La vita secondo Kalosf

Dedico questo post a http://www.leparolesegretedeilibri.wordpress.com

Mi hai chiesto cos’è la vita… Non so bene cosa sia, perché la sto vivendo.

Ogni giorno che passa, scivolando verso la morte, mi rendo conto che vivere è come un progressivo lasciarsi andare, come un abbandonarsi nelle acque di un fiume che inizialmente sembrano gelide, ma poi ti accolgono piacevolmente d’estate.

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La mia vita è la continua attrazione della luce. Spesso sono avvolto dalle tenebre, spesso compio scelte sbagliate e vengo irretito dalla notte. Ma nel mio cuore rimane come una costante chiamata alla luce, come un vento sottile che penetra le mia ossa e non mi lascia in pace. Potrei dirti allora che vivere è per me stare nella luce, lasciarmi invadere fin quando io stesso non sarò un raggio della luce e nient’altro.

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Vivere è molte cose. A volte semplicemente lo sguardo complice di chi amo o la mano di un amico. A volte è anche soffrire crudelmente per scelta propria o per quella degli altri… E credimi a me è capitato di soffrire fino a sentirmi dentro lo sgretolamento di tutto il mondo.

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Vivere è esserci. Semplicemente, senza voler essere ciò che non si è e senza voler avere ciò che non si ha. Un fiore non conosce altro che il momento presente ed in questo manifesta tutta la sua bellezza. Io non desidero nulla di diverso da ciò che ho vissuto e da ciò che vivo (compreso il male, il dolore e le scelte errate di cui sono stato responsabile) non perché non abbia sogni o desideri ma perché credo che la vita abbia una sua Sapienza.

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Potrei dirti molte cose ancora. Ma mi fermo qui. E ti ringrazio perché raccontarti della vita è stato bello. Scusa la lunghezza, ma l’ho fatto con il cuore.

Kalosf-Sandro

Il ritocco fotografico è una menzogna?

Ho voglia di condividere con voi un post teorico legato al concetto di sub creazione ed alle foto. Come è possibile notare dalla mia pagina Facebook “le briciole di kalosf”, le mie fotografie sono a volte esposte ad un’operazione di editing molto pronunciata sia nell’introduzione di elementi luminosi a volte non presenti, che nell’uso di filtri, tagli ed effetti particolari. La domanda che si pone è: una fotografia così estremamente editata è per questo una menzogna? Il fotografo deve fotografare la realtà senza intervenire? La realtà deve essere lasciata alla sua verità fattuale o può essere trasformata? Se così fosse infatti non solo le foto editate non avrebbero alcun valore, ma sarebbero perfino una forma di bugia, di menzogna spacciata per bellezza. Il medesimo problema in realtà si pone nel campo della parola, ossia quando uno scrittore narra, deve attenersi sempre e comunque al vero o può creare dalla realtà mondi immaginari? E questi sono menzogneri perché immaginari od hanno una qualche forma di verità? Credo che la problematica in esame abbia avuto tra i suoi approfondimenti anche qualche pagina, tra gli altri, di Manzoni. In realtà io desidero seguire qui un autore che apprezzo particolarmente, ossia Tolkien, ed applicare il suo concetto di sub-creazione alla teoria fotografica. Per sub creazione si intende una partecipazione vera alla creazione, generando attraverso la narrazione o la fantasia una realtà possibile e per questo non menzognera. La terra di mezzo, ad esempio, Arda, non è un mondo irreale, è al contrario un mondo fantastico sottomesso ad una logica interna che ne regola l’esistenza. L’autore insomma creando un mondo parallelo è partecipe veramente di una creazione, essendo la stessa creazione nella quale ci muoviamo null’altro che una continuata narrazione del Logos. A questo punto perciò anche una fotografia ritoccata o rielaborata anche pesantemente, non è un’esperienza di menzogna o una costruzione irreale. È piuttosto una sub-creazione, ossia una manifestazione del mondo, della realtà come potrebbe essere. In qualche modo una rivelazione delle infinite possibilità insite nella realtà. È per questo che forse una foto pesantemente ritoccata si può al limite definire fantastica, ma mai falsa, partecipando della fantasia che regge l’infinito modo dei possibili.

Non so in quanti siete giunti alla conclusione del ragionamento. Se lo avete fatto, vi ringrazio. Ciò che avete letto non è infatti mera filosofia, ma un modo per comprendere le foto che vi offro ed una modalità “altra” di vedere il mondo: la mia. Grazie.

Astrazione 4

Il massimo punto nel quale l’astrazione si offre è quello in cui l’oggetto non ha più alcuna rilevanza. Esso è rimasto solo luce e colore. L’astrazione però, non umilia l’oggetto, permanendo comunque dell’oggetto la sua profonda realtà. Al contrario rendendone manifesta la sua natura, lo eleva alla natura più intrinseca che esso incarna, ossia la Luce

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Adoro il tuo riflesso nel mio cuore

20140328-113353.jpgAdoro il tuo riflesso nel mio cuore

e vorrei amare ogni tua increspatura sulla mia anima, ogni singola onda della tua presenza dentro di me.

Sentire il suono del tuo scorrere, amare il silenzio del tuo sostare, percepire la libellula poggiata sul tuo azzurro.

Adoro il tuo riflesso nel mio cuore. Adoro il tuo riflesso nei miei occhi, ogni qual volta vedendoti, sento emergere il mio silenzio che accogliendoti diviene ricerca del tuo cuore…