosto è somiglianza e imitazione di un Dio liberante perché libero, di un Dio affidabile perché credibile, di un Dio che confonde la durezza dei “saputi” con la stoltezza del “legno”. E se provassimo ad ungere ogni cosa di delicata tenerezza; e se ci impegnassimo ad amare senza limite e giudizio; e se, sopratutto, mandassimo in malora un bel po’ di principi riconoscendo la precedenza dell’uomo sul sabato e sulla legge…

    • Mio caro alfonso, il tuo intervento su Kalosf arricchisce questa pagina di sapienza e da ad essa una ricchezza in piu. Grazie, davvero grazie, da una persona che da te, dalla tua umanità e dalla tua sapienza, appunto, puo solo apprendere

  7. Veramente un bel testo. La Chiesa, se posso esprimere un parere, è lentissima nel muoversi su certi temi, al di là delle opinioni dei singoli, spesso assai avanzate.

  8. Pingback: Reinvention 2015: Quando Kalosf scrive “altro” | kalosf

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