La bellezza 4 (Le conclusioni, semmai sul tema si possano tirare conclusioni…)

(Il post che segue è il frutto di un’operazione di collage tra diversi, brevissimi, articoli usciti nei primissimi mesi di Kalosf il cui tema portante era la bellezza. La progressione numerica del titolo indica il loro ordine logico. I post sono corredati da fotografie che possono essere viste cliccando sulle prime parole di ogni paragrafo)

La visione dell’amore non è quella che si leghi ad un qualunque “me”, ma costruzione sensata di una comunità nella quale risulta preponderante il “noi”. Non perciò oggettualizzazione, ma soggettivazione di persone.

Perchè è parte della relazione il senso della passione, così come della mistica. L’uomo che ama è l’uomo appassionato, colui che prende su di sè il carico del patire dell’altro e lo trasforma in vita, in esistenza piena. Scegliere l’altro significa sceglierne ogni sua parte, ogni briciola di esistenza. E contestualmente sentirsi scelti, fin nelle più recondite profondità. Nelle profondità degli abissi personali.

Tutto ciò che esiste, esiste perchè la luce lo ha irradiato permettendo ai suoi contorni di emergere dalle tenebre. Ogni cosa ha una sua natura eterna, che trascende la temporalità umana, ma solo un atto di irradiazione, frutto di un amore, può consentire all’essente di divenire esistente. Ciò che esiste da sempre nella Sapienza, diviene nell’Amore, nel momento in cui la Luce irradiando trasforma l’idea (da sempre nel Logos) in realtà e generando le relazioni.

Ciascuno vive un suo percorso. Il percorso inizia con l’irradiazione della luce. Lì si lega la prima relazione, che consente alla persona di volgersi, di divenire “volto” (e dunque riconosciuta e riconoscibile). Lì inizia anche il percorso. Non un cammino di ritorno (dalla luce alla luce), ma un percorso spiralico verso lo Splendore. Ad ogni balza del sentiero, per quanto esso possa apparire uguale, in realtà è l’essenza che si modifica, nelle scelte costanti tra le luci e la luce.

La luce spesso invade lo spazio e lo trasverbera. Ciò che era “normale” diviene illuminato ed assume nuovi contorni e nuovi significati. Il percorso è infine un processo di trasverberazione, di elevamento della natura alla luce o di ingresso (abbassamento) della Luce nella sostanza della natura.

La bellezza 3

(Il post che segue è il frutto di un’operazione di collage tra diversi, brevissimi, articoli usciti nei primissimi mesi di Kalosf il cui tema portante era la bellezza. La progressione numerica del titolo indica il loro ordine logico. I post sono corredati da fotografie che possono essere viste cliccando sulle prime parole di ogni paragrafo)

E’ oltre l’intenzione la bellezza. Come l’amore. Sorge silenziosamente dinanzi al senso interiore e conduce alla decisione. Non esiste un amore per il quale non si è deciso, come non esiste una bellezza (tale o ritenuta tale) per la quale non si sia modificata la visione della vita.

E’ proprio della bellezza avvolgere della sua presenza ogni cosa. Quando essa viene incontro, come l’amore, non consente una stasi, ma un’e-stasi, nella quale ambedue gli enti, la bellezza e la persona, si vengono incontro e si raggiungono. Ma solo la bellezza avvolge. All’uomo è dato solo di essere avvolto. Ed è qui che trova spazio la mistica.

In fondo la mistica non è null’altro che un incontro, la creazione di una relazione attraverso l’amore. Un incontro tra due entità diverse e simili al contempo, perchè nulla che sia sostanzialmente diverso, potrebbe mai incontrarsi. E nemmeno ciò che fosse sostanzialmente uguale, ché in quel caso sarebbe fusione. Ma la mistica della relazione non chiama alla fusione, ma all’individuazione, perchè quando la luce cade su un oggetto, non si fonde con esso, ma al contrario, illuminandolo, lo individua.

La mistica ha al suo fondamento la bellezza intesa come espressione dell’amore. Essa non chiama l’uomo ad ascendere, ma riconosce l’attrazione come fonte della relazione. Non è espressione di una ricerca affannosa, ma celebrazione dell’incontro e della relazione

La bellezza 2

(Il post che segue è il frutto di un’operazione di collage tra diversi, brevissimi, articoli usciti nei primissimi mesi di Kalosf il cui tema portante era la bellezza. La progressione numerica del titolo indica il loro ordine logico. I post sono corredati da fotografie che possono essere viste cliccando sulle prime parole di ogni paragrafo)

…e la bellezza è manifestata dalla Luce che ne è la sostanza. Come un oggetto rimane invisibile senza la luce, così la bellezza esiste in quanto alla Luce.

La luce esiste nella sua perfezione al fine di illuminare. Essa non conosce il giudizio ma risplende senza discrimine posandosi su ogni realtà ed illuminandola.

Il mistero del buio e della luce è in realtà quello che accompagna ogni esistenza. Il buio non esiste in se stesso, ma in quanto assenza di luce

Come non esiste il buio se non come carenza di luce, così non esiste il male se non come carenza di amore. Non di bene, ma di amore.

L’amore è infatti come la luce. Pone in esistenza ogni cosa e permea di se ogni cosa. L’amore è all’origine della bellezza che nell’amore ha la sua sorgente.

Le cose non sono belle in se stesse. Ogni cosa è bella perché è amata. L’essere amato è proprio dell’esistente. Amare è proprio dell’essente che per il fatto di amare illumina ed illuminando genera la bellezza.

La bellezza 1

(Il post che segue è il frutto di un’operazione di collage tra diversi, brevissimi, articoli usciti nei primissimi mesi di Kalosf il cui tema portante era la bellezza. La progressione numerica del titolo indica il loro ordine logico. I post sono corredati da fotografie che possono essere viste cliccando sulle prime parole di ogni paragrafo)

La bellezza non è un’idea misurabile e nemmeno un concetto che si determina come armonia. Essa è una presenza del cuore, un’illuminazione interiore che si spande e riverbera in ciò che circonda lo sguardo…

La luce interiore illumina la realtà costituendone i contorni e attribuendole i colori. La realtà ne viene così illuminata e transignificata

Il mondo non conosce la bellezza. Conosce l’estetica, l’apparenza. E su di essa fonda il suo criterio di giudizio. Ma la Bellezza sfugge all’estetica e non è da essa determinata, poiché anche ciò che è brutto può essere bello e ciò che è esteticamente bello, può in realtà rivelarsi, all’apparire della bellezza, brutto.

La bellezza è riconoscibile solo attraverso un senso interiore. Un senso universale, inciso nel cuore dell’uomo, incondivisibile da tutte le altre realtà viventi. Se una forma di intelligenza è data, ad esempio, agli animali, solo l’uomo percepisce la bellezza e la ascolta, venendone attratto più che dalla verità e dal bene stesso.

La bellezza parla direttamente al cuore dell’uomo. È convincente in se stessa, più della verità sottomessa alla ragione od al bene espressione della volontà. La bellezza non è determinata infatti dalla ragionevolezza e non subisce lo sforzo della volontà per essere riconosciuta. Essa si da, direttamente e senz’altra mediazione che quella del Bello.

Reinvention: Sottolineature di luce attraverso le ombre

Trovo questa fotografia molto particolare, nonostante abbia una certa dose di sgranatura dovuta al taglio che in realtà ha ingrandito il soggetto. Mi piace ripostarla poichè si nota la relazione tra ombra e luce (in realtà è ovviamente la foto di un’ombra). Appartiene al gruppo di “filocalia”

La luce permea di se ogni cosa ed il fatto che ci si possa coprire gli occhi per non vederla, non annulla la sua esistenza, ma anzi la sottolinea.

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Reinvention: Il senso della luce

Con questa foto (pubblicata il 3 marzo) viene introdotto il tag “filocalia” che avrebbe accompagnato alcune mie foto. Il suo significato è “amore per la bellezza”. In quel periodo infatti, le mie fotografie, affrontavano proprio il tema della bellezza e del suo significato profondo, connesso alla luce. Per questo motivo, lascio intatto, riproponendovi la foto (la cui luce è assolutamente naturale), il piccolo inciso che la accompagnava.

La luce interiore illumina la realtà costituendone i contorni e attribuendole i colori. La realtà ne viene così illuminata e transignificata

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Sulla fotografia come attività cordiale

La visione del mondo e delle cose è qualcosa che si lega ad un’attività che prima ancora che risiedere nella vista, risiede nel cuore. Il cuore vede la realtà con una profondità estrema (o almeno dovrebbe). Esso determina molto spesso l’agire dell’uomo, di là dalla comprensione razionale delle cose. Il cuore può dare un assenso che la mente, in tutta la sua strutturazione, potrebbe non conoscere mai.

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La libertà non è un’attività della ragione, ma un assenso del cuore, un disporsi dinanzi alla vita accettandone la carica che essa contiene. La fede in fondo è un movimento del cuore, nel quale la ragione subentra per sostenere più che per accettare. Tale affermazione vale a maggior ragione quando il discorso si volge alla fotografia. Il mondo fuori dagli occhi del fotografo è semplicemente il mondo. Nulla di più di esso. Ma il fotografo lo vede, lo coglie perchè lo accoglie e facendolo lo trasforma.

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Fermare un istante, fermare in un attimo presente a se stesso per sempre, un oggetto, un volto, un panorama significa aver visto quel qualcosa che viene in qualche modo distaccato dal fluire del tempo, al fine di permanere per sempre.

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Ora, solo il cuore può compiere tale attività. La memoria è infatti un’attività più affettiva e relazionale che razionale. Si ricorda (nel bene e nel male) ciò che si è amato, ciò che il cuore ha visto con prepotenza ben oltre la ragione. La fotografia rientra allora in questo giro di senso.

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Fotografo perchè vedo in un dato scatto qualcosa che ha visto il mio cuore, che il mio cuore ha percepito. Il fotografo è perciò il cuore ed è tanto più potente, quanto più esso è trasparenza della realtà. 
Il cuore si lancia e la mente lo sostiene in questo movimento. Il cuore scatta e la mente dona quella tecnica necessaria perchè lo scatto sia sensato. 

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Ed è così che la realtà che sostiene il mondo, si manifesta. Si manifesta nel cuore che vede e nella ragione che rende intellegibile ciò che il cuore ha percepito e lo traduce in segni comprensibili. Ed è questo che il fotografo infine compie: rende visibile lo spirito interiore del mondo

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Il particolare

Il particolare è affermazione di differenza. L’universale non esiste, se non come idea: non esiste l’umanità, esistono gli uomini. Non esiste il tutto (come non esiste il niente), se non come idea. Le grandi stragi sono nate a causa delle idee e le idee spesso riguardano gli “universali”. Se si fossero guardati i volti delle singole persone, i loro nomi, piuttosto che la religione (idea), l’orientamento ideologico o sessuale (idea) o la loro provenienza etnica (idea), probabilmente molte delle stragi avvenute nei secoli (compreso il precedente) non sarebbero avvenute.

Rendere ragione al particolare, dunque, significa affermare che solo l’insieme dei particolari costituisce il tutto e che non esiste il tutto senza il riconoscimento del particolare. Anzi, il tutto non esisterebbe se non nel particolare. E’ solo un’idea. Utile, forse, nella misura in cui non divenga una dittatura che vada a livellare i “particolari” nell’uguale.
Fotografare il particolare, perciò, è come un manifesto. Un manifesto rivoluzionario. A prescindere dalla coscienza di chi scatti la fotografia, perchè significa affermare che quel particolare ha valore, anzi è valore. Il valore.
C’è uno strano paradosso nel cristianesimo, mai troppo sottolineato. Per il “particolare”, il “particolare” muore, risorgendo “nel” particolare. Dunque il “particolare” è salvifico.

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La fotografia, la realtà ed il reticolo delle possibilità

Ho già trattato qualche tempo fa di questo tema, ma ci torno dopo una conversazione con un mio carissimo amico, che mi ha spinto a chiarire ancor meglio un punto collegato con il mio modo, a volte “paradossale”, di elaborare le foto. Modo comprensibile (in qualche misura) alla luce della mia visione della realtà.

In questi anni ho compreso che ciò che appare agli occhi dell’osservatore è solo una parte di quello che esiste. Ciò che si manifesta della realtà è, infatti,  solo ciò che è immediatamente conoscibile ai nostri sensi. Oltre quel che si presenta, resta una rete di possibilità che rende la realtà dinamica e non bloccata in una fissità. Tale reticolo è quello che sostiene ogni cosa, poiché è il luogo dal quale ogni cosa può partire e ripartire. Il luogo delle possibilità è quello stesso delle scelte e dunque della libertà. Mi sembra di comprendere come sia  la libertà che sostenendo il mondo, si manifesta poi nella realtà. Per libertà non intendo qui altro che la possibilità (anche solo incoativa) che qualcosa possa esistere piuttosto che non possa e non attribuisco a tale termine alcun significato morale (come non lo attribuisco all’assenso od al dissenso dinanzi alla scelta).  Penso perciò che la realtà sia nient’altro che l’apparenza, nel senso letterale di ciò che appare, di quanto invero la sostiene, ossia la rete di possibilità.

Ed è qui che ancora una volta torna la questione della fotografia. Lo scatto fotografico rappresenta  meramente la realtà, ma non può rappresentarne le infinite possibilità. Blocca staticamente il momento presente, ma non può esprimere il movimento interiore del mondo. Può denunciare il reale, ma non manifestarne la natura. La fotografia ha però una possibilità: l’editing. Nell’editing è infatti la possibilità che viene manifestata, ciò che un determinato oggetto (persona o cosa) potrebbe essere. Anzi più una fotografia sprofonda attraverso l’editing nella realtà rappresentata, più paradossalmente si avvicina al reticolo delle possibilità.

L’editing allora è in qualche modo lo strumento di espressione delle possibilità propria della materia di trasformarsi, perfino di spiritualizzarsi divenendo ciò che è nella sua profondità. E’ l’estetica come contemplazione noumenica, l’unica possibilità secondo Kant, di spingerci oltre il fenomeno.

E tutto ciò fino all’incomprensibilità che diviene esercizio massimo di libertà e manifestazione di abbandono dell’apparenza a favore della realtà propria delle cose.

 

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La vita secondo Kalosf

Dedico questo post a http://www.leparolesegretedeilibri.wordpress.com

Mi hai chiesto cos’è la vita… Non so bene cosa sia, perché la sto vivendo.

Ogni giorno che passa, scivolando verso la morte, mi rendo conto che vivere è come un progressivo lasciarsi andare, come un abbandonarsi nelle acque di un fiume che inizialmente sembrano gelide, ma poi ti accolgono piacevolmente d’estate.

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La mia vita è la continua attrazione della luce. Spesso sono avvolto dalle tenebre, spesso compio scelte sbagliate e vengo irretito dalla notte. Ma nel mio cuore rimane come una costante chiamata alla luce, come un vento sottile che penetra le mia ossa e non mi lascia in pace. Potrei dirti allora che vivere è per me stare nella luce, lasciarmi invadere fin quando io stesso non sarò un raggio della luce e nient’altro.

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Vivere è molte cose. A volte semplicemente lo sguardo complice di chi amo o la mano di un amico. A volte è anche soffrire crudelmente per scelta propria o per quella degli altri… E credimi a me è capitato di soffrire fino a sentirmi dentro lo sgretolamento di tutto il mondo.

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Vivere è esserci. Semplicemente, senza voler essere ciò che non si è e senza voler avere ciò che non si ha. Un fiore non conosce altro che il momento presente ed in questo manifesta tutta la sua bellezza. Io non desidero nulla di diverso da ciò che ho vissuto e da ciò che vivo (compreso il male, il dolore e le scelte errate di cui sono stato responsabile) non perché non abbia sogni o desideri ma perché credo che la vita abbia una sua Sapienza.

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Potrei dirti molte cose ancora. Ma mi fermo qui. E ti ringrazio perché raccontarti della vita è stato bello. Scusa la lunghezza, ma l’ho fatto con il cuore.

Kalosf-Sandro