Ciò che narra una donna

La fisicità femminile è spesso esposta, logorata, infranta.

Eppure non c’è nulla di più misterioso di quella relazione che intercorre tra il corpo della donna e la vita, tra la sua sensibilità verticale e l’orizzontalità della sua visione.

Fotografare una donna, una “signora”, significa cercare la sua bellezza, che non è molto semplicemente quella estetica, ma piuttosto quella che vive nelle profondità, nei luoghi inaccessibili che costituiscono la sua anima ed in fondo il suo segreto.

Si può intervenire su di un volto, ma non si può intervenire su una storia. Ed è lì, proprio in questo interstizio che è necessario trovarsi per trasformare una foto che potrebbe essere banale, in una manifestazione carnale di un’anima.

La bellezza di Sara, che mi ha donato il privilegio di fotografarla, non si ritrova semplicemente nella sua freschezza, ma nella sua profonda femminilità che traluce dalla schiettezza dal sorriso, ma anche da quello sguardo, immediato, profondo, capace di leggere ed ordinare.

La carne di una donna, in fondo, è molto più che la sua storia. E’ l’interpretazione di essa. In questo il suo fascino. Ed a volte, la sua condanna.

 

Danza

La fisicità, il corpo è manifestazione di una grazia.

La partecipazione a ciò che esiste è espressa da questa natura corporea, così limitata e fragile eppure così potente. Interagiamo con il corpo ed attraverso esso ci nascondiamo. Esplicitiamo le emozioni e le reprimiamo.

Il nostro corpo manifesta la parte più spirituale della nostra anima sia nella sua bellezza che nella sua precarietà e bassezza. Non avviene nulla fuori dal velo della corporeità, non avviene nulla oltre di essa.

Siamo un corpo ancora prima che persone. Siamo manifestazione carnale di un’anima. O se volete epifania animata di un corpo.

Ed è nella carne che giunge la salvezza. In questa carne vera, logorata, reale con la quale ci muoviamo dentro la storia ed oltre essa (quando la storia sarà conclusa).

Un grazia a Marina, ballerina di altissima sensibilità umana…