D’azzurro e di nuvole (lettera ad un amico)

A volte… A volte si sente il peso della vita, come fosse una storia tra affetti e silenzi, come un fuoco che si vorrebbe spegnere e non si riesce a domare. E ci si trova dinanzi a scelte che incidono come un coltello sul cuore, scelte che nessuno sa realmente dove possano condurre: se al fiorire dei rami o ad inverni prematuri. E ciascuno ti offre una risposta, un suggerimento. Ma tu sai che nessuno può comprendere quella mancanza e che d’altronde non puoi camminare in altro modo mentre i  “perché” rimangono celati, come mischiati alla notte di cui si tingono. E speri che domani sia migliore ma il domani è ancora come il giorno precedente ed è lento il subire gli attacchi della storia, mentre i morsi della fame e della sete attanagliano il cuore che non vuole o non può capire.

Camminiamo, amico mio, verso un mondo nuovo, ma nessuno ci ha promesso che il percorso non fosse desertico. Camminiamo verso Gerusalemme, ma nessuno ci ha detto che in molti momenti non sentiremo il bisogno di tornare indietro, mentre sappiamo che solo nell’avanzare, stracciati e laceri forse, è il nostro futuro. A volte sarà il gelo a venirci incontro e spereremo nel caldo dell’estate, ma quando il sole brillerà nel deserto, sentiremo il bisogno del freddo. E l’orizzonte non sarà forse chiaro come ci saremmo attesi e Gerusalemme non sarà forse così bella come avremmo voluto. Ma a Gerusalemme, solo a Gerusalemme è il Tempio e scostato il velo di bisso, finalmente il cuore sarà pacificato e le mani potranno sollevarsi, forse piagate, a bruciare incenso profumato.

Non ci sarà nulla che ci verrà risparmiato. Non ci sarà un sorriso, un solo sorriso, che verrà perso, nè una lacrima che non sarà raccolta e che non fiorirà a suo tempo. Ma alla fine ci saremo noi. Ci saremo ancora noi. A riconoscerci come ci siamo riconosciuti, a guardare il cuore come lo abbiamo sempre guardato. Ci saremo noi e non saremo soli. Perché in tutto questo cammino avremo portato con noi tutta la nostra vita, tutti coloro che abbiamo incrociato, accompagnato, amato. Ed anche per coloro che ci hanno ferito, ci sarà uno spazio. Perché forse scopriremo che da quelle ferite, dalla loro profondità, sono nati i fiori più inattesi, quelli che anche senza profumo conservano i colori che ci dicono della bellezza.

Perché vedi, ogni cosa si ricompone. Anche se tutto appare frammentato e ci sentiamo pezzi sparsi di una vita, in realtà ogni cosa verrà ricomposta a suo tempo e la trama che tiene uniti i fili che fanno della nostra storia un arazzo prezioso, sarà finalmente manifesta.

E credo che sarà come il cielo… sai, come quando si specchia sull’acqua… e ciò che appariva fango, diventerà, d’un tratto, d’azzurro e di nuvole.

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