Reinvention 2015: La poesia in Kalosf

La poesia intesa come creazione controllata di frasi finalizzate ad esprimere emozioni non è una caratteristica propria di Kalosf. Il suo blog nasce per essere un luogo di immagini, più che di parole, nonostante spesso delle frasi accompagnino le sue fotografie. I titoli degli scatti/creazioni sono spesso indicatori di un senso che egli attribuisce a quella od a quell’altra fotografia. Probabilmente per questo, a causa dei suoi lunghi percorsi attorno un’emozione o un’idea, raramente scrive in poesia. Almeno sul suo spazio. In particolare le composizioni poetiche sono legate ai primissimi mesi di esistenza su wordpress, poi diventano sempre più rare. Sembrerebbero tutte collegate ad un rapporto piuttosto complesso e profondamente chiaroscurale.

I titoli di quel periodo

Adoro il tuo riflesso nel mio cuore

Ti aspetterò

Mi resta la tua luce

Riflesso incauto

Dimmi pure chi sei

Ti ho atteso a lungo

Vieni con dolcezza

Il vento della luce

Violenta la mia gioia

Dammi un cielo

Senza titolo

Scrivo di piombo sulla tua solitudine

Autunno

In un solo caso in kalosf si trova una poesia non collegata a nessuna fotografia. Il kalosf poeta emerge invece in un altro “luogo” nel web…sul quale mi soffermerò in un prossimo post 🙂

La fotografia, la realtà ed il reticolo delle possibilità

Ho già trattato qualche tempo fa di questo tema, ma ci torno dopo una conversazione con un mio carissimo amico, che mi ha spinto a chiarire ancor meglio un punto collegato con il mio modo, a volte “paradossale”, di elaborare le foto. Modo comprensibile (in qualche misura) alla luce della mia visione della realtà.

In questi anni ho compreso che ciò che appare agli occhi dell’osservatore è solo una parte di quello che esiste. Ciò che si manifesta della realtà è, infatti,  solo ciò che è immediatamente conoscibile ai nostri sensi. Oltre quel che si presenta, resta una rete di possibilità che rende la realtà dinamica e non bloccata in una fissità. Tale reticolo è quello che sostiene ogni cosa, poiché è il luogo dal quale ogni cosa può partire e ripartire. Il luogo delle possibilità è quello stesso delle scelte e dunque della libertà. Mi sembra di comprendere come sia  la libertà che sostenendo il mondo, si manifesta poi nella realtà. Per libertà non intendo qui altro che la possibilità (anche solo incoativa) che qualcosa possa esistere piuttosto che non possa e non attribuisco a tale termine alcun significato morale (come non lo attribuisco all’assenso od al dissenso dinanzi alla scelta).  Penso perciò che la realtà sia nient’altro che l’apparenza, nel senso letterale di ciò che appare, di quanto invero la sostiene, ossia la rete di possibilità.

Ed è qui che ancora una volta torna la questione della fotografia. Lo scatto fotografico rappresenta  meramente la realtà, ma non può rappresentarne le infinite possibilità. Blocca staticamente il momento presente, ma non può esprimere il movimento interiore del mondo. Può denunciare il reale, ma non manifestarne la natura. La fotografia ha però una possibilità: l’editing. Nell’editing è infatti la possibilità che viene manifestata, ciò che un determinato oggetto (persona o cosa) potrebbe essere. Anzi più una fotografia sprofonda attraverso l’editing nella realtà rappresentata, più paradossalmente si avvicina al reticolo delle possibilità.

L’editing allora è in qualche modo lo strumento di espressione delle possibilità propria della materia di trasformarsi, perfino di spiritualizzarsi divenendo ciò che è nella sua profondità. E’ l’estetica come contemplazione noumenica, l’unica possibilità secondo Kant, di spingerci oltre il fenomeno.

E tutto ciò fino all’incomprensibilità che diviene esercizio massimo di libertà e manifestazione di abbandono dell’apparenza a favore della realtà propria delle cose.

 

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