Kavvingrinus – Pensieri Loquaci

Quello che mi ha colpito di Marta è stata l’estrema semplicità. Il suo accostarsi alla lettura segue le fasi altalenanti della vita. Ad ogni gradino un libro ed il contrario. In realtà c’è molto sotto questa apparente semplicità. C’è una ricerca razionale accompagnata dall’istinto. E soprattutto c’è in qualche maniera perfino un’educazione sentimentale (se mi si permette la citazione) che avviene non solo attraverso la vita, ma anche attraverso le letture. Ciò che denota la sua “storia scritta” è una profonda limpidità, un percorso netto che si svolge tra le rive della sua esistenza che va specchiandosi in quanto percepito attraverso la lettura.

Per questo motivo ho scelto la foto che si trova appena sotto, perchè Marta mi da l’idea di una lettrice a specchio, di una persona leggibile attraverso le sue letture, che modifica la sua personalità specchiandosi in se stessa (e nella sua auto-comprensione che appare decisamente profonda) ed assumendosi (e per conseguenza assumendo), ogni parte e colore dell’esistenza. Grazie Marta per aver voluto partecipare a Kavvingrinus

…e adesso, come al solito, vi aspettano i commenti dei miei amici (chissà Ysingrinus che nome mi avrà dato questa volta… Questi giovani sono veramente difficili… Meno male che c’è Avvocatolo che con la sua maturità bilancia ogni cosa…)

  
 

IO LEGGO PERCHE’

Leggo sin da bambina, o meglio da piccola erano gli altri che leggevano per me, filastrocche, fiabe, favole e etichette degli alimenti, si! Perché da piccola i miei genitori tendevano a leggere ad alta voce la maggior parte dei cibi che avrei ingerito di lì a breve.

Poi crescendo hanno smesso.

Le filastrocche me le hanno ripetute talmente tante volte che le ho imparate a memoria, utilizzate poi, successivamente a scuola quando si decideva chi giocava e chi aspettava il suo turno.

Memore di queste esperienze, non riesco tutt’ ora, che di anni ne sono passati 32, ad addormentarmi senza leggere almeno 10 pagine di un libro qualsiasi.

Che poi, qualsiasi non è mai.

Sono profondamente convinta che sia il libro a scegliere me e non vice versa.

Prima dell’ acquisto, di altri per me, dell’ IPad ero un’accanita lettrice di libri rigorosamente cartacei, poi, ho scoperto la comodità di portare una libreria sottobraccio, e mi sono orientata verso l’ acquisto degli ebook.

Ricordo come se fosse ieri, il primo libro che ho letto.

“Io speriamo che me la cavo” libro scritto nel 1990 da Marcello d’Orta, raccoglie temi scritti da bambini in cui raccontano il loro punto di vista verso la camorra, il contrabbando e la prostituzione, questo fu il primo di una lunga serie di libri assegnatomi dalle maestre prima, dai professori poi, che letti e riletti anni dopo hanno assunto un significato diverso.

Crescendo ho spostato l’ attenzione su altri libri, ecco che sono comparsi, “I Porci con le Ali” “Futari H”, la scoperta del sesso per me è avvenuta dopo una fase di ricerca e di applicazione della teoria letta tra pagine di libri.

Arriva l’ amore, ecco che Harmony fa la sua comparsa e con esso gran parte delle collezioni, Rosa, Rossa, Azzurra, abbandono questa collana quando mi accorgo che l’ Amore non è come scritto nei libri.

L’ Amore può anche finire male, qui, entra in gioco Harry Bosch e Kay Scarpetta.

Così come nella vita, anche l’ Amore ritorna, le vendette si mettono da parte e ricomincio a leggere racconti e storie sdolcinate.

Con il passare del tempo riesco a scindere il mondo fantasioso presente nella mia mente dalla realtà, ecco che inizio a leggere manuali tecnici che aiutano nell’ organizzare la giornata, ripulire l’ anima insomma, malloppi pesanti quando due mattoni utili come fermaporta.

Inizio così ad entrare nelle librerie e seguire l’ istinto, scoprendo alcuni autori fino ad allora sconosciuti, ma tutt’ ora attivi ed altri, diventati oramai cenere che hanno scritto opere degne di nota.

Oggi leggo un po’ di tutto.

Dalle etichette degli alimenti perché si sa, ciò che si impara da bambini non si scorda mai, un po’ come andare in bicicletta, alle istruzioni della macchinetta del caffè, da National geographic in inglese, per non dimenticare la lingua a El Mundo in spagnolo, sempre per lo stesso motivo.

Il libro della sera del momento è: “L’ utlimo Abele” il prossimo sarà “Una ragazza come me” e quello dopo ancora “Io amo”.

Nel tempo libero, tra una pausa pranzo e l’ altra, forse sarebbe meglio dire, tra una ricarica della chiavetta internet e l’ altra, compro Cosmopolitan, un mensile femminile, che leggono anche i maschi ( così almeno dicono) che parla di tutto e di più, da dove spesso, molto spesso, non troppo spesso, prendo spunto per gli articoli del mio blog.

Kavvingrinus – Alessalia

Alessialia sprizza vitalità anche nella lettura (come tutto in lei del resto). Il suo mondo letterario consta di molte cose e tutte diverse, ma con un unico filo conduttore: procede per contrasti. Dalla letteratura “alta” (se mi si passa il termine) a quella di consumo, non tralasciando il puro divertimento. Del resto la conosciamo così, solare, sorridente, capace di raccontare molte cose e di viverle in modo sempre pieno. Il suo stile di scrittura, per altro, rispecchia molto il suo carattere personale. Sembra non dovere mai giungere ad un punto, sembra non riuscire ad arginarsi ed invece non solo raggiunge il punto, ma lo approfondisce a cerchi concentrici ed alla fine abbiamo un quadro piuttosto veritiero del suo modo di approcciarsi al mondo (quello letterario è solo una metafora della realtà…).

La foto che ho scelto è un pò paradossale. In parte è fiabesca, in parte esplosiva, ma l’attenzione viene concentrata non tanto sulla luce laterale, quanto sulla luna. Perchè è così Alessia. Da un lato sembra come le nuvole, leggera, scanzonata perfino confusa, ma quando è il momento sa decisamente dove e come guardare e la sua attenzione non si distrae. Così nel mondo della lettura, così, probabilmente (per quel poco che la conosco) nella vita.

Ed ecco perciò il suo scritto (immagino i miei colleghi Ysingrinus e Avvocatolo, avranno moltissimo materiale in queste righe 😉

  
 

Quando nacqui ero piccola, 3,450 kg per 51 cm.

Forse ho iniziato da un po’ troppo lontano. Difficile ricordare il primo libro così come tutti quelli passati tra le mie mani. Non sono molto tecnologica, mai letto un e-book. Mi piace sfiorare le pagine dei libri, sentirne il profumo, tornare indietro, sottolineare, fare le orecchie (anche se so che non si fa), appuntare cose… Insomma, caderci dentro e viverlo. E’ una magia, una relazione che si instaura tra me ed il mio romanzo, quello che ho scovato. Lui fra tanti in quel momento. Potrebbe essere che sia stato proprio lui a scegliermi! E come dice “Firmino” di Sam Savage, la lettura è il cibo dell’anima!

Uno degli ultimi scoperti per caso, anche se non è del mio genere, è “L’arte di ascoltare i battiti del cuore” di Sendker: ero alla Mondadori, e una ragazza me lo consigliò dicendo che le aveva fatto capire tante cose e commuovere. Le diversità fisiche in cui sono inciampati i protagonisti, hanno donato qualcosa in più alla loro esistenza. Ambientato in Birmania, tra malattie e morte, pare voler dire che non esistano significati né  rimedi. E’ un polpettone inverosimile? Sì. Parla di un’attesa irraggiungibile che supera i limiti del tempo? S’. Ti ha spiazzato? Sì! Ecco perché lo rileggerei, in tre giorni, come la prima volta. E lo consiglierei, ma si deve essere aperti e pronti a guadarsi dentro.

Scusate, ho perso il filo… cioè neanche l’ho iniziato… Il primo potrebbe essere “Abc” con Chicco e Chicca, le illustrazioni colorate dell’alfabeto. Ovvio che non ricordo le mie sensazioni, ma vedo l’entusiasmo della mia piccolina ora che lo ha ereditato!

Del periodo adolescenziale riporto invece “Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino” di Cristiane F.

Io che avevo sempre vissuto in un ambiente ovattato, sono stata catapultata nella dura e cruda realtà di droga e prostituzione giovanile di una Berlino dura e metallica, una realtà che pure esiste. Una citazione: “I bucomani muoiono da soli. La maggior parte in un cesso puzzolente. Ed io volevo morire. In realtà non aspettavo niente altro che quello. Non sapevo perché ero al mondo. Anche prima non lo avevo mai saputo con esattezza”.

Mi piacerebbe comunque annoverare tra i miei amici Tom Sawyer e Huckleberry Finn.

Come si fa a schiaffare tutti i libri dentro non superando 1000 parole? Non ce la farò mai! Devo contenere la mia copiosità e sicuramente ne tralascerò qualcuno! Potrei cancellare qualcosa ma non sono in grado, lascio così! Beh, sarò squalificata!

Per motivi di spazio quindi di “Lessico familiare” della Ginzburg riporterò solo: “Il baco del calo del malo, il beco del chelo del melo, il bico del chilo del milo…”.

E ora già mi vengono i brividi al solo pensiero di… “UN UOMO”. Oriana Fallaci va in Grecia per intervistare  il rivoluzionario Alekos Panagulis: ne nasce un amore forte e tormentato. Un libro che ha bisogno di concentrazione, visti i temi trattati e la prolissità di Oriana (che ho ammirato anche in altre opere) nell’esplicare i suoi concetti.

Adoro Kathy Reichs, e il genere che narra! Lei è un’antropologa forense che nei suoi thriller narra le gesta della sua alter ego letteraria Temperance Brennan. Scrive in modo frizzante e scorrevole, ti catapulta dentro le sue scene. Io mi sono immedesimata nelle avventure di Tempe, professionista che nella vita privata si incasina e “pensa” come tutte noi donne comuni mortali tra ex marito, figlia, lavoro e nuovi amori difficili!

E dove lo mettiamo Bukowski? Le sue “Storie di ordinaria follia” sporche e disperate… Volgari? Boh, forse… Ma anche questa è la vita… La vita di chi sta ai margini e ci vuole rimanere. Non si offrono immagini patinate e compiacenti, ma si spiattellano mali dell’anima, e descrizioni esplicite, a volte grottesche, anche degli atti sessuali.

Non mi precludo nulla, mi piace assaporare il vuoto nella pancia che mi lasciano alcune poesie. Ad esempio Neruda, o i Fiori del Male di Baudelaire. Di Ada Negri, oltre ad alcuni dei suoi versi, ho assaporato il ritratto di lei giovane donna che ci fa vedere la sua indigenza familiare e la voglia di crearsi una propria identità descrivendo profumi e luoghi e facendoti vivere quelle esperienze insieme a lei in “Stella mattutina”.

Senza dilungarmi troppo vorrei comunque scattare una fotto a Marquez, Sepulveda, Allende,  L’elogio della Follia di Erasmo, Diario di un seduttore di Kierkegaard,  Le affinità elettive di Goethe, la Kingsella, Gleen Cooper, Io speriamo che me la cavo, la Austen, Cime tempestose, Jane Eyre, Sveva Casati Modignani, L’esorcista, Le Braci di Marai, Il gattopardo, Il grande Gatsby di Fitzgerald e tanti altri di scrittori anche meno famosi…

Ma anche a Topolino, Dylan Dog, il manga City Hunter, le favole che ancora conservo…

E “Un napoletano come me” di Siani. Prima di tutto non posso fare a meno di notare la gnocchitudine del suddetto ragazzo in copertina. Un comico vero, che quando fa le battute gli scappa da ridere pure a lui, che si fa capire, solare, un ragazzo che quando sorride somiglia ad una stella! Si ride davvero, e non solo i napoletani, anche i trentini!

Menzione d’onore per la mia pancia è Moravia che ho conosciuto grazie a La noia. Anche nelle sue opere si trovano temi esistenziali, il disadattamento, e il sesso… A lui dobbiamo La romana, e la Ciociara. E grazie a lui ho conosciuto le due donne della sua vita: Elsa Morante e Dacia Maraini, di cui riporto Voci, che mi affascina per la sua scrittura asciutta, diretta e con passaggi brevi.

Mi è piaciuta molto l’opera prima di Yoshimoto: Kitchen, che tratta con semplicità temi ardui come l’omosessualità, la solitudine, la famiglia, l’amore, l’amicizia e la perdita degli affetti.

Sono sempre stata affascinata dall’Africa. Anni fa ho per caso incrociato “La sabbia nelle vene” di Sandro Maria Carucci. Ovviamente è stato subito mio! Sia il titolo che l’immagine sulla copertina con i colori e l’immensità del Sahara e la verde oasi hanno subito suscitato un’attrazione fortissima per me!

Invece non leggo mai le istruzioni, quindi se devo montare un armadio ikea, potrebbe uscirne fuori una poltrona!

Infine, grazie al blog ho potuto conoscere due giovani promesse con uno stile graffiante, tutto loro, irriverente e piacevole, che ti vorticano dentro alle loro storie: Massimo della Penna con “L’ultimo Abele: storia di una ossessione” e Roberto Albini, che trova “Gli elefanti” che girano per Roma. Tutti dovrebbero leggerli perché meritano davvero, anche di più di alcuni scrittori che sono acclamati solo grazie al loro nome, o perché va di moda!

I libri sono grandi amici, o anche compagni se ci hanno lasciato meno sensazioni, proprio come capita nella vita.

Quelli che rimangono dentro, sono quelli che rileggeresti ancora e ancora e ti lasciano un bel sapore che ti porti dietro per la vita.