Un anno di noi: Vittorio Tatti e Kalosf. Un colloquio.

Lo conosciamo come un personaggio paradossale, preda delle sue emozioni e dei sentimenti che lo agitano insieme ad inquietudini ed attese. Un poeta. Probabilmente un uomo, di una carnalità nervosa, tesa e per questo più capace di cogliere attraverso i suoi versi e le composizioni (compresi i racconti), le destabilizzazioni dell’anima ed i suoi movimenti.

Lo conosciamo per il suo esperimento di condividere la poesia. Qualcosa di apparentemente vicino ad una pazzesca perdita di tempo, che però, come gli scrivevo in un commento, mi ricorda molto la figura meravigliosa dell’uomo che accende il lampione de “Il Piccolo Principe”. Lo conosciamo per il suo controverso modo di rendere pubblici i suoi sentimenti strappando il velo separatorio tra la vita privata ed il blog.

Lo conosciamo soprattutto come scrittore. A suo tempo ho avuto modo di parlare del suo libro cartaceo, “Bianco e nero”. In questo compleblog ho preferito rivolgergli delle domande, rivolgerle all’uomo. Vittorio è infatti uno dei primissimi amici di Kalosf, ma è anche uno dei primi tra i suoi follower a sperimentarsi nella scrittura di un testo. E avevo voglia di dargli voce.

Ecco le domande (e vi assicuro che come capirete ci sono andato giù piuttosto pensante) e le risposte…  Ed a te Vittorio grazie. Per la tua pazienza nel rispondere. E per la tua ricchezza nel farlo.

 

Sandro: Sesso o amore

Vittorio: Direi sesso E amore: allo stato attuale, li considero due elementi imprescindibili l’uno dall’altro. Spiego il mio pensiero con una metafora.

Il sesso senza amore, è come un frutto marcio: si può tentare di recuperare un po’ di polpa interna, ma non potrai mai assaporarlo del tutto. L’amore senza sesso, è come un frutto acerbo: devi aspettare che maturi e cresca, per arrivare ad assaporarlo in pieno. Sesso e amore, coniugati insieme, è come gustare il frutto all’apice della dolcezza.

 

Sandro: Cosa si nasconde dietro le ossessioni di Vittorio?

Vittorio: Desideri irrealizzati e/o irrealizzabili.

Quando inizio a dedicarmi a un progetto, lo faccio solo perché voglio ottenere risultati concreti, tangibili e soddisfacenti; il tentativo, vale solo se si raggiunge l’obiettivo. Quando i risultati non arrivano, trovo nell’ossessione la molla che mi spinge a perseverare, altrimenti sarei costretto ad abbandonare tutto, vanificando gli sforzi compiuti fino a quel momento. Cos’è l’ossessione, per me? Non è follia o mancanza di lucidità, tutt’altro: è passione elevata all’ennesima potenza. La passione ti fa sognare, ma è l’ossessione a tenerti sveglio e a consentirti di superare i limiti. Quando la passione muta in un gelido iceberg, l’ossessione è l’incontrollabile incendio fatto divampare da un pazzo piromane.

 

Sandro: Un poeta maledetto o un maledetto poeta?

Vittorio: Una volta, una blogger mi disse: “trai godimento dall’essere infelice”. Una seconda volta, un’altra blogger mi disse una cosa simile. Poi un’altra, e un’altra ancora. Penso che, come ogni persona sana di mente su questo pianeta, se potessi sceglierei di essere sempre felice, no? Eppure, ogni tanto, sorge anche a me il sospetto che qualcosa mi spinga inconsciamente in situazione ingarbugliate, difficilmente districabili. Anche se i miei sensi di gatto (sono stato morso da un gatto, non da un ragno) mi mettono all’erta, la curiosità diventa più forte della cautela.

Generalmente, si scrivono poesie “maledette” per sfogarsi: sono un mezzo, non un fine. Generalmente, dovrebbe essere così… La scrittura è diventata la mia benedizione ma, in un certo senso, anche la mia maledizione.

Sandro: L’esperienza e la scrittura del libro. L’anima che si mostra o l’animo che si copre?

Vittorio: La scrittura mi ha cambiato, anche se dovrei forse dire che, finalmente, mi ha permesso di esprimermi come mai sono riuscito a fare in vita mia. La pubblicazione del libro mi ha consentito di raggiungere un traguardo importante, che non avrei minimamente preso in considerazione, fino a due anni fa.  Visti i risultati di vendita, però, c’è sicuramente ancora parecchio da lavorare, non solo da un punto di vista promozionale, ma anche qualitativo. Intanto, dovrei iniziare a essere più costante, perché tendo sempre a scrivere solo quando l’umore me lo permette.  Secondo: dovrei tentare di “ordinare” meglio i miei pensieri, al momento troppo “caotici”, per indirizzarli verso progetti meno confusionari, troppo lasciati al caso. Forse in quel caso, ma solo in quel caso, riuscirei anche a finire finalmente il mio primo romanzo.

Le mie poesie sono introspettive, ma i miei racconti no: non li scrivo per invitare i lettori alla riflessione, ma solo per esternare quello che sento io, sulla mia pelle. Sono io visto dagli altri, non sono gli altri che vorrei vedere io. Essendo costituiti maggiormente da pura fantasia, talvolta (quando sono autobiografici) celano particolari personali che conosciamo solo io e la persona che li ha ispirati (ma non è una regola sempre valida). Nei versi metto in mostra la mia anima, ma con la prosa mi “vesto” e, pur rimanendo sempre me stesso, mi mimetizzo tra le pieghe di quelle pagine che contengono anche dettagli molto intimi.

 

Sandro: Una fotografia che vorresti qualcuno scattasse per te

Una fotografia mia, che mi ritragga, oppure una da dedicarmi?

Rispondo a entrambe, se me lo consenti.

Nel primo caso, ne vorrei una dove non sorrida, magari mentre sono concentrato nella scrittura di una poesia. Non mi piacciono i sorrisi nelle foto, perché mi sanno di posa premeditata, non spontanea, falsa. Una persona, nella vita di tutti giorni, sorride solo quando riceve un determinato stimolo esterno, un input emotivo: la foto di una persona sorridente, è un artificio grafico dei suoi sentimenti. Una che mi piacerebbe ricevere, invece…

Ecco: una foto assoluta, qualcosa che non lasci spazio alla soggettività, all’interpretazione personale. Mostra una foto qualsiasi a cento persone, e otterrai cento opinioni differenti. Invece vorrei ammirare qualcosa che, all’unanimità, metta tutti d’accordo sul tipo di soggetto immortalato, che non dipenda dagli occhi che lo osservano. Mostra la foto che vorrei io, a quelle cento persone, per ottenere un’unica opinione.

 

Sandro: Ci dai il link per poter scaricare il tuo libro?

Vittorio: Ecco il link dal quale è possibile scaricare l’e-book “Bianco e Nero”: http://www.amazon.it/Bianco-e-Nero-Vittorio-Tatti-ebook/dp/B00OGV1PKI/ref=sr_1_21?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1413276717&sr=1-21&keywords=bianco+e+nero

  
 

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31 pensieri su “Un anno di noi: Vittorio Tatti e Kalosf. Un colloquio.

  1. E io ringrazio te, per avermi rivolto domande molto interessanti (tanto che ho risposto subito) e anche per lo spazio pubblicitario (che non fa mai male).

  2. Pingback: Intervista a…me 3 – Ordine e Caos

  3. Bellissima intervista, sia per le domande che per le risposte, ma Vittorio è così, sempre se stesso nel bene e nel male e per questo lo apprezzo molto!
    Alla fine quando parlava della foto e del fatto di sorridere, l’ho fatto istintivamente per tutte le volte che l’ho preso in giro perché non lo faceva mai nelle foto.
    Ideale complemento la fotografia, bravi davvero entrambi! 🙂

  4. Vittorio! Io lo adoro, mi piace la sua schiettezza, la sua ironia, le sue poesie, i suoi esperimenti.
    Questa intervista è stupenda per le domande assolutamente intelligenti e per le risposte, precise, senza sbavature, coerenti con il Vittorio che credo di conoscere.
    Lo scatto? Perfetto, un colore che non acceca, ma neanche che scurisce, un colore che fan ben vedere i contorni di tutto, anche di quella via….

  5. la foto è bellissima!
    il dialogo anche, con delle domande non banali, ma che cercano di entrare bene nella persona e di farci conoscere meglio vittorio, che ha dato delle risposte non scontate e reali!

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