Lacustre (2)

Ancora qualche parola sulla bellezza della carne, sul sovrappopolamento di emozioni che genera, nel suo godere come nel suo dolere. Perchè anche questa è una possibilità reale.

La carne soffre. Le malattie, i disagi interiori, i silenzi.

La carne non è solo il luogo della manifestazione dell’amore, ma anche della sofferenza, di quel dolerci che ci rende così umani e diversi dalla divinità, fino alla contraddizione cristiana, quando il dolore ha deflorato lo spazio del divino.

E’ in essa che si consuma l’esanimento. E’ in essa che si manifesta la compagnia della vecchiaia ed infine l’aggressione della morte. Eppure c’è un senso in ogni ruga, c’è un significato in ogni piccolo pezzo di vita che si incide sul volto. Perchè la carne, anche nel suo crollare, nel suo lento sfaldarsi, ha una sua dignità, perfino nell’aggressione di una malattia, di un dolore devastante.

Ed è qui che forse sta il segreto del fidarsi della nostra carnalità e del lasciarla andare, di non tenerla a tutti i costi stretta tra le mani come un possesso. Forse è qui la fiducia non in una medicina che tende a conservare in esistenza ma non nell’esistente: nel lasciarsi andare. Perchè sia la pace. E poi il silenzio.

Nel quale non possiamo che sostare, attendendo di essere toccati dall’ultimo raggio di sole o dall’ultimo riflesso di luna che rimbalza sul lago freddo d’inverno…e che già (lo senti?) si apre alla primavera.

 

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32 pensieri su “Lacustre (2)

  1. Ma la sofferenza non è una forma d’amore? Nella sofferenza si può amare, soprattutto se stessi e pensare che alla fine una primavera ci attende. Difficile da pensare ma c’è…Fisicamente ho sofferto, tanto, in quella sofferenza ho amato e conosciuto tante sfumature d’amore, e non mi ha mai umiliato il dolore e il mio corpo trasformato e la rimavera è arrivata perchè ho creduto…

  2. Sono d’accordo con te, sopratutto il finale del tuo post, ma l’accanimento terapeutico purtroppo in alcuni casi è doveroso…. non lasciando che la persona diventi un essere primitivo senza più sentimenti… situazione personale …. mi piace la 1724 ciao caro amico

    • Ciao Marina… È un discorso complesso… Io credo che se una persona ha espresso una volontà quella deve essere rispettata. Se invece non ha mai detto nulla allora altri devono assumersi, a volte penosamente e doverosamente, la responsabilità. Per quel che riguarda me spero nessuno voglia trattenermi dal viaggio che mi attende… Ma questa è un’altra storia. Un abbraccio mia cara amica!

  3. l’aggressione della morte…
    La morte arriva, violenta o salvifica, della carne è ‘logica’ conclusione che la riconduce alle sue primitive origini di fragilità.
    La seconda fotografia è struggente: tra luci e ombre la strada.
    sherachapeau mon ami 🙂

  4. Belle…da togliere il fiato. Che varieta’ di colori. Adoro l’acqua ed il sole. Un connubio perfetto, sempre. Anche per una dilettante come me…ma queste…sono SPETTACOLARI.

  5. Non hai idea di quanta carne vedo passare ogni giorno davanti ai miei occhi, carni tenere, appena sbocciate, se non ancora in nuce, carni giovani, carni adulte e anziane. Il tempo è impietoso nel suo scorrere perchè non è equanime. Ad alcuni dona una dignità pietosa, una bellezza sfiorita ma ancora visibile nella struttura del volto, nel portamento, nei gesti composti, su altri agisce come una cancellatura violenta su un disegno a matita, i tratti si confondono, diventano rozzi e sgradevoli. A volte, osservando un viso devastato dal tempo, mi chiedo il perchè di questa crudeltà. Non sempre si riesce a mantenere la dignità durante la malattia sai? Ho visto persone consumarsi fino a perdere ogni scintilla di vita e deporre le armi soffrendo in modo spaventoso, ho visto i congiunti macerare nei sensi di colpa per aver provato sollievo. La malattia porta paura, dolore, rifiuto e tanta, troppa rabbia. Sarebbe bello riuscire ad accogliere la pace, il silenzio come un dono, lasciar andare una carne che non ci è mai appartenuta, di cui siamo stati solo i custodi temporanei, sarebbe bello ma è difficile. L’uomo è fragile, si sente immortale, non accetta il divenire. Ho visto troppa carne ammalarsi, troppi occhi riempirsi di dolore ed impotenza, è un carico molto pesante da sopportare.
    La bellezza delle tue foto aiuta 🙂

  6. Gli scatti sono magnifici. Ho aspettato questa sera prima di rispondere alla tua dissertazione sulla carnalità, l’esistenza, il dolore , il lascairsi andare e la morte. Penso che la carne sia solo un involucro di tutto ciò che conta e che cmq l’uomo essendo molto terreno ci tiene ed è difficile staccarsene senza almeno sperare fino all’ultimo. Buonanotte Kalosf bisous

  7. scopro questo post prezioso, la carne effimera ma così tanto utile a noi , non sfuggirla e neanche rifiutarla, non sempre pare possibile..e la morte… attenderla viverci assieme confortarla l’ho vista la morte da vicino e certo non mi è piaciuta, perchè la carne resiste mentre si disfà e vorrebbe essere nonostante tutto
    è dura mollare e rinascere
    sì è dura davvero.
    Poi l’era glaciale finirà…

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