Un anno di noi: Tersite e Kalosf

Il blog di Tersite (se volete sapere chi è andate qui), è uno di quelli che “piacciono a me”. Dentro c’è tutto il fascino della storia minore, del racconto finalizzato allo sviluppo di un pensiero costante che ha molto a che vedere con la normalità, con quel modo di essere che dovrebbe essere intuito come la via possibile alla contraddizione dell’eroicità. D’altra parte l’autore del blog è uno sguardo femminile e come tale sia che recensisca un film che piuttosto tratti di cultura (libri o simili) o che narri, lo fa con quell’intelligenza tipica delle donne.
Per capire ciò che intendo, vi lascio al racconto che Francesca (questo il nome dell’autrice) ha donato a Kalosf per il suo compleblog. Racconto tanto più interessante, quando se ne coglie l’originalità a partire dalla complessa foto che le era stata affidata…

 

“Un ragno aveva deciso di prendere casa vicino a me. Aveva percorso tutta la
distanza delle mie braccia per cercare un posto e, trovatolo, iniziò a tessere
la sua tela. Era interessantissimo da osservare: si agitava senza posa,
mangiava, correva dove desiderava e si rifugiava se iniziava a piovere. Ci mise
un po’, la ragnatela diventò un bozzolo con un’apertura abbastanza comoda da
lasciar vedere fuori e rimanere all’asciutto. Tic tac le sue zampe erano
libere, tutto quello che potessi desiderare: le mie dovevano restare
incastonate nella roccia. Se lui era una mano aperta, io ero una mano affondata
nella sabbia. Io sapevo solo ascoltare e lui non emetteva un solo suono se non
quel ticchettio sommesso delle zampe sulla mia pelle. Tic tac e nient’altro: il
ragno non parlava e forse era proprio il suo silenzio a incuriosirmi. Non
parlava, non faceva gesti: agiva, viveva. Più lo osservavo e più dimenticavo
tutto il resto. Capirai, io non venni creata per muovermi; il mio creatore mi
volle solida, imprigionata per proteggere (si vociferava), incapace però di
fare alcunché. Proteggere col mio stesso corpo, ascoltare e osservare; da
subito vidi come dietro di me si muovessero incessantemente le stesse persone
che potevo vedere fuori. Ero abituata a sentire le loro parole senza capirne
del tutto il significato, potevo osservarli parlare per ore, scambiarsi segni,
ridere – qualsiasi cosa significasse per loro “ridere”. Distinguere i suoni fu
piuttosto semplice, ma non sono mai riuscita completamente a capirne il senso,
soprattutto quando si trattava di risate. C’è chi lo faceva per umiliare, per
dimostrare affetto, per accompagnare un discorso allegro. Li osservavo quando
mi si fermavano davanti, anche se magari ero distratta dal ragno. Giorni si
susseguivano e lui continuava a vivermi accanto. La sfumatura di una certa
risata, però, mi sembrò subito stonata, perché non ho mai capito come si
potesse trovare divertente prendersela con un esserino così piccolo. Gli
bruciarono la tana con una sigaretta mezza spenta e forse ce lo uccisero,
perché da allora non l’ho più visto. Continuai ad ascoltare, ma non sentii più
nessun ticchettio. Ho cercato sin troppo di capire. Ora sto imparando a
liberarmi. Riesco già a intravedere le ossa che mi avevano conficcato nella
pietra.”

  

27 pensieri su “Un anno di noi: Tersite e Kalosf

  1. D’altronde l’eroismo è molto sopravvalutato.
    Francesca credo sia tra le prime persone che ho iniziato a leggere e che quindi ha iniziato ad interagire con me.
    Sempre all’altezza dei suoi precedenti in questo periodo scrive con frequenza molto minore ma sempre corposamente.
    Il racconto in questione è ottimo!

  2. Davvero particolare, dà un’impressione tutta sua e non saprei come altro esprimermi. Ho molto apprezzato questo racconto ed è vero che occhi diversi, menti diverse e cuori diversi vedono nella stessa immagine tante storie diverse. Complimenti!

  3. Sicuramente particolare ma molto bello, non è di certo facile mettersi ne panni di una casa ma leo lo ha fatto egregiamente interpretando questa fotografia, bella ma sicuramente meno facile di tante altre, complimenti davvero! Non ho commentato l’altro post sulla stessa foto perché la poesia è di un livello troppo alto ed elaborato per me…..e per evitare di dire stupidaggini meglio passare…. 😉
    Buona serata!

    • Ahahah mia cara Silvia io ti apprezzo sempre tanto ed apprezzo molto la tua umiltà, ma vorrei dirti che nessuno di noi è ad un livello troppo basso per non “vivere” una poesia. Ne ad un livello troppo alto per non guardare gli altri direttamente ed umilmente negli occhi. Un abbraccio amica mia

      • 😛 guarda che non è umiltà, se non la capisco a differenza degli altri vorrà dire che è troppo complicata non credi? 🙂

  4. Strano rileggersi… mi ha fatto una bellissima impressione, anche perché le tue parole sono state gentilissime. E non solo le tue, sono felice che il racconto vi sia piaciuto 🙂

  5. Bel racconto: un punto di vista originale per una foto particolare. Una casa dentro un’altra casa. Le parole sembrano uscire da quel muro. E quelle persone viste di spalle: saranno stati loro a bruciare la casa del ragno?

  6. Davvero stupendi!!!
    Bellissimo racconto, molto particolare, mai uguale a se stesso nella sua “tela”: questo è quello che ho percepito. Grazie ad entrambi!

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