Un anno di noi: Kalosf e Meli

Meli rappresenta l’eccezione. Non è una blogger, anche se ogni tanto fa delle incursioni sul blog della mamma. E’ una fotografa in erba. Un personaggio che immagino a tutto tondo, con una ricchezza interiore invidiabile. Già l’anno scorso ha partecipato al compleblog con una sua frase. Anche quest’anno ha desiderato partecipare e sapendo che ama particolarmente i cieli, le ho spedito tramite Fulvia, una foto nella quale il cielo è una presenza inquietante e potente. Ecco la sua brevissima composizione sulla fotografia.

Grazie Meli. E’ per me sempre un onore sapere che guardi i miei scatti. Un abbraccio grande grande

 

Ombre cupe risaltano la luce.

  

Un anno di noi: Ysingrinus e Kalosf

Ysingrinus è forse uno dei personaggi più geniali che ho la fortuna di seguire. Lo scrivevo in occasione dello scorso compleblog, lo confermo anche quest’anno. Dissacrante, evoluto, notevole (nel senso proprio dell’uso che fa delle note), non si capisce bene dove finisca l’istrione e dove cominci la profondità e la finezza intellettuale ancor prima che esistenziale. Di lui (ossia dell’uomo che nasconde Ysingrinus) si sa realmente pochissimo. Ma ciò che vediamo è sufficiente a comprendere che c’è sostanza, perchè dietro certi “eh” (con i quali bellamente commenta) c’è tutto un discorso. Ed anche se ci fosse il “nulla”, sarebbe talmente tanto nulla da essere pieno.

Il mio ringraziamento ad Ysingrinus è per questo suo modo di rendere possibile una comunicazione che procede decisamente oltre il testo ed i materiali e che attraversa, per mezzo dell’ironia e della leggerezza, interi strati di adipe intellettuale. Davvero grazie. E davvero grazie per aver voluto partecipare al compleblog di Kalosf anche quest’anno. È bello sapere che ci sei da qualche parte del mondo. Perché credo siano le persone come te alle quali è affidato il senso della realtà, attraverso la loro ironia ed il loro acume. 

 

Il cielo è coperto, i raggi del sole non riescono a penetrare le nubi, donando agli alberi spogli un aspetto spettrale. Ombre su un cielo giallo, livido, ombre imponenti e maestose. Ombre che potrebbero raccontare molto a chi fosse in grado di ascoltarle.

L’imponenza degli alberi schiaccia il viale, annienta i passanti che, scioccamente, cercano di alzare lo sguardo sui rami. Una corona di spine riporta l’uomo al suo posto, sottili lame di luce accecano i meno timorati.

Qualcosa di magnifico e di terrificante dovrà accadere, forse l’Apocalisse, forse solo il rinnovarsi del giorno. Qualsiasi cosa accadrà, le arboree sentinelle veglieranno, per sempre.

  

Un anno di noi: Tersite e Kalosf

Il blog di Tersite (se volete sapere chi è andate qui), è uno di quelli che “piacciono a me”. Dentro c’è tutto il fascino della storia minore, del racconto finalizzato allo sviluppo di un pensiero costante che ha molto a che vedere con la normalità, con quel modo di essere che dovrebbe essere intuito come la via possibile alla contraddizione dell’eroicità. D’altra parte l’autore del blog è uno sguardo femminile e come tale sia che recensisca un film che piuttosto tratti di cultura (libri o simili) o che narri, lo fa con quell’intelligenza tipica delle donne.
Per capire ciò che intendo, vi lascio al racconto che Francesca (questo il nome dell’autrice) ha donato a Kalosf per il suo compleblog. Racconto tanto più interessante, quando se ne coglie l’originalità a partire dalla complessa foto che le era stata affidata…

 

“Un ragno aveva deciso di prendere casa vicino a me. Aveva percorso tutta la
distanza delle mie braccia per cercare un posto e, trovatolo, iniziò a tessere
la sua tela. Era interessantissimo da osservare: si agitava senza posa,
mangiava, correva dove desiderava e si rifugiava se iniziava a piovere. Ci mise
un po’, la ragnatela diventò un bozzolo con un’apertura abbastanza comoda da
lasciar vedere fuori e rimanere all’asciutto. Tic tac le sue zampe erano
libere, tutto quello che potessi desiderare: le mie dovevano restare
incastonate nella roccia. Se lui era una mano aperta, io ero una mano affondata
nella sabbia. Io sapevo solo ascoltare e lui non emetteva un solo suono se non
quel ticchettio sommesso delle zampe sulla mia pelle. Tic tac e nient’altro: il
ragno non parlava e forse era proprio il suo silenzio a incuriosirmi. Non
parlava, non faceva gesti: agiva, viveva. Più lo osservavo e più dimenticavo
tutto il resto. Capirai, io non venni creata per muovermi; il mio creatore mi
volle solida, imprigionata per proteggere (si vociferava), incapace però di
fare alcunché. Proteggere col mio stesso corpo, ascoltare e osservare; da
subito vidi come dietro di me si muovessero incessantemente le stesse persone
che potevo vedere fuori. Ero abituata a sentire le loro parole senza capirne
del tutto il significato, potevo osservarli parlare per ore, scambiarsi segni,
ridere – qualsiasi cosa significasse per loro “ridere”. Distinguere i suoni fu
piuttosto semplice, ma non sono mai riuscita completamente a capirne il senso,
soprattutto quando si trattava di risate. C’è chi lo faceva per umiliare, per
dimostrare affetto, per accompagnare un discorso allegro. Li osservavo quando
mi si fermavano davanti, anche se magari ero distratta dal ragno. Giorni si
susseguivano e lui continuava a vivermi accanto. La sfumatura di una certa
risata, però, mi sembrò subito stonata, perché non ho mai capito come si
potesse trovare divertente prendersela con un esserino così piccolo. Gli
bruciarono la tana con una sigaretta mezza spenta e forse ce lo uccisero,
perché da allora non l’ho più visto. Continuai ad ascoltare, ma non sentii più
nessun ticchettio. Ho cercato sin troppo di capire. Ora sto imparando a
liberarmi. Riesco già a intravedere le ossa che mi avevano conficcato nella
pietra.”

  

Un anno di noi: Rinaldo e Kalosf

{Per una strana alchimia legata alla mia posta, Tersite (di cui parlerò domani), ha ricevuto la medesima fotografia di Rinaldo (l’autore di questo pomeriggio). Avrei potuto decidere di modificare le cose, ma poi ho scelto di lasciare le loro composizioni intatte sulla medesima fotografia e di presentarvele a distanza di qualche ora, per vedere come un medesimo scatto può creare emozioni e sensazioni diverse}

La poesia di Rinaldo, spesso rarefatta, mostra quelle caratteristiche di delicatezza e intersezione della realtà, che ne fanno un momento di stile e di ricerca non tanto di una preziosismo linguistico fine a se stesso, quanto di un modo di leggere la realtà che abbia una sua musicalità, una sua interiore bellezza. I suoi temi sono quelli legati al mondo dei sentimenti e delle emozioni. Il suo blog un affastellato di aggiunte poetiche (nelle forme artistiche più diverse).

Grazie Rinaldo, di esserci in questo compleblog. Grazie per il tuo sguardo poetico sul mondo, che rende più bello anche il mio spazio interiore.

 

Diaframmi

Sono ombre che arrestano

destini impressi in una Veronica di metallo.

Contrito è il loro passo

nella pregnanza orfana

di mozziconi di sigarette sfumate

mentre aèreo sfugge il respiro

nell’impellente agire del giorno.

 

Eppure il tempo scorre, nei gesti e nei giorni,

ferma l’istante che rallenta i respiri della notte

e improvviso riprende a correre.

 

Racconterai storie di mondi sconosciuti

riflesse sui cristalli di ottiche spaiate

dal diaframma aperto

dove l’immagine evaporerà

come la fine di un temporale estivo.

 

[ Lungo il rotolare del ricordo. ]

rinaldo 2016

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Un anno di noi: Alessia e Kalosf

Dire che Alessia sprizzi di vitalità è quanto meno dir poco. Il suo blog che si presenta come esperienza corale, porta decisamente la sua impronta. Vario, diverso al suo interno, una rappresentazione al vivo di come proceda la vita e di quanto sia piena questa vita dalle parti di Alessia (e di coloro che compongono la sua storia familiare). Leggerla è sempre un’esperienza originale. Non sai mai dove potresti trovarti, ma ti resta intorno come un senso di gioia, di entusiasmo. Come in queste righe con le quali racconta una foto di kalosf complessa ed a suo modo mistica. Leggerla è piacevole. Conoscerla anche di più! Ciao Alessia e grazie. Grazie di aver voluto far parte del compleblog e di questo spazio! 

 

Guardare il mondo da sotto a sopra con la pancia che fa le capriole……oppure girarsi a testa in giù.

Il buio, il vuoto, il silenzio, poi…

…una luce che squarcia le tenebre.

Immagini: ognuno crea le proprie.

Scovare cose che non credevamo di sapere vedere.

La danza della luce e del buio che si incontrano,

donando il frutto bellissimo dello splendore che si affaccia dal balcone della speranza.

Riflessi di noi negli occhi di chi abbiamo davanti per iniziare un girotondo di anime.