Ascoltaci…

 (Grazie a tutti per la pazienza nel seguire questo lunghissimo percorso che dal 16 dicembre ci ha accompagnato fino a questo “ascoltaci”, che presuppone il “noi” condiviso con tutti voi che avete commentato, seguito e camminato queste fotografie. Grazie!) 

Bianco e nero

La carne è chiaro-scurale. Ammette alla visione dell’anima, ma contemporaneamente la nasconde. La rende visibile celandola. Il corpo è come il Bianco e Nero che presuppone il colore, ma senza che in realtà ne vediamo i bagliori (eppure sappiamo, percepiamo la sua intensa presenza)…

Ciò che narra una donna

La fisicità femminile è spesso esposta, logorata, infranta.

Eppure non c’è nulla di più misterioso di quella relazione che intercorre tra il corpo della donna e la vita, tra la sua sensibilità verticale e l’orizzontalità della sua visione.

Fotografare una donna, una “signora”, significa cercare la sua bellezza, che non è molto semplicemente quella estetica, ma piuttosto quella che vive nelle profondità, nei luoghi inaccessibili che costituiscono la sua anima ed in fondo il suo segreto.

Si può intervenire su di un volto, ma non si può intervenire su una storia. Ed è lì, proprio in questo interstizio che è necessario trovarsi per trasformare una foto che potrebbe essere banale, in una manifestazione carnale di un’anima.

La bellezza di Sara, che mi ha donato il privilegio di fotografarla, non si ritrova semplicemente nella sua freschezza, ma nella sua profonda femminilità che traluce dalla schiettezza dal sorriso, ma anche da quello sguardo, immediato, profondo, capace di leggere ed ordinare.

La carne di una donna, in fondo, è molto più che la sua storia. E’ l’interpretazione di essa. In questo il suo fascino. Ed a volte, la sua condanna.

 

Biblioteca

E’ talmente potente il senso della carnalità che vive l’uomo, che ha dovuto perfino incarnare il suo pensiero. Renderlo visibile, in qualche modo tangibile, carnale.

Lo ha fatto trasformandolo in scrittura, in relazione tra parole, in grammatiche e logiche che rispecchiano la struttura delle sue relazioni, del suo modo di condividere attraverso la carne la sua storia.

E poi ha voluto che queste relazioni tra idee incarnate in parole, divenissero comunità, dove si rispecchiasse il movimento sociale del procedere insieme, ma non fusi; vicini, ma non confusi. Ed è nata la biblioteca, il luogo di relazioni nella misura umana; la biblioteca che incarna in sè i vuoti ed i pieni che sono tipici dell’incontro. Spazio di meraviglia e scoperta, in fondo luogo del possibile.

Scattate prima dell’apertura (quando molti ragazzi avrebbero riempito le sale per lo studio), queste foto rappresentano un tempo “fermo”. Eppure come in un’eco, già si percepiscono i passi che vanno sulle scale, le voci che si rincorrono nei corridoi e quello sfogliare di pagine o il ticchettio sui lap top che segna la vita di questa realtà dove si consuma l’incontro tra le persone e tra di esse e l’informazione.

Ti aspetterò

Ti aspetterò alla finestra, perchè lo so, sarà un giorno come gli altri quando arriverai. Sarà come la prima volta, quando ti vidi giungere e non rimase nulla. E non rimase niente. Se non il mio fiato sul tuo collo. Ed il mio silenzio sul tuo cuore.

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