Kavvingrinus – Ali di Farfalla

Ali di Farfalla lancia alla conclusione del suo intervento una sfida: “quindi mi fermo qui … lasciando a te che leggi il “divertimento” di studiare un pò la mia personalità da questo racconto letterario”. Già per questo, io che pure mi diletto a farlo (e lo sapete, anche a causa del mio lavoro), mi asterrei, perché il condizionamento sarebbe troppo forte. E’ vero che Ali si rivolgeva al mio amico carissimo Avvocatolo, ma ciò nonostante io mi sento chiamato a fare un passo indietro, lasciando spazio solo all’astrazione e a due parole su questa lettrice interessante e variegata (alla quale invece con grande simpatia rigiro la frittata, cioè capire perché ho scelto questa astrazione 😉 Concordo con lei profondamente sul fatto che nella vita, spesso si attraversino periodi nei quali le letture si diversificano o perfino annullino. In certi momenti un libro dotato di un fascino estremo in un dato segmento della vicenda esistenziale, perde il suo fascino e diviene persino di difficile lettura. Altri libri invece sembrano accompagnarci sempre come amici fedeli. In realtà il problema, se mi è concesso, non sta fuori di noi, ma dentro. Non è il libro che è cambiato, ma noi che siamo mutati, per questo un volume può non più interessarci o restare del tutto secondario nel nostro panorama, dopo che magari per anni è stato invece rilevante e significativo. Ali ha una fortuna: può dire di un testo (che vedrete più giù) “è il mio libro”. Non tutti possono identificarsi con un testo. Quando ciò avviene (ed è un fenomeno piuttosto raro) il libro è divenuto qualcosa di interiore, una sorta di proiezione dei propri percorsi. E questa è una fortuna, poiché potrà essere sempre un rifugio, un luogo consolatorio nel quale svanire quando si attraversano le confusioni della storia. Che dire perciò? Riprendendo il discorso di Ali, voglio girarvi un augurio che formulerò così: che ciascuno trovi un libro che diventi “il mio libro”, perché avrà di sicuro un amico fedele… E adesso la fotografia (e come al solito vi aspettano anche i miei colleghi carissimi Ysi e Avvo). Ed un grazie ad Ali!

Mi ha incuriosita questa idea di scrivere la propria esperienza di lettura, perciò eccomi qua.

Mi ritengo un avida lettrice, anche se (come tutti, credo) vado a periodi: ci sono periodi in cui non riesci a togliermi dalla lettura del libro del momento nemmeno con la promessa di un immensa tavoletta di cioccolato fondente, ci sono periodi in cui inizio un libro e ci metto un eternità a finirlo perché vado avanti a spizzichi e bocconi.

Ma iniziamo per gradi. Credo di essere nata con la passione per la lettura. I maggiori ricordi di me bambina sono legati ai libri. Certo, ricordo con piacere anche i giochi che facevo con mio fratello (che a differenza mia non ama assolutamente leggere), ma soprattutto i miei ricordi sono legati ai libri.

Ricordo le giornate passate seduti sul divano con il mio povero nonno malato ad ascoltarlo leggere le favole. Io non sapevo ancora leggere, ma ricordo come fosse ora che gli chiedevo sempre di leggermi i libri di favole, e me li sono fatti leggere talmente tante volte che li conoscevo ormai a memoria, tant’è vero che mentre lui leggeva io seguivo con il mio ditino le parole sul libro, come se stessi seguendo la sua lettura, e non sbagliavo un colpo.

Ricordo le serate quando mio padre tornava a casa dal lavoro, e mentre la mamma preparava la cena lui mi leggeva sempre qualcosa. Ed io lo guardavo rapita mentre leggeva per me. Ho sempre guardato il mio papà con ammirazione. E la nostra casa è sempre stata piena di libri.

Ricordo la collezione di libri di favole della Disney che avevo in cameretta di cui ero gelosissima e che leggevo e rileggevo in continuazione (credo che siano ancora in qualche scatola in cantina a casa dei miei genitori … in un moto di nostalgia potrei andare a rispolverarli …)

Ricordo poi che crescendo, a scuola mi affascinava studiare il pensiero degli autori e le loro opere, appassionandomi ad alcuni e non sopportandone altri, ma comunque trovando sempre molto curioso approfondire l’argomento.

Poi crescendo ho iniziato a divorare libri sul serio.

Da ragazzina mi innamorai di libri come Piccole Donne e Piccole Donne CresconoCuoreIl Giardino SegretoIl Mago di Oz e La Storia Infinita.

Da donna ho iniziato a spaziare molto. Qual è il mio genere? Non lo saprei dire. Anche qui, vado a periodi. Passo da periodi in cui mi dedico a storie di vita vissuta (nella maggior parte dei casi dure e strappalacrime) come Mai Senza mia Figlia o La Parrucchiera di Kabul, a periodi in cui sento la necessità di leggere storie frivole e divertenti come tutta la saga I Love Shopping o La Regina della Casa (che mi ha fatto scompisciare dal ridere). Molto dipende da quello che sto vivendo io in quel momento, se la mia testa è in grado di affrontare storie impegnate o meno.

Mi è piaciuto molto leggere il primo delle Cronache di Narnia (Il leone, la strega e l’armadio) ma non mi hanno entusiasmato i successivi. Lo stesso è successo ad esempio con il primo libro che ho letto di John Green, ovvero Per colpa delle Stelle che mi è piaciuto tantissimo mentre non mi ha entusiasmato gran che il secondo che ho letto, ovvero Città di Carta.

Condividendo la passione per la lettura con una delle mie più care amiche, spesso ci scambiamo consigli e libri. Uno dei libri consigliati da lei che mi è piaciuto di più è Eugénie Grandet di Honoré de Balzac mentre non sono nemmeno riuscita a finire Il Barone Rampante di Italo Calvino.

Ecco, mi permetto una leggera digressione sul non finire un libro. Per principio io se inizio un libro lo voglio assolutamente leggere fino in fondo, anche se non mi piace per niente. Ma in alcune occasioni (molto poche in realtà) non ce l’ho proprio fatta ed ho lasciato la lettura a metà perché veramente non potevo andare avanti. Prendiamo ad esempio Anna Karenina di Tolstoj: ho fatto una fatica impressionante a finirlo. E’ un tomo enorme, ma non è questo il problema. La storia sarebbe anche bella ed avvincente, ma come spesso succede agli autori russi, troppo descrittiva. Il caro Tolstoj per i miei gusti si è perso troppo nella descrizione di dettagli che rendono la lettura pesante e per niente fluida … ma nonostante questo per me era diventata una questione di principio finire questo libro, e l’ho finito. Già che sono in tema di autori russi, posso dire che l’esperienza di lettura di Delitto e Castigo mi ha convinta che Dostoevskij doveva averi seri problemi psichici.

Ho sempre letto con molto piacere le opere di Pirandello, la mia preferita Uno, Nessuno e Centomila ma anche La Giara e Sei Personaggi in Cerca d’autore (forse anche io al pari di Dostoevskij non sono proprio completamente a posto di testa).

Alcuni dei libri che mi sono piaciuti di più sono Orgoglio e PregiudizioCime tempestoseThe HelpLa custode del miele e delle api. Altri, penso disponibili solo in lingua inglese sonoThe Various Flavours Of CoffeeJourney to the South: A Calabrian HomecomingThe Sound of Language.

Ma in assoluto il mio libro preferito, quello che sento mio, quello che mi rispecchia è Jane Eyre. I motivi sono veramente tanti. Credo sia un libro per niente scontato, pieno di colpi di scena e molto attuale anche se scritto a metà dell’800. Quello che mi piace particolarmente di questo libro è che parla di una donna vera, della storia di vita difficile di una donna che deve saper badare a se stessa e ci riesce. Sento mio questo libro e mi rispecchio in Jane perché viene dipinta come una persona molto umana. Una donna forte ma con le sue fragilità. Una donna sicura di se ma con i suoi dubbi. Una donna sognatrice ma razionale. Una donna che sa quello che vuole e lo ottiene. Una donna disposta a soffrire pur di non cedere a compromessi. Una donna che non si accontenta ma che cerca la felicità e la serenità. Una donna che crede nell’amore ma anche nel rispetto. Una donna che non si lascia calpestare ma che pretende di essere trattata come un essere umano, alla pari di chiunque altro. Una Donna … con la D maiuscola. Ecco … Jane Eyre è IL MIO romanzo … LA MIA storia preferita, quella storia dove trovo tanti spunti di riflessione e tanti aspetti di me nella protagonista … quella storia che leggo e rileggo sempre senza stancarmene mai e di cui guardo, se posso, tutte le rappresentazioni televisive che escono (per ora per me la più bella è quella della  BBC) … il libro insostituibile, la storia eterna.

Potrei continuare a scrivere all’infinito ma ho già superato le 1.000 parole e vorrei evitare di annoiare troppo … quindi mi fermo qui … lasciando a te che leggi il “divertimento” di studiare un pò la mia personalità da questo racconto letterario.

Kavvingrinus – Alessalia

Alessialia sprizza vitalità anche nella lettura (come tutto in lei del resto). Il suo mondo letterario consta di molte cose e tutte diverse, ma con un unico filo conduttore: procede per contrasti. Dalla letteratura “alta” (se mi si passa il termine) a quella di consumo, non tralasciando il puro divertimento. Del resto la conosciamo così, solare, sorridente, capace di raccontare molte cose e di viverle in modo sempre pieno. Il suo stile di scrittura, per altro, rispecchia molto il suo carattere personale. Sembra non dovere mai giungere ad un punto, sembra non riuscire ad arginarsi ed invece non solo raggiunge il punto, ma lo approfondisce a cerchi concentrici ed alla fine abbiamo un quadro piuttosto veritiero del suo modo di approcciarsi al mondo (quello letterario è solo una metafora della realtà…).

La foto che ho scelto è un pò paradossale. In parte è fiabesca, in parte esplosiva, ma l’attenzione viene concentrata non tanto sulla luce laterale, quanto sulla luna. Perchè è così Alessia. Da un lato sembra come le nuvole, leggera, scanzonata perfino confusa, ma quando è il momento sa decisamente dove e come guardare e la sua attenzione non si distrae. Così nel mondo della lettura, così, probabilmente (per quel poco che la conosco) nella vita.

Ed ecco perciò il suo scritto (immagino i miei colleghi Ysingrinus e Avvocatolo, avranno moltissimo materiale in queste righe 😉

  
 

Quando nacqui ero piccola, 3,450 kg per 51 cm.

Forse ho iniziato da un po’ troppo lontano. Difficile ricordare il primo libro così come tutti quelli passati tra le mie mani. Non sono molto tecnologica, mai letto un e-book. Mi piace sfiorare le pagine dei libri, sentirne il profumo, tornare indietro, sottolineare, fare le orecchie (anche se so che non si fa), appuntare cose… Insomma, caderci dentro e viverlo. E’ una magia, una relazione che si instaura tra me ed il mio romanzo, quello che ho scovato. Lui fra tanti in quel momento. Potrebbe essere che sia stato proprio lui a scegliermi! E come dice “Firmino” di Sam Savage, la lettura è il cibo dell’anima!

Uno degli ultimi scoperti per caso, anche se non è del mio genere, è “L’arte di ascoltare i battiti del cuore” di Sendker: ero alla Mondadori, e una ragazza me lo consigliò dicendo che le aveva fatto capire tante cose e commuovere. Le diversità fisiche in cui sono inciampati i protagonisti, hanno donato qualcosa in più alla loro esistenza. Ambientato in Birmania, tra malattie e morte, pare voler dire che non esistano significati né  rimedi. E’ un polpettone inverosimile? Sì. Parla di un’attesa irraggiungibile che supera i limiti del tempo? S’. Ti ha spiazzato? Sì! Ecco perché lo rileggerei, in tre giorni, come la prima volta. E lo consiglierei, ma si deve essere aperti e pronti a guadarsi dentro.

Scusate, ho perso il filo… cioè neanche l’ho iniziato… Il primo potrebbe essere “Abc” con Chicco e Chicca, le illustrazioni colorate dell’alfabeto. Ovvio che non ricordo le mie sensazioni, ma vedo l’entusiasmo della mia piccolina ora che lo ha ereditato!

Del periodo adolescenziale riporto invece “Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino” di Cristiane F.

Io che avevo sempre vissuto in un ambiente ovattato, sono stata catapultata nella dura e cruda realtà di droga e prostituzione giovanile di una Berlino dura e metallica, una realtà che pure esiste. Una citazione: “I bucomani muoiono da soli. La maggior parte in un cesso puzzolente. Ed io volevo morire. In realtà non aspettavo niente altro che quello. Non sapevo perché ero al mondo. Anche prima non lo avevo mai saputo con esattezza”.

Mi piacerebbe comunque annoverare tra i miei amici Tom Sawyer e Huckleberry Finn.

Come si fa a schiaffare tutti i libri dentro non superando 1000 parole? Non ce la farò mai! Devo contenere la mia copiosità e sicuramente ne tralascerò qualcuno! Potrei cancellare qualcosa ma non sono in grado, lascio così! Beh, sarò squalificata!

Per motivi di spazio quindi di “Lessico familiare” della Ginzburg riporterò solo: “Il baco del calo del malo, il beco del chelo del melo, il bico del chilo del milo…”.

E ora già mi vengono i brividi al solo pensiero di… “UN UOMO”. Oriana Fallaci va in Grecia per intervistare  il rivoluzionario Alekos Panagulis: ne nasce un amore forte e tormentato. Un libro che ha bisogno di concentrazione, visti i temi trattati e la prolissità di Oriana (che ho ammirato anche in altre opere) nell’esplicare i suoi concetti.

Adoro Kathy Reichs, e il genere che narra! Lei è un’antropologa forense che nei suoi thriller narra le gesta della sua alter ego letteraria Temperance Brennan. Scrive in modo frizzante e scorrevole, ti catapulta dentro le sue scene. Io mi sono immedesimata nelle avventure di Tempe, professionista che nella vita privata si incasina e “pensa” come tutte noi donne comuni mortali tra ex marito, figlia, lavoro e nuovi amori difficili!

E dove lo mettiamo Bukowski? Le sue “Storie di ordinaria follia” sporche e disperate… Volgari? Boh, forse… Ma anche questa è la vita… La vita di chi sta ai margini e ci vuole rimanere. Non si offrono immagini patinate e compiacenti, ma si spiattellano mali dell’anima, e descrizioni esplicite, a volte grottesche, anche degli atti sessuali.

Non mi precludo nulla, mi piace assaporare il vuoto nella pancia che mi lasciano alcune poesie. Ad esempio Neruda, o i Fiori del Male di Baudelaire. Di Ada Negri, oltre ad alcuni dei suoi versi, ho assaporato il ritratto di lei giovane donna che ci fa vedere la sua indigenza familiare e la voglia di crearsi una propria identità descrivendo profumi e luoghi e facendoti vivere quelle esperienze insieme a lei in “Stella mattutina”.

Senza dilungarmi troppo vorrei comunque scattare una fotto a Marquez, Sepulveda, Allende,  L’elogio della Follia di Erasmo, Diario di un seduttore di Kierkegaard,  Le affinità elettive di Goethe, la Kingsella, Gleen Cooper, Io speriamo che me la cavo, la Austen, Cime tempestose, Jane Eyre, Sveva Casati Modignani, L’esorcista, Le Braci di Marai, Il gattopardo, Il grande Gatsby di Fitzgerald e tanti altri di scrittori anche meno famosi…

Ma anche a Topolino, Dylan Dog, il manga City Hunter, le favole che ancora conservo…

E “Un napoletano come me” di Siani. Prima di tutto non posso fare a meno di notare la gnocchitudine del suddetto ragazzo in copertina. Un comico vero, che quando fa le battute gli scappa da ridere pure a lui, che si fa capire, solare, un ragazzo che quando sorride somiglia ad una stella! Si ride davvero, e non solo i napoletani, anche i trentini!

Menzione d’onore per la mia pancia è Moravia che ho conosciuto grazie a La noia. Anche nelle sue opere si trovano temi esistenziali, il disadattamento, e il sesso… A lui dobbiamo La romana, e la Ciociara. E grazie a lui ho conosciuto le due donne della sua vita: Elsa Morante e Dacia Maraini, di cui riporto Voci, che mi affascina per la sua scrittura asciutta, diretta e con passaggi brevi.

Mi è piaciuta molto l’opera prima di Yoshimoto: Kitchen, che tratta con semplicità temi ardui come l’omosessualità, la solitudine, la famiglia, l’amore, l’amicizia e la perdita degli affetti.

Sono sempre stata affascinata dall’Africa. Anni fa ho per caso incrociato “La sabbia nelle vene” di Sandro Maria Carucci. Ovviamente è stato subito mio! Sia il titolo che l’immagine sulla copertina con i colori e l’immensità del Sahara e la verde oasi hanno subito suscitato un’attrazione fortissima per me!

Invece non leggo mai le istruzioni, quindi se devo montare un armadio ikea, potrebbe uscirne fuori una poltrona!

Infine, grazie al blog ho potuto conoscere due giovani promesse con uno stile graffiante, tutto loro, irriverente e piacevole, che ti vorticano dentro alle loro storie: Massimo della Penna con “L’ultimo Abele: storia di una ossessione” e Roberto Albini, che trova “Gli elefanti” che girano per Roma. Tutti dovrebbero leggerli perché meritano davvero, anche di più di alcuni scrittori che sono acclamati solo grazie al loro nome, o perché va di moda!

I libri sono grandi amici, o anche compagni se ci hanno lasciato meno sensazioni, proprio come capita nella vita.

Quelli che rimangono dentro, sono quelli che rileggeresti ancora e ancora e ti lasciano un bel sapore che ti porti dietro per la vita.

 

Kavvingrinus – Stefano Di Somma

La fotografia che ho scelto per Stefano è al contrario delle altre fino ad ora da me offerte, molto iconica. La sua carriera di lettore è un intero paesaggio che definirei “trasversale”. Egli, che conosciamo per le sue “scritture“, tradisce non solo una curiosità di lettura, ma in qualche modo un intenso procedere all’interno di mondi differenti. La sua età non gli impedisce di aver creato un tale spaccato di letteratura da poter essere accostato ad un lettore adulto. Il fatto inoltre che non tutte le sue letture sono “completate”, ma anzi per svariati motivi si sono interrotte, ci da la misura della realtà. Non sempre infatti un libro deve essere necessariamente concluso (anche se, Stefano, il Signore degli Anelli, il Signore degli Anelli, DEVE essere concluso). A volte rimane lì, come un amante sospeso, che attende solo di riprendere possesso dei nostri sensi. Un’ultima cosa: l’interessante suggerimento culinario (e di spesa). A volte leggere migliora la vita, non solo intellettualmente, ma anche praticamente. Grazie Stefano, come al solito sei una promessa mantenuta.


E adesso chissà cosa hanno scritto i miei amici Avvocatolo ed Ysingrinus… Vado a leggerli anche io 😉

 

Storia di un Lettore

In principio fu La lucina, di Moresco naturalmente, e ho deciso di menzionarlo per primo solo perché è il primo degno di nota che mi viene in mente; prima ci fu altro… ma di questo parlerò dopo.

Quando, come e perché, giusto? Circa tre anni fa, me lo feci regalare, perché non potevo fare nient’altro in quel momento.

Iniziai a leggerlo un po’ titubante, un po’ con l’aria da “Mah” (sì, anche se avevo espressamente dichiarato di voler quel libro tra milioni di altri) e poi mi lasciò stupito, alla fine dell’intero racconto.

Sono un lettore difficile e abbastanza giovane dal momento che non ho mai letto come dicono molti “sin dall’infanzia”. Durante l’infanzia ci sono stati i libri imposti dalla scuola e quello che più odio è I promessi sposi che veniva riproposto ogni anno – a proposito, dovrei quasi saperlo a memoria ma no, non direi.

E sempre parlando dei libri dell’infanzia ricordo di voler leggere qualcosa di Sherlock Holmes dalla biblioteca dalla scuola ma mi fu impedito perché non adatto a quell’età.

Ho rimediato: sul Kindle ho acquistato TUTTE le opere di Doyle racchiuse in un unico volume. Naturalmente, come qualunque lettore che si rispetti, non le ho ancora iniziate, mi basta averle lì. A tal proposito dovrei stilare un elenco di tutti i libri in attesa di essere letti come Pilgrim, Il seggio vacante, La felicità è contagiosa, Dove il vento grida più forte, Le luci nelle case degli altri, Operazione Grifone, La mia maledizione, Impara a essere felice, Il confine di un attimo, e altri, ma a eccezione del titolo della Rowling (che comunque comprai sulla scia dell’euforia al momento dell’offerta), tutti gli altri mi sono stati regalati con promozioni varie da Amazon e non ho intenzione di leggerli, al momento.

Invece, titoli degni di nota che sono in attesa e che voglio leggere sono Dieci piccoli indiani, Tutto Sherlock Holmes, appunto, e Il conte di Montecristo. Di quelli già in mio possesso, perché la lista di quelli desiderati è abbastanza lunga.

Tornando a quelli letti e meritevoli di una citazione, in ordine sparso troviamo:

        Le stanze dei fantasmi di Dickens e colleghi, una bella raccolta di racconti che mi è piaciuta tantissimo;

        La morte nel villaggio della Christie, in verità il primo libro dell’autrice che ho letto e che ho apprezzato perché finalmente trovavo una trama dopo innumerevoli titoli senza spina dorsale;

        Respiri del cuore, una raccolta di racconti dell’emergente D’Aquale e che era davvero fatta bene, a mio parere;

        Harry Potter e la Pietra Filosofale della Rowling che mi è piaciuto ma per i miei gusti dal finale troppo aperto;

        Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, un titolo raffinato oserei dire;

        Un canto di Natale di Charles Dickens, naturalmente letto in tempi di festività per aumentarne il fascino;

        Il mago di Oz di Lyman Frank Baum, fiaba d’altri tempi ma piacevole;

        Lettera al padre di Kafka, letto più per curiosità che per altro;

        Il mistero di Sleepy Hollow e altri racconti di Irving. Lasciando perdere gli “altri racconti” che non ho letto, devo dire che mi ha alquanto deluso poiché la storia finisce proprio nel momento in cui mi sarebbe piaciuto iniziasse;

        Il guardiano degli innocenti di Sapkowski, titolo famoso e premiato che devo dire non merita la fama che ha. Non mi è per nulla piaciuto il formato da raccolta di racconti, fermo restando che l’atmosfera è quella che è, cioè meritevole;

        Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro, altro best-seller che però ormai sente un po’ la pesantezza degli anni. Nonostante sia stato parecchio in disaccordo con la nonna del racconto, devo dire che alla fine me ne è rimasto un lieve (lievissimo) parere positivo;

        L’ombra del vento di Zafón. Mi sono voluto tenere per ultimo proprio questo “mostro” della narrativa contemporanea perché meriterebbe un discorso a parte. Senza dilungarmi troppo posso affermare con certezza che è il libro più brutto che abbia mai letto e ha il vanto di avermi fatto ridisegnare la mia asticella per i libri brutti. Se prima ne avevo letto alcuni da una stella, L’ombra del vento me li ha fatti rivalutare portandoli a tre, per accomodarsi sul podio della stella solitaria.

Voglio concludere con i libri interrotti partendo da Cose preziose di King, fermo oltre le 400 pagine da oltre due anni; Tutte le fiabe dei fratelli Grimm e di Andersen, che riprendo ogni tanto (sì, mi piacciono le fiabe); Robinson Crusoe di Defoe, messo in pausa per iniziare non so che cosa; Il signore degli anelli di Tolkien, fermo al sesto capitolo del primo libro per leggere altro, poi visto azzerare i progressi dal Kindle non so per quale motivo.

Di questa breve lista intendo riprendere solo Robinson Crusoe che trovo ancora interessante e Il signore degli anelli che trovavo molto piacevole.

Ecco, dovevo scrivere una storia e me ne sono uscito con elenchi e intenzioni. Non è forse storia anche questa?

Tra l’altro sul post del blog avevo letto qualcosa sui saggi, fumetti, etichette. Leggo parecchi estratti degli e-book da Amazon giusto per selezionare la mia prossima preda. Ho letto gli ultimi numeri di Naruto giusto per sapere come va a finire. Leggo (quasi) tutte le etichette che mi capitano a tiro, soprattutto quelle dei prodotti sugli scaffali del supermercato. All’inizio lo facevo per pura curiosità, poi è arrivato l’olio di palma sul mercato (o forse c’è sempre stato e non lo sapevamo) e ho cominciato a trovarlo dappertutto, perfino nel pesto, quindi, per il semplice fatto di limitare il colesterolo ingerito, tendo a preferire i prodotti col burro (chi se ne frega, eh?).

Va bene, concludo, Word mi segna che ho scritto 962 parole e penso di aver detto tutto. Ho spolverato i miei scaffali. Grazie e alla prossima!

Kavvingrinus – Molfy

Nel caso di Molfy parto da una difficoltà finora non sperimentata, ossia quella di non conoscere in alcun modo la persona in questione, “dovendola leggere” solo attraverso le sue letture.

La fotografia che ho scelto, ha alla base proprio questa misteriosità, che diviene raffinatezza nel momento in cui si incrociano le sue letture. Un percorso molto femminile tracciato com’è in modo affettivo. C’è in qualche modo un collegamento con la tradizione della lettura, ma anche la spinta verso la scoperta della novità e della sperimentazione personale. La scelta inoltre della lingua tedesca (che conosco per studi) tradisce l’ordine mentale (la grammatica tedesca è quasi matematica nella costruzione della frase) ed in qualche misura l’apertura verso un mondo nel quale le parole si costruiscono di volta in volta in modo collegato ai sentimenti (non a caso il romanticismo nasce proprio in lingua tedesca… Ho amato Novalis in modo estremo, per capirci). Se dovessi definire Molfy solo dalle sue letture, mi viene in mente proprio lo scatto che vi ho presentato. Eleganza, raffinatezza, signorilità ma anche ordine, sentimento. In una sola parola: estrema femminilità. Sono curioso di sapere cosa hanno scritto i miei amati colleghi: Avvocatolo e Ysingrinus. E voi?

  

 

Quella che ho coi libri è un’intensa, lunghissima storia d’amore. Dacché io mi ricordi, ne ho sempre avuti intorno e, da quando ho imparato a leggere, non ho più smesso.

Tra le letture d’infanzia rammento con particolare affetto Pollyanna, da cui devo aver preso il gioioso ottimismo, e “Pattini d’argento” di Mary Mapes Dodge, ma sullo scaffale della memoria in bella vista ci sono pure l’ “Isola dei delfini blu” di O’Dell Scott e “Cuore” di De Amicis.

Da ragazzina ho avuto un debole per A.J.Cronin, ma non disdegnavo nemmeno E.A.Poe e A.C.Doyle (la doppia iniziale puntata evidentemente esercitava un certo fascino su di me).

Alcuni libri sono legati indissolubilmente a nomi e volti di insegnanti. Quella di Lettere  di terza media, ad esempio, non solo mi suggerì la “Collina dei conigli” di Richard Adams, ma me ne procurò lei stessa una copia in formato economico, che mi consegnò ancora incellophanata: l’aveva acquistata appositamente per me! Al liceo il prof. di filosofia mi fece leggere “Dal mondo del pressappoco all’Universo della precisione” di Alexandre Koyré, proponendomi di costruirci una lezione per l’intera classe. Inutile dire che ho sempre amato la filosofia. E forse anche un po’ il professore, di cui del resto eravamo tutte più o meno dichiaratamente innamorate…

Da adolescente in cerca di indipendenza di pensiero, ho letteralmente spiccato il volo insieme al “Gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach, mentre per il “Piccolo Principe” devo appellarmi ai diritti del lettore di Daniel Pennac, non avendolo mai finito. Proprio non ci sono riuscita.

Al contrario, ci sono libri che ho preso ripetutamente in mano, come “Il nome della rosa”, di Umberto Eco, che ho letto tre volte, apprezzandone via via i diversi piani di lettura: ora la trama del giallo, ora lo sfondo filosofico, ora l’impianto teologico. (Ho visto anche il film, ma più per Sean Connery che per la trasposizione cinematografica!).

Ogni libro è un’avventura e una scoperta!

I bellissimi diari di viaggio “Patagonia Express” di Sepúlveda e “La corsa del levriero” di Alex Roggero mi hanno portato ad esplorare le Americhe senza problemi di jet lag.

Con  “La cruna nell’ago” e “Codice Rebecca” di Ken Follett mi sono catapultata nello spietato mondo dello spionaggio, spingendomi anche a divagazioni bondiane, immaginando che un affascinante 007 rischiasse di  prendersi una pallottola in  mia presenza, mentre bevevo un Vodka Martini (agitato, non mescolato) in sua compagnia.

Recentemente, “Sei biblioteche” del serbo Zoran Živcović mi ha condotta in un surreale inferno postdantesco dove la pena per chi non si dà la pena di leggere in vita, è leggere per la vita eterna.

Non è il mio caso, chiaramente….

Leggo un po’ di tutto, persino i bugiardini dentro le scatole dei farmaci, salvo poi restare atterrita dagli effetti indesiderati, per cui finisco sempre col buttare i medicinali e tenermi il dolore.

Leggo abbastanza: in media  una quarantina di titoli l’anno.

Amo i libri, il frusciare delle pagine, l’odore della carta, il risvolto di copertina…

È evidente però che a un certo punto ho dovuto smettere di acquistarne, essenzialmente per due motivi. Uno squisitamente economico, l’altro… strutturale! Mio marito – ingegnere – direbbe che i solai non sono calcolati per reggere il peso delle mie ambizioni culturali (leggi: librerie sovraccariche!) Così, per evitare crolli nel bilancio familiare e nella mia umile dimora, ho preso a frequentare assiduamente la Biblioteca Civica, dove, conoscendomi, derogano spesso al limite di prestito di tre libri per volta.

Lo ammetto: la mia lettura a volte è un po’ compulsiva. Sono una lettrice avida. Avida di emozioni. Una storia deve catturarmi, prendermi e farmi sua. Non mi importa tanto ricordarmela dopo averla letta, quanto viverla mentre la leggo, sentirla intensamente quasi a raggiungere qualcosa di simile a un orgasmo mentale…

Per darmi una calmata e complicarmi un po’ la vita (così almeno riesco a far durare un libro per più di una settimana), ho cominciato a leggere testi in Tedesco, lingua che ho ripreso recentemente a studiare e che amo quasi quanto il nostro meraviglioso Italiano.

Ho iniziato dai classici “Leiden des jungen Werthers” (i dolori del giovane Werther) di J.W. von Goethe, sono passata a E.T.A.Hoffmann (ancora iniziali puntate!!!) per approdare infine ad autori contemporanei.

Spassosissima e capace di farmi sorridere nei giorni un po’ grigi è la scrittrice Kerstin Gier, una sorta di versione germanica di Bridget Jones e i suoi diari (in Italia è uscita con “L’uomo che vorrei” per Corbaccio). Un titolo su tutti: “Männer und andere Katastrophen” (uomini e altre catastrofi).

Ora sono alle prese con l’intrigante “L’ultimo Abele”, del Nostro.

Ed è stato amore a prima riga.

Kavvingrinus – Colpo di Tacco

Colpo di  tacco è un personaggio interessante. La conosciamo perché è una donna legata ad uno sport, per consuetudine e limiti mentali, declinato al maschile, ossia il calcio. Ne conosciamo la sagacia e la grande capacità di far spogliare uomini e donne. Nel suo blog si intravede una donna forte, piuttosto decisa ma capace di sentimenti assolutamente femminili. Le sue letture rispecchiano questo carattere. Non sono convenzionali, ma decisamente “volute”. Da organizzatrice quale è, determina modi, tempi e generi di lettura. E se legge è più per affermare la sua libertà di farlo che per un bisogno, se non nella misura in cui le permette di staccare dalle cose che la circondano. La mia creazione rispecchia questo carattere, è fondamentalmente colore senza mediazione, passione e convinzione. Ed è per questo che apprezziamo Colpo di Tacco. Perché lei è così: decisa, immediata. Donna. 
  
La mia carriera di lettrice, volontaria, di libri è iniziata un po’ tardi. Fino alle superiori leggevo solo perché dovevo. Perché me lo imponeva la scuola. Il primo libro letto di mia iniziativa è stato Piccole donne. Per me una sorta di Bibbia modera.Poi crescendo ho iniziato io a scegliere cosa e quando leggere. Riassumerei seguendo queste tappe:

I gialli di Agatha Christie sono stati un punto di svolta: ne ho letti tanti e per diverso tempo

Poi sono passata alle letteratura più “femminile” e classica: Orgoglio e pregiudizio, Ragione e Sentimento, L’educazione sentimentale, Le affinità elettive e Madame Bovary.

Poi sono tornata ai thriller con tutti i libri di Giorgio Faletti (oh, a me son piaciuti)

Un altro periodo è stato quello delle letture miste, senza un tema comune, mi andava di leggere quel libro e lo leggevo: Sulla strada, La solitudine dei numeri primi, Memoria delle mie puttane tristi, Sostiene Pereira, Il grande Gatsby e Va dove ti porta il cuore…

Poi sono passata a libri sul giornalismo molto tecnici o scritti da giornalisti: Fallaci, Severgnini, Remondino…  

E’ iniziato poi il periodo dei romanzi rosa…. Dal Diavolo veste Prada a quasi tutti quelli di Swan Karen. Ma ne avrò letti a centinaia. Tornavo dal lavoro alle 23 ed era l’unico modo per staccare col mondo esterno. Ammetto anche di aver letto tutta la saga di Twilight, 50 sfumature di Grigio e diversi su quest’onda.

Proprio ieri invece ho iniziato a leggere La ragazza del treno.

In fatto di letture non sono snob e non ho un autore preferito, sono un’insalata mista. La scelta la faccio in base al periodo della mia vita e al mio essere più o meno impegnata durante il giorno, perché io leggo, solo, e specifico solo, la sera prima di dormire, per quanto riguarda i libri, i giornali li leggo invece la mattina.

Una tappa fondamentale nella lettura c’è stata nel 2012 quando mi hanno regalato l’ebook. Per me una delle invenzioni migliori degli ultimi anni. E’ vero, mi piaceva girare per le librerie e un po’ mi manca, ma con un clik, anche a tarda notte, puoi acquistare il libro che ti va di leggere, questa comodità non ha prezzo.

Non ho altro da aggiungere!

Se invece voi lettori volete aggiungere visioni diverse di questa amica, bè andate dai miei amati colleghi: Avvo e Ysi

Kavvingrinus – Ili6

Scrive con grande delicatezza Marirò. Il suo blog è garbato e signorile, come la figura umana che intravvediamo nei suoi racconti immaginari o di vita che ci riserva. Nel suo caso, il “Kavvingrinus” è quanto mai particolare. Marirò infatti non ci ha raccontato le sue letture, ma ha fatto qualcosa di diverso. Ci immerge nel suo mondo, nel suo ricordo, nel cuore stesso del suo amore per la lettura, raccontandoci la storia di una bambina e di suo nonno, facendoci quasi sentire la voce dell’uomo e la risposta interiore della bambina. Quasi come se in quel “C’era una volta” ci fossimo tutti noi. Come se iniziassimo a leggere con lei, la storia della sua lettura.

La creazione fotografica che ho scelto per lei è più aniconica delle altre. E’ solo un soffio di luce, come noi fossimo all’interno del luogo preziosissimo del ricordo e, qualcuno d’incanto, ne iniziasse a sollevare la parte superiore, lasciando entrare la luce. Perchè la sensazione è questa: essere stati introdotti in un ricchissimo mondo interiore. Per questo, per questa emozione, grazie Marirò.

Ecco perciò la sua narrazione. A tutti voi l’invito come al solito a leggere i commenti degli esimi colleghi Avvocatolo e Ysingrinus.

 

C’era una volta una bambina che quasi ogni pomeriggio andava a trovare i nonni in un paese vicino. La loro casa era molto bella, con un grande giardino dove c’era sempre qualcosa da scoprire e nuovi giochi da inventare tra i vialetti alberati. Era piacevole stare con la nonna e con la zia in quel posto da favola. Il nonno lo incontrava poco, lui nei pomeriggi lavorava in cartolibreria, e un giorno la bimba fu accompagnata proprio in quel negozio del nonno perché le donne dovevano andare in giro. La bambina fu contrariata per la novità: non poteva sapere che quel pomeriggio sarebbero nati nuovi affetti, nuovi amici, nuove sensazioni, nuove abitudini che sarebbero durate per sempre e che avrebbero indirizzato la sua la vita.

Il negozio del nonno si rivelò anche meglio del giardino: c’erano matite di tutti i colori, giornali, pupazzetti, libri di tutti i tipi, scatole da aprire, album da colorare,…c’era odore di carta, di inchiostro, di tabacco.

Il nonno le permise di curiosare un po’; lei apriva pacchi, pasticciava fogli, sfogliava giornali, spostava gomme e temperini, metteva giù i pupazzetti. Quante cose non conosceva! Chiedeva, provava, annusava, toccava e il nonno, che di bimbi se ne intendeva perché trascorreva le mattine a scuola, rispondeva, spiegava, dimostrava e sorrideva, vedendo gli occhi meravigliati di quella bimbetta di appena tre anni.

Poi, forse per paura che il negozio venisse messo a soqquadro o forse per volerle fare un regalo, il nonno la fece sedere su una piccola sedia dietro il bancone e le chiese di ascoltare. Prese un libro giallo con le scritte rosse e cominciò a leggere…

“C’era una volta un piccolo, brutto anatroccolo…”

La voce del nonno catturò subito la sua attenzione: era sottile, un po’ rauca e mai uguale. A volte si alzava, poi diventava un sussurro, proseguiva pacata, poi veloce, cambiava tono, cantava. Era musica. Ed era tutta per lei.

La bimba guardò il nonno, quel nonno così poco conosciuto sino a quel momento, e lo vide sereno, elegante con quel gilet grigio e la camicia azzurra. Osservò il suo viso magro e leggermente rugoso; le labbra si distendevano, sorridevano, le sopracciglia a volte si aggrottavano. Guardò le sue mani sottili che si muovevano, che indicavano, che accarezzavano la carta e sfogliavano con delicatezza le pagine. Fissò i suoi occhi chiari che seguivano il rigo e che a volte la guardavano.

Pian piano la bimba si concentrò sulle parole, sulle frasi, sulla voce del nonno che leggeva per lei e quelle parole presero forma, danzarono davanti a lei e composero un quadro ricco di forme, colori, personaggi, sentimenti. E lei vide quell’anatroccolo nero, i suoi fratelli, sentì la preoccupazione di mamma anatra, perché lei in quel momento era con loro, in quello stagno…

Non ricorda quanto durò quel primo ascolto, il tempo si dilatò, si azzerò e non fu più percepibile. Su tutto dominava il suono morbido della voce del nonno che leggeva per lei.

Fu un momento magico che si ripetè tantissime altre volte. La bimba preferì, infatti, sempre più il negozio del nonno al giardino delle meraviglie e lui l’accoglieva con gioia: quei momenti piacevano ad entrambi, davano serenità, regalavano affetto, unione, stupore a tutti e due.

A volte il nonno doveva interrompere la lettura perché in negozio entrava qualche cliente e lei si infastidiva, si ingelosiva perché quei momenti erano loro, solo per loro: lei, lui, la sua voce, il libro, la storia, il sogno.

Oggi quella bimba è cresciuta, legge per se stessa e molto spesso legge ad alta voce per i bimbi che l’attendono in aula. Non si sorprende nel vedere sul viso dei bambini lo stupore e la meraviglia mentre ascoltano la sua voce che legge e nemmeno del fastidio che genera il suono della campanella: sono momenti che non amano essere interrotti. Sono l’origine di qualcosa che sta nascendo e che si potrà fortificare nel tempo. Lei questo lo sa bene.

Grazie nonno Pino, la tua voce, che mi ha resa felice lettrice, è sempre in me.

  

 

Kavvingrinus – Ali di Velluto

 

Ali di Velluto è un personaggio misterioso, apparentemente un player del sesso, ma in trasparenza qualcosa di molto più raffinato e seducente. Un’anima femminile direi, nonostante la sua dichiarata mascolinità, sia per la ricercatezza dell’erotismo che descrive, sia per la modalità con la quale lo descrive.

Le sue letture, che me lo rendono per altro molto vicino, ci restituiscono un immagine originale della sua personalità, nella quale prendono forma e significato i sensi interiori di questo personaggio che è probabilmente più una proiezione di una esistente, che la manifestazione di un essente.

La fotografia che ho creato per lui è qualcosa di solo apparentemente riconoscibile, ma che nella sua sostanza sfugge a ciò che viene interpretato, come questo personaggio continuamente sfuggente ad una qualsiasi forma di riconoscibilità. Colgo l’occasione di questo kavvingrinus, per altro, per ringraziarlo, perché nonostante io non apprezzi molto il genere erotico (tranne quando non diventi esercizio di emozioni e sentimenti come avviene per alcune mie carissime amiche), pure la sua modalità di entrare in contatto ed in relazione con i suoi follower, me lo rende estremamente simpatico e me lo fa seguire con piacere. La sua carrellata di letture, inoltre, merita da parte mia un grandissimo apprezzamento, perchè, come dicevo, ne condividiamo buona parte. Sarà che Ali sia della stessa sostanza di Kalosf?

E adesso se volete, andate a vedere cosa hanno scritto i miei meravigliosi colleghi: Ysingrinus e Avvocatolo

 

Gli amori letterari 

Ho sempre avuto grandi amori, amori travolgenti e totalizzanti.Amori con cui ho trascorso le mie notti insonni, i miei intervalli. Amori per cui cercavo di finire in fretta e male i compiti, o i lavori per i clienti, per tornare da loro.Amori che ho quasi sempre tradito.

Parlare dei miei amori è bello, li ricordo tutti, migliaia di pagine lette e rilette che mi sono rimaste dentro.Di tutti i miei amori alcuni furono più struggenti e di questi conservo un ricordo speciale.

Il primo amore, quello che dicono non si scordi mai fu per Jules Verne, o Giulio Verne come c’era scritto sulle mie copertine di allora.Ero piccolo, mi immaginavo mondi fantastici e misteriosi. Per me erano libri difficili, da grande e li amavo. Andavo e venivo tra la mia camera da letto e la cucina, per chiedere a mio nonno le parole che non capivo. “Cos’è un pappafico? e un boccaporto? e un narvalo?”. Con lui sono sceso nelle viscere della terra alla ricerca di Arne Saknussemm, ho volato sino alla luna, ho solcato i mari con il capitano Nemo su quel sottomarino che oggi farebbe tanto steampunk, ho viaggiato con Robur sul suo vascello volante e soprattutto ho sognato. Con i lego ricostruivo quelle “macchine” straordinarie e quegli aglomerati informi di mattoncini multicolori per me erano navi, auto e navicelle volanti.

Tradii anche lui, anche se era il primo vero grande amore letterario della mia vita, ma furono cose di poco conto, con qualche Topolino o fumetto di varia natura.

Poi vennero gli Urania, perchè un solo autore non mi bastava più. E le raccolte e i momanzi brevi di Brown. E li conobbi il mio secondo amore.

Isaac Asimov mi fece innamorare dei suoi robot, Gregory Powell e Mike Donovan e Susan Calvin, e quelle dannate tre leggi a cui non si poteva trasgredire. E, assieme al mio amore per la storia, quella vera, quella degli uomini, di re e popoli, che in quegli anni iniziava a nascere, mi immergevo nel suo medioevo del futuro. Fatto di grandi imperi galattici crollavano e di Hari Seldon che cercava disperatamente di salvarli con la sua psicostoria. Tutti i suoi cicli si fusero, uomini, robot e grandi imperi in rinascita.

Quelli erano anni strani, anni in cui l’ormone iniziava a battere alle porte, in cui giocavi a fare l’adolescente. In cui tradivi con Hermann Hesse, con Narciso e Boccadoro o con Siddharta. O con Anaïs Nin, perchè Il delta di venere, assieme a Bliz e a qualche copia di Le Ore che trovavi in una casetta degli attrezzi in campagna, era il massimo della perversione. Anni in cui leggevi di tutto, anche il Mein kampf e Il capitale perchè a scuola studiavi e volevi capire.

Quando il liceo finì e il latino, che avevo deciso che non mi piaceva da quella prima lezione “rosă, rosae, rosae, rosam, rosă, rosā”, non fu più un’imposizione decisi di leggere i classici. Perchè non ho mai amato le cose imposte. E ripresi il dizionario e i libri per leggerli in latino, o tradotti in latino dal greco dandomi del coglione. E lessi di viaggi e di mostri fantastici, di battaglie sotto mura imponenti, e di grandi eroi. Lessi l’Iliade e l’Odissea. Lessi le grandi imprese di Cesare e i versi di Catullo. Le tragedie e le commedie e le immaginavo interpretate in grandi teatri ricoperti di marmi. Non fu amore vero, più una fissazione, come per quella ragazza, che tutti dicono essere la più figa della scuola e quindi ti senti in dovere di corteggiarla anche tu. E alla fine ci stai anche bene con lei, ma qualcosa ti manca.

Poi venne il mondo fantastico di Tolkien, e fu di nuovo amore. Lessi tutto di lui, della terra di Arda agli anni burrascosi delle terza era. Sognavo Glorfindel e sterminati saloni di pietra nelle viscere delle montagne. Scrivevo canzoni cercando di imitarne lo stile e riempivo quaderni di rune.C’era tutto nella sua opera, amori struggenti, imprese leggendarie, letterature epica in chiave fantasy. E ancora oggi a volte vado a letto con il tomo del Signore degli anelli, perchè i grandi amori li si desidera sempre ancora un po’. E quando al cinema rividi quello che mi ero immaginato tante volte rimasi meravigliato, a volte un po’ contrariato, ma la cavalcata dei Rohirrim sotto le mura di Minas Tirith mi fece venire i brividi e quando Aragorn mi intimò: “Mirate gli Argonath, le Colonne dei Re!”, piansi commosso.

 

Oramai ero più grande, e cercavo qualcosa di un po’ diverso. Flirtai un po’ con Frank Herbert e il suo mondo sabbioso di Dune e con le Dragonlance, ma non nacque mai qualcosa di serio. Finchè non arrivò Philip José Farmer. Li ritrovai l’amore, l’amore per la fantascienza e per la storia. Tutto di fondeva, si mischiava in un racconto e con un modo di scrivere che trovo fantastici. Forse fu l’ultimo grande amore delle mia vita, fino ad oggi.

Provai con Murakami, lessi molto, ma non lo amai veramente. Fu più in infatuazione dovuta al mio interesse per il Giappone.

Tra le tante amanti che ebbi però alcune le voglio ricordare per ciò che mi lasciarono. Autori di cui magari lessi un libro solo, non so neanche perchè ma che ricordo con piacere. E li voglio citare in ordine sparso, come mi ritornano in mente, perchè delle amanti, a volte, ricordi dei momenti, ma non quando avvennero. Sostiene Pereira, di Antonio Tabucchi, con il suo discorso indiretto che mi faceva impazzire. Il più grande uomo scimmia del Pleistocene di Roy Lewis che mi fece ridere. Neuromancer, Giù nel ciberspazio e Monna Lisa Cyberpunk di William Gibson che forse mi fecero amare la rete, o forse amai i romanzi perchè la rete la amavo già, non ricordo. Il cacciatore di androidi e La svastica sul sole di Philip K. Dick furono anche fantastici. La versione di Barney di Mordecai Richler fu una sveltina assolutamente appagante. La variante di Lüneburg di Paolo Maurensig è forse l’ultimo che mi viene in mante, ma che voglio comunque citare.

Ali


  

Kavvingrinus – Intempestivo viandante 

Il suo è un blog “letterario” nel senso più profondo del termine. Incrocia recensioni, letteratura, poesia, teatro ed esperienze sue personali di scrittura con inconsueti sprazzi di umanità vissuta. Intempestivo, che è una donna in realtà, si diverte seriamente. Lo fa con stile, avendo coscienza di saperlo fare e proprio per questo lo fa con estrema umiltà. Il suo è uno spazio accogliente, nel quale i giudizi sulle opere che intercetta sono motivati e ben mostrati. I suoi scritti, ciò che ella ha creato è davvero degno di nota. Qui le sue letture (come Kavvingrinus comanda)

Le mie letture di bambina che ricordo con più piacere sono di due categorie: una era quella che oggi si definirebbe “chick-lit” e che all’epoca per fortuna non aveva etichette, anche se effettivamente si trattava di libri che leggevano di solito le ragazze: Piccole Donne per intenderci, o Pollyanna, o Pippi Calzelunghe. Tutti libri che ho amato tantissimo e forse, a ripensarci, per motivi non così diversi, perché nonostante le apparenze, erano tutte storie per lettrici, forse, ma storie di ragazze comunque non convenzionali. Jo March era un vero maschiaccio e una scrittrice, decisa a scegliersi un marito per conto suo (vero che all’epoca l’aver rifiutato Laurie non glielo avevo perdonato facilmente, ma più tardi ho capito…), solo dopo aver raggiunto l’indipendenza economica. Pollyanna, pur essendo una bambina molto “bambina”, aveva quella bella caratteristica, che è stata molto ridicolizzata se non vista come una patologia (la “sindrome di Pollyanna”, ossia il vedere la realtà in modo esageratamente positivo, peccando di eccessivo ottimismo). In realtà, il gioco della felicità è stato per me, all’epoca, un grandissimo aiuto per affrontare situazioni difficili. Per come la vedo io, non si trattava di vedere tutto rosa, ma di non perdere di vista gli aspetti positivi che possono esserci anche nei momenti più duri: questo permette di affrontare le difficoltà con il sorriso o se non altro con più forza e un atteggiamento più positivo, che non mi sembra poco. E poi c’è Pippi, la mia Pippi, la ragazzina più coraggiosa, forte, allegra e libera del mondo, quella che viveva da sola con un cavallo e una scimmia a Villa Villacolle, con un padre “re dei negri” (che un giorno qualcuno si è inventato anche una accusa di razzismo contro Astrid Lindgren, ma via… nessuno avrebbe potuto leggere Pippi e diventare razzista, secondo me), sempre in viaggio, che ogni tanto la veniva a prendere, la portava in qualche avventura, le lasciava un po’ di monete d’oro e via, ripartiva.

La seconda categoria di libri per “giovani adulti”, come si dice adesso, era ancora più avventurosa, e decisamente più unisex. Mi vengono subito in mente Tom Sawyer e Huckleberry Finn (ah, quanto meno ricca sarebbe stata la mia infanzia, senza Tom e Huck! E anche Un Americano alla Corte di Re Artù e i Racconti sul Fiume, la quintessenza dell’ironia), ma anche L’isola del Tesoro, Robin Hood, I Tre Moschettieri, Il Richiamo della Foresta (quanto amore, per quel libro!), Peter Pan (adorato), Alice nel Paese delle Meraviglie (che però ho apprezzato di più “da grande”, in versione integrale e in inglese), Pinocchio, Gian Burrasca, e poi vabbè, tutto Salgari e un altro degli amori letterari della mia vita, Cosimo Piovasco di Rondò, il Barone Rampante, che mi ha iniziato a un idillio con Calvino che dura ancora oggi. E non parliamo poi del grandissimo Rodari, di Giovannino Perdigiorno, del Professor Grammaticus e del filobus numero 75, che “in partenza da Monteverde Vecchio per Piazza Fiume, invece di scendere verso Trastevere, prese per il Gianicolo, svoltò giù per l’Aurelia Antica e dopo pochi minuti correva tra i prati fuori Roma come una lepre in vacanza.”. E la Collina dei conigli di Adams, anche, la splendida odissea di un gruppetto di conigli che sfuggono a una morte terribile, guidati da un giovane sognatore un po’ profeta e dal suo fratello più saggio, tra pericoli, amori, insolite amicizie e bellissime storie “mitologiche” raccontate dal narratore del gruppo per dare forza ai compagni e dimenticare la paura del buio e dei nemici…

Insomma, ragazzini scapestrati, pirati, ladri gentiluomini, filobus imbizzarriti, conigli profughi, nobili che trascorrevano la vita sugli alberi, partecipando alla vita del mondo, dentro e fuori allo stesso tempo, un po’ come gli scrittori e gli artisti, tutti accomunati da una cosa che mi porto dietro e per cui non li ringrazierò mai abbastanza: la ricerca della libertà, libertà della mente, del pensiero e della fantasia prima di tutto, perché senza quella non si va oltre.

Venendo a tempi più recenti, qui posso anche essere più breve, perché si sa che sono le cose dell’infanzia e della prima giovinezza quelle che restano incise nel cuore per tutta la vita ☺

Mi sono presa a un certo punto una sbandata per un giallista americano a sua volta innamorato dei gialli all’inglese: John Dickson Carr (che scriveva anche sotto lo pseudonimo di Carter Dickson), uno che disseminava i suoi libri di indizi falsi e veri, uno dei pochissimi che riuscivano davvero a sorprendermi quasi sempre con la soluzione, e un genio dei “delitti della camera chiusa”, non so quanti metodi ingegnosi abbia elucubrato per consentire ai “suoi” assassini di uccidere e poi allontanarsi indisturbati da un luogo perfettamente sigillato, camminare sulla neve senza lasciare tracce, ecc.

Poi abbiamo Shakespeare, naturalmente. Chiunque fosse si è piazzato nel cuore e nella testa di ciascuno di noi e lì è rimasto e c’è ancora, e ci legge come un libro aperto.

Il mio amatissimo Oscar (Wilde), genio e sregolatezza, eccentrico e sensibile, provocatorio e appassionato, dotato di un’eleganza, una ricchezza di stile tali da fare della sua lingua un continuo fuoco d’artificio, una scrittura di bellezza quasi ineguagliabile secondo me.

Poi c’è la Yourcenar, con le sue Memorie di Adriano, di cui ho parlato nel blog, che tratta tutti i temi che hanno a che fare con l’umano, e con tale profondità di pensiero da lasciare senza fiato.

E ancora libri per ragazzi, vecchia passione mai estinta. La Storia Infinita e tutta la saga di Harry Potter sono tra i libri più belli che abbia letto. Le Tredici Vite e Mezzo del Capitano Orso Blu… beh, credo di non aver mai riso tanto su un libro in vita mia, in autobus, da sola, in mezzo alla gente, ovunque e comunque… di un tedesco, poi, chi l’avrebbe immaginato… 😀

Aggiungo, tra i miei preferiti, Amado, Chatwin e Sepulveda. Confesso che ho vissuto di Neruda è una delle cose più straordinarie che possa capitarvi di leggere. Concludo con un romanzo contemporaneo, La vera storia del pirata Long John Silver di Biörn Larsson è strepitosa, una vera gemma, l’ho amata dalla prima parola all’ultima.

 

La fotografia che Intempestivo mi ha suggerito è una fotografia tecnica, volutamente materica e sgranata. La sua carrellata di libri mostra infatti un percorso non concluso, nel quale moltissimo è dettato dall’istinto, dal sentimento. Non è un caso infatti che ella parli di “sbandata” quasi di innamoramento in riferimento ad un autore. La fotografia diviene invece molto più netta verso il punto centrale, che in realtà non è il futuro, ma il passato delle letture di Intempestivo, quello che ha gettato realmente le fondamenta del gusto e del suo stile di lettrice, quello che è in altre parole il suo “punto orginale” di avvio. Lì diviene tutto più definito, come la sua narrazione che nel passato è maggiormente dettagliata (quasi la vediamo leggere). Verso l’alto invece rimane come la luce. Il futuro delle letture di Intempestivo ci è sconosciuto, poichè è un divenire troppo libero dal gusto razionale. Grazie a lei per aver condiviso le sue letture. E adesso, come al solito, andate a vedere su Ysingrinus ed Avvocatolo!