Lacustre

La carne poi è trasverberazione.

E’ possibilità.

Essa in fondo, non è sostanza in se stessa, ma apparenza di un qualcosa che sfugge. E non mi riferisco qui all’anima (la carne non è sottomessa all’anima, nè l’anima, qualora esistesse, alla carne), ma a ciò che è il destino della carne.

La grande contraddizione della morte non è infatti l’ultima parola dell’esistente. Il corpo ha un’attesa che lo supera. La sua grandezza non sta nel suo frantumarsi e devastarsi tra le zolle di un silenzioso pezzo di terra.

La speranza della carne è più violenta. E’ immensa. Essa, ogni cellelula, ogni pezzo di DNA sa che la vita non si conclude, che è chiamata, calamitata verso un qualcosa di diverso, non di “eterno” ma di “esistente”. Un prototipo.

La carne è divina. La sua coscienza è la percezione della propria divinità. Iscritta profondamente nel suo esserci nel mondo.

Queste foto, rappresentano allora ancora il superamento della realtà a favore dello spazio della bellezza e della possibilità del nostro camminare carnale nell’Esistente, rendendolo in qualche modo, visibile.

I cieli di Barcellona

Il cielo di una città è spesso evocativo, rappresentazione del sentire della sua gente e del suo carattere, dell’orizzonte. Il cielo di Barcellona non fa differenza. Il suo azzurro meraviglioso, i suoi passaggi di nuvole, che oserei dire quasi oceanici, le sue coperture profonde, soprattutto al mattino, sono come l’immagine di questa città che ha visto luci e profondissime ombre, che quasi si confonde con il mare al quale appartiene, ma che d’altro canto rimane ancorata alla terra. Alla sua terra ed alla sua diversità, rispetto al contesto spagnolo in cui si trova.

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Il cielo di Barcellona è mutevole. In un solo giorno possono avvicendarsi nubi ed un sole da spaccare le pietre, vento leggero che rende il cielo rapidissimo e calma piatta da boccheggiare.

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La sua caratteristica, però, è l’azzurrità. Non sarebbe comprensibile la ricchezza modernista senza questo cielo meraviglioso. Non sarebbe comprensibile la ricchezza della ricerca della luce in Gaudì senza questo splendore, senza questo continuo riflettersi del cielo sul mare e negli sguardi delle persone, od il suo apparire nelle strade strette de “Ell Cal”.

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E’ così Barcellona. Continuamente uguale e diversa insieme. Stabile e mutevole come il suo cielo. E’ così Barcellona. Ed è così il suo cielo. Meraviglioso e sfuggente.