Un anno di noi: Stefano e Kalosf

La sua età non è un elemento significativo. Il suo cuore decisamente lo è. La sua capacità di scrivere (come si vede nel suo blog), di mettere in forse i suoi percorsi sono indice di una capacità di guardare il mondo e di farlo con profondità. Stefano ha sempre una domanda, ha sempre una ricerca nel cuore. Questo lo rende attento a ciò che lo circonda. E’ scrittore, ma è soprattutto un prezioso ed attento camminatore del cuore.

Grazie Stefano per aver voluto partecipare a questo compleblog. Grazie per i tuoi commenti e per esserci.

 

In quel giorno aveva bisogno che qualcuno lo abbracciasse.

Aveva piovuto quella mattina, era stato il rumore delle gocce sul tetto a svegliarlo. Viveva in una mansarda lui, un po’ fuori mano, un po’ isolato.

Quella mattina aveva preso una ventiquattrore, vi aveva stipato le cose più necessarie e aveva chiuso la porta di casa, per sempre.

Ora, arrivato in piazza, per un attimo si era obbligato a fermarsi a guardare i passanti, in quel mattino ancora sospeso tra le pozzanghere per terra e le nubi che riflettevano nel cielo.

Le immagini distorte nei riflessi dell’acqua confermavano l’impressione che aveva preso ad accompagnarlo.

La città, animata e distratta come sempre, non aveva notato lui e il suo sguardo.

Così, in quel giorno in cui aveva bisogno di un abbraccio, prese il primo treno e non tornò mai più.

Adoro il tuo riflesso nel mio cuore

20140328-113353.jpgAdoro il tuo riflesso nel mio cuore

e vorrei amare ogni tua increspatura sulla mia anima, ogni singola onda della tua presenza dentro di me.

Sentire il suono del tuo scorrere, amare il silenzio del tuo sostare, percepire la libellula poggiata sul tuo azzurro.

Adoro il tuo riflesso nel mio cuore. Adoro il tuo riflesso nei miei occhi, ogni qual volta vedendoti, sento emergere il mio silenzio che accogliendoti diviene ricerca del tuo cuore…

Riflettimi di te…

La visione dell’amore non è quella che si leghi ad un qualunque “me”, ma costruzione sensata di una comunità nella quale risulta preponderante il “noi”. Non perciò oggettualizzazione, ma soggettivazione di persone.

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