Kavvingrinus – Beebeep74

Questa lunga carrellata di umanità che si chiama “Kavvingrinus”, trova oggi una delle figure più vicine a me per intelligenza (intus-legere) della realtà e percorso umano e letterario. Beebeep74 è probabilmente uno dei personaggi più misteriosi, poetici e signorili che io abbia tra i miei contatti. Le sue composizioni in precario equilibrio tra parole e immagini sono espressione di un animo maschile, temprato, che probabilmente è giunto nella sua stabilità di persona che sprofonda nelle proprie interiorità e da lì riesce a far uscire, quasi per metafora simbolica, le proprie ombre e la propria bellezza.

L’idea del bosco, che in qualche modo guida la sua storia di lettore, mi conduce a scegliere una foto che ho particolarmente amato e che a lungo ha aperto le sessioni del mio cellulare. Una foto che ha una parte di luce, ma anche una parte di tenebre e di inquietudine. In fondo come l’animo di Beebeep (e forse come ciascuno di noi). Un albero, degli alberi, una circolarità che viene spezzata da un angolo di luce che crocifigge se stesso. La spasmodico desiderio di una visione, che diviene in realtà smorzamento dei colori a favore del blu che si trascende nel nero… C’è una storia in questo scatto, come c’è una storia in beebeep…

A lui un grazie per aver voluto condividere con noi le sue letture. Ed una notizia: il nostro kavvingrinus giunge a conclusione (almeno momentanea). Settimana prossima ulteriori notizie! A proposito, chissà cosa staranno facendo i miei compagni di merende Ysi e Avvo… Andiamo a guardare!

Ho sempre amato i boschi …

… e il caso ha voluto che avessi la fortuna di poterci abitare accanto. Ricordo con piacere i castagni che tutti i giorni, affacciandosi alla mia stanza, mi auguravano buongiorno e la notte si facevano custodi dei miei sogni.

Nei boschi si nascondono infinite storie, esattamente come infinite sono le loro foglie che allo stesso modo delle parole, ornano i tronchi di racconti apparentemente identici che però, a dipendenza da come la luce li illumina, assumono forme assai particolari e singolari.

Credo che il mio cammino tra i libri é stato e lo é tuttora, una bellissima passeggiata solitaria tra il bosco incantato della letteratura umana.

Un cammino iniziato tra mille paure e timidezza, spinto però dalla curiosità ad affacciarmi sulle fronde più basse di alberi con nomi assai invitanti … Topolino, Braccio di Ferro, Tiramolla, Geppo, Pugacioff, Tex, Dylan Dog, Asterix e molti altri che non ricordo nemmeno più. Pomeriggi interi, isolato da tutto e tutti, passati a sfogliare le storie più bislacche, mondi fatti di animali parlanti e ladri non poi tanto cattivi, mondi in cui nonne preparavano panini e torte perfette tanto da mettermi un appetito inverosimile senza dimenticare mondi fatti di donne eccitanti con curve troppo sporgenti per la mia ancor acerba immaginazione.

Dai quei mondi, un giorno, come per magia vidi sbucare un albero gigantesco. Meraviglioso. Un albero con foglie colorate e un tronco bellissimo, attraente come nulla d’altro prima. LA STORIA INFINITA, fu il mio primo vero libro. Lo ricordo bene perché una volta giunto lassù, in cima a quella storia, mi resi conto dell’immensità che mi circondava. Immensità dentro la quale mi ci fiondai.

Salivo ovunque. A casaccio. Non sempre riuscivo a raggiungere la cima, ma quando ci riuscivo era bellissimo scoprire sempre nuovi orizzonti.

Altrettanto improvvisamente i miei interessi di colpo vennero catturati da una selva oscura (questa da qualche parte l’ho già sentita) dove c’erano alberi dai nomi bizzarri … CARRIE, IT, SHINING, e molti altri ancora. Erano piante che intimorivano e io per non dare nell’occhio decisi di scalarle tutte in notturna, senza far rumore. Per alcuni anni ho venerato Stephen King e compagni come degli Dei. Esagerando, tanto da ritrovarmi dopo alcuni anni di insonnia, completamente esausto e senza forze.

C’é voluto un bel po’ di tempo per “disintossicarmi” da quella abbuffata pazzesca, e riprendere lentamente la mia marcia. Questa volta decisi però di badare maggiormente alla scelta e soprattutto alla quantità degli alberi da conoscere, non disdegnando paesaggi già visti o parzialmente esplorati in passato. MARCOVALDO, IL DESERTO DEI TARTARI, IL BAR SOTTO IL MARE, IL SIGNORE DEGLI ANELLI, I PROMESSI SPOSI, IL CONTE DI MONTECRISTO, I MISERABILI sono alcuni dei quali mi hanno indubbiamente lasciato dei ricordi indelebili. Ho sempre evitato le mode e i libri che andavano per la maggiore, non per snobismo ma perché per natura preferisco starmene tranquillo e indisturbato sul mio albero senza dover fare la colonna per salire e scendere. Non escludo che alcuni libri di moda negli anni scorsi li possa leggere tra un po’ 😉

Ultimamente sono finito, quasi per caso direi, in una vasta radura disseminata di alberi nuovi, alberi poetici. Salgo ovunque alla ricerca di uno spiraglio illuminante che mi indichi il senso di questo nostro cammino quaggiù, tra questa giungla di parole e pensieri. Aggiungerei pure che nella poesia sto trovando i materiali ideali per costruire il mio personale rifugio che mi ripara dalle avversità della vita.

Ho sempre amato i boschi …

… e il caso ha fatto si che adorassi camminarci dentro.

Kavvingrinus – Le Herisson

Le Herisson è giovanissima, molto più giovane di quanto il suo stile e la sua scrittura potrebbero tradire… Ma quel “Geronimo Stilton” la dice lunga sulla sua vera identità e ci racconta di una freschezza meravigliosa, anche se già in buona parte vissuta ed affrontata. Le sue letture sono variegate, ma non moltissimo. Il filo che le accomuna è la razionalità. Niente concessioni alle sbavature, ma un percorso tutto sommato molto “pulito” e preciso, nel quale si può andare a “destra” ed a “sinistra”, ma dove in fondo non si perde mai il legame con il centro, concedendosi curve pericolose e magari mediocri. Se notate gli autori citati ed i libri citati hanno tutti un pedigree molto ben definito. Perfino Liala, non è una scrittrice di romanzetti, ma una signora del genere rosa di altri tempi. La nostra amica, per intenderci, non ha letto un rosa qualunque, ma un rosa d’autore, come appunto la stragrande maggioranza dei suoi titoli. D’autore.


Il suo stile di lettura perciò, nonostante le letture variegate, mi sembra tutto sommato stabile (non statico, ma stabile), per questo l’astrazione con la quale presento la nostra amica, nonostante i processi coloristici e le volute, presenta un ordine di fondo, perchè così deve essere Le Herisson nella vita. Razionale, misurata, ordinata. “una cosa per volta” deve essere il suo motto. Almeno da ciò che traluce dalle sue letture. Sarà davvero così???

(chiedo venia ai miei amici Avvocatolo e Ysingrinus, perchè avevo dimenticato di aggiungere l’invito fondamentale ad andare a visitare anche le loro pagine…)

 

Io e i libri … una storia infinita.
Leggo, si può dire, da quando non lo sapevo ancora fare,  come ho già raccontato in un post.  
Potrei mai dimenticare le avventure di Geronimo Stilton e le altre serie della collana “Il Battello a vapore”?
È con loro che son cresciuta. Serie dopo serie. Ricordo che ogni passaggio al colore successivo (ogni serie aveva un colore secondo l’età dei piccoli lettori), era per me la conferma che “stavo diventando grande”. Un po’ come le tacche sul metro dell’altezza appeso in cameretta.
Il primo libro tutto mio, lo comprai con i soldi regalatimi dal nonno. Avevo poco più di undici anni, allora, mi feci accompagnare in libreria e comprai “Il mago di Oz”. Lo conservo ancora come una reliquia.
Appena adolescente ho scoperto le avventure amorose con i libri di Liala “rubati” alla zia e i gialli di Ellery Queen e Simenon  che trovavo tra gli scaffali di casa.  Non tralasciavo nemmeno le puntatine in biblioteca alla ricerca di nuovi titoli, però eh.
Beh, poi crescendo non ci si accontenta più della sola trama, no?!  S’inizia ad “assorbire” un libro nella sua totalità: storia, autore, messaggio. Si cerca di capire, di sapere, s’impara che leggere non è sinonimo di sognare o svagare ma di scoprire, conoscere, trovare risposte e pormi domande. Sicché ho dato il via alla lettura dei Classici e dei romanzi introspettivi, e lì ci staziono ancora oggi.

Da lettore compulsivo quale sono, trovo difficile fare una classifica dei migliori testi letti: ogni libro lascia un messaggio negativo o positivo nella mente. Tra le storie indelebili nella mia memoria, ci sono:  “Un uomo” di Oriana Fallaci, ne son stata così coinvolta da comprare anche le poesie scritte dal protagonista Panagulis; “Ad occhi chiusi” di Gianrico Carofiglio; “Niente di vero tranne gli occhi” del maestro del brivido Giorgio Faletti.  “Chocolat”  di Joanne Harris e “Colazione da Tiffany” di Truman Capote, due eccellenti trame che la trasposizione cinematografica ha massacrato mortificando il lavoro dello scrittore, il senso della storia, i protagonisti. E ancora: “Il maestro e Margherita” di Bulgakov, “Casa di bambola” di Ibsen, “Il piccolo Principe” di A. de Saint-Exupéry; “La ladra” di M. Tobino; “Memorie di una Geisha” Arthur Golden; “La solitudine dei numeri primi” di P. Giordano; … e molti altri.

Poi ci son dei libri che porto nel cuore. Non li ho scelti io … loro hanno scelto me. Sì proprio così!  Mi han fatto l’occhiolino, mi son saltati in braccio, volevano essere letti da me.  E così che, per esempio, mi son trovata descritta nell’ indole di Renée e di Paloma, le protagoniste dell’ “Eleganza del riccio” (M. Barbery); ho approfondito  il concetto di amicizia in “Le braci” scritto da Sandor Marai; ho conosciuto un autore immenso,  J. Saramago,  con  “L’uomo duplicato” .
Dai, mi fermo qui ma di libri ammiccanti ne ho trovati molti altri e non han mai sbagliato un colpo.

Sarà anche perché evito come la peste le storie d’amore impossibili e i romanzi smielati, sicché non ho un panorama ampio di tale letteratura,  ma trovo che il concetto d’amore più ampio sia espresso in “Notre-Dame de Paris” da Victor Hugo che, per di più, con la sua minuzia nelle descrizioni dei luoghi, mi ha fatto immergere nella Parigi della fine 400.

Naturalmente ci son Autori la cui firma è garanzia e dei quali “assorbo” libri su libri.  Il mio rifugio dopo una serie di “letture a vuoto” è J. Saramago:  uno stile di scrittura diverso in ogni romanzo e sempre appassionanti le sue trame.
A. Baricco: mai banale né ovvio. Le sue sono storie senza tempo né luogo, sono pezzi di ciascuno di noi ed è impossibile non ritrovarcisi dentro.  Lui scava gli animi. Letti tutti, saggi e i Barnum compresi.
Uno scrittore che non leggo, ma “ascolto” come un saggio nonno è H. Hesse: riesce ad incuriosirmi, mi porta ad approfondire gli argomenti, mi appassiona.
Nel gruppo dei preferiti c’è anche M. Prust: candida e poetica la sua scrittura. Leggerlo mi culla. No, non ho ancora letto tutta  “La Recherche”, ma sono a buon punto e intendo continuare … con le giuste pause tra un volume e l’altro.  
A questi si aggiungono: il maestro dell’orrore E. A. Poe, la filosofia dei racconti di Voltaire, l’irriverente fantasioso  S.Benni, la cruda O. Fallaci;  I. Calvino, L. Sciacia, L. Pirandello amati sin dai tempi del liceo. Ma non finisce qui …  

Insomma, autori, generi letterari e titoli a parte,  posso dire che Il Libro è sempre stato il mio antro sicuro dove isolarmi e liberare la mente dalle paturnie o la fonte dalla quale attingere energia positiva. Sì, perché a me leggere ha salvato la vita … ma questa è un’altra storia.

 

Kavvingrinus – Gemellone solare

A volte è tale la libertà di espressione, la potenza ironica, lo strasbordamento, che finisce per andare ben oltre le consuetudini, tanto da trovarci un pò “così”, un pò leggeri, a leggerci una cosa che dovrebbe essere quella e invece è un’altra ed a finire per sorridere senza sapere bene il perchè. Genio? Creatività? Impudenza? Forse tutto questo insieme ed anche altre. Non conosco molto Gemellone solare e forse non importa. E’ bastato questo pezzo per rendermelo (come i suoi commenti) estremamente gradito, sia per le letture (diciamo che tra Agatha Christie e Rick Riordan, oltre che altri titoli già sottolineati, ci capiamo bene) che per la modalità di raccontarle. In questa rubrica abbiamo spesso incrociato sentimenti, storie, evoluzioni, ma non ci era mai capitati di essere “sbattuti” all’interno di un’ulteriore storia. Una storia nella storia. Bello, bello davvero. Dunque qui ci vuole un’astrazione estrema, che sia solo colore, luce, immediatezza, ma anche mistero, silenzio ironico e tutto sommato un pò sfacciato. Mi sei piaciuto davvero Gemellone (che scritto così, sa molto di qualcosa di quanto meno malizioso). Grazie per averci regalato il tuo scritto.

Ed dopo aver letto il Kavvingrinus, ricordate di andare a vedere cosa stanno facendo Ysi e Avvo (vorrei soprattutto capire come farà avvo a commentare, perchè in realtà dovrà commentare un racconto… Ysi essendo un saggio saggista non avrà il problema)

La mantide col carapace coperto di medaglie scavò a lungo, fino a quando sentì una maggiore resistenza contro una delle falci.
– Ne ho trovato uno – gridò ai compagni.
Altre cinque mantidi sciamarono a quattro zampe verso quella che aveva parlato, intenta a estrarre il tesoro: una scatola di metallo e resina, incisa con piccole curve e rette spezzate.
– Chi è l’esperto di antiche rune? – chiese la mantide decorata, tenendo la scatola tra le falci.
Una mantide allampanata e con indosso un camice bianco le si avvicinò, alzando la falce con fare incerto per poi grattarsi la nuca.
– Ehm.. sì, sono io.
Scienziologi, tutti uguali, pensò la prima mantide, porgendo la scatola all’esperto di rune, poi disse: – Cosa c’è scritto?
– Ehm… Signora Comandante… secondo le scuole più accreditate…
– COSA. C’È. SCRITTO.
La mantide col camice inforcò gli occhiali e navigò sul runario per mezzo minuto.
– Signora Comandante, qui c’è scritto “Automat ic”. Ma vede lo spazio? Potrebbe starci… un’altra “T”!
– Quindi è uno dei rari aggeggi di memoria di Automattic? Sicuro? – chiese la Comandante.
– Rari! Ne abbiamo già trovati almeno duec…
– Bene! Potrebbe trattarsi di roba militare! – la Comandante si fregò le falci, come per affilarle.

Ore dopo, il dispositivo appena scavato uscì dal rigeneratore a tecnobubbole di reliquie magiscientifiche.
– E ora, scienziologo – disse la mantide Comandante – fammi vedere cosa contiene.
Lo scienziologo collegò la scatola al computer e sullo schermo apparvero numerose stringhe di rune.
– Signora Comandante… sono ancora dei backup di blog…
– Se è un backup, conterrà informazioni importanti!
– Beh… dipende: cosa considera importante? Vede questo, Signora Comandante? – la mantide nerd indicò una stringa di rune – Questo blog era “Scie kimike vs aceto” e questo… come si pronuncia… era “Zinne giganti di ministre rotanti!!1!11!”.
– Zinne giganti lo abbiamo già trovato: è quel campionario di foto di palloni?
– Sì, Signora Comandante… Come avete visto… potrebbe esserci saggezza in questi blog, ma anche vagonate di merd… porn… parascienze, ecco!
– Scegline uno, scienziologo!
– Quale, Signora Comandante? – chiese l’esperto di rune.
– Quello che ti pare. A caso. Traduci. In fretta. Bene. O ti mangio la testa!

– Signora Comandante… ho la stampa di un file… viene da un blog chiamato Discussioni concentriche… sta anche in Avvocatolo e kalosf… e La cupa voliera bla bla bla.
– Alcuni di questi li ho già sentiti: uno o due di loro avevano le note a cazzo?
– Ovviamente! – rispose il nerd delle rune.
– Eh! – concluse la Comandante – Va bene, passami il resoconto e fuori dalle falci.
La mantide col camice porse il foglio alla Comandante.

“Ho iniziato a leggere prima di andare a scuola: era Il racconta storie, una raccolta di fiabe illustrate che usciva in edicola.
È stato un bene, imparare a leggere prima di entrare a scuola: i libri che m’hanno appioppato come compito mi hanno annoiato quasi tutti, forse ora sarei analfabeta di ritorno! 😛
Fino all’adolescenza, ho eletto uno scrittore preferito: prima c’è stato Gianni Rodari, con Il pianeta degli alberi di Natale, poi è toccato a Jules Verne con Ventimila leghe sotto i mari.
Prima del mio ultimo scrittore preferito, devo accennare alla rivoluzione della mia “carriera” di lettore: la scoperta dei millelire e degli economici della Newton. Da adolescente spiantato, quelle collane mi hanno permesso di conoscere degli autori interessanti, sia nel giallo (come Agatha Christie e Edgar Wallace) che nell’horror.
Sono particolarmente affezionato al mitico Gustav Meyrink, uno scrittore e occultista che si divertiva a prendere per il culo i militari.”

– COSA? – esclamò la mantide, coprendo i suoi gradi con la falce destra.
Lo scienziologo abbassò il capo, trattenendo una risata.

“L’ultimo autore preferito che ho avuto, è stato Howard Phillips Lovecraft, “incontrato” proprio con la Newton: in occasione di un Natale del secolo scorso, ne ho approfittato per regalarmi il mega-cofanetto con tutte le sue opere. È stato un bel periodo.
Sempre con le edicole, la la collana Urania mi ha fatto scoprire molti autori moderni di fantascienza. Un paio me li sarei risparmiati, ma in linea di massima è andata bene!
Anni dopo, feci la tardiva conoscenza di Isaac Asimov, con i primi romanzi del ciclo della Fondazione.
Una delle storie mi ha insegnato un metodo di studio faticoso, ma funzionale. Era un passaggio su una visita diplomatica, in cui veniva trascritto tutto ciò che diceva l’ambasciatore ospite, quindi qualcuno leggeva i rapporti e ne estrapolava i dati importanti.
Alla fine consegnava il rapporto con le informazioni chiave: un foglio bianco! XD
Avendolo letto prima, sarei andato meglio a scuola, credo.”
“Dopo allora, leggendo non ho avuto più rivelazioni, solo il piacere di conoscere autori interessanti e tanto divertimento: in ordine sparso, c’è Cornelia Funke, l’autrice di Inkheart; la saga di Harry Potter e quella di Percy Jackson (mi piace il “genere” young adult) poi Heinlein con Anonima stregoni, Waldo e altre storie; Poul Anderson con Operazione Caos (un divertente delirio con la magia usata nella vita di tutti i giorni); il Ciclo dell’Incantatore di Sprague De Camp; alcune storie interessanti di Robert Sawyer, come la trilogia WWW e Psicoattentato… alla fine, è facile che mi piaccia quasi tutto di un autore – tutto il contrario della musica, dove spesso mi piacciono pochi brani di molti autori.
Ah, già: saggistica varia (religione e antropologia) raccolte di miti e leggende e manuali di scrittura.
Giochi di ruolo e videogiochi mi hanno “costretto” a imparare l’inglese facilmente, e questo mi ha permesso di leggere anche libri non ancora tradotti.
Per concludere, ho sempre letto fumetti: principalmente manga, ma anche americani e inglesi, con qualcosa di italiano. Avessi più soldi, mi getterei anche sul fumetto franco-belga (ora, qualcosa si trova anche in formato economico) e su quello coreano…
E ora, vediamo di chiudere anche la storia sullo scavo archeologico delle mantidi militari!”

La Comandante e lo scienziologo si girarono verso la stessa direzione, per guardarti in faccia.
– Questa vorrebbe essere una rottura della quarta parete? – disse la mantide militare – Scienziologo, butta quel backup assieme a quelli di Fakeboobs, non c’è nulla di utile!

Kavvingrinus – Lula Sognatrice

Nel caso di Lula gioco in casa. Conosco questa ragazza preziosissima sin quasi dall’inizio della mia vicenda “wordpressoriana” (se mi consentite l’orrendo neologismo), attraverso il multiblog La nostra Commedia. Ne ho seguito lo sviluppo esistenziale ed anche poetico.

Trovo che la sua personalità ancora in formazione, sia una delle più interessanti tra quelle dei giovani blogger che mi capita di leggere o che seguo con interesse. Il suo Kavvingrinus ha molti punti di contatto con le mie letture (e qui potremmo aprire tutto un discorso sul fantasy e su quel benedetto Tolkien che adoro), ma ciò che mi lega a Lula è una certa visione delle emozioni che entrambi esprimiamo anche se in modo differente. E’ chiaro, rispetto a lei io sono un vecchio (ma credo che lo sia anche rispetto ai miei compagni di percorso Avvo e Ysi) e questa vecchiaia si manifesta in un modo più posato di vivere i sentimenti (anche se a dire il vero non sempre è così…anzi…), ma anche Lula ha quelle caratteristiche di “permanenza” e di “coscienza” che la renderanno nella sua vita un personaggio sempre più bello. Le sue letture sono come lei. Si capisce che c’è tutta una ricerca dietro e si capisce che i libri probabilmente indirizzano fortemente il suo immaginario. Per questo ho scelto per lei un’astrazione paradossale (e che per inciso è anche lo screen-saver del mio iphone): un movimento magmatico, una crescita che si evolve, squarci di luce che invadono e che non investono e una sorta di telo bianco davanti ad ogni cosa che va aprendosi per lasciarci vedere la scena totale. Perchè è così Lula, è un mondo magmatico che non si è ancora pienamente rivelato, un percorso che va rischiarandosi e che vede come spezzarsi il guscio attraverso gli squarci di luce che avanzano, nelle sue stesse interiori frantumazioni. Lula è una ragazza giovanissima. Lula è un mistero. Ma un mistero che sa già di bello.

 

E adesso a leggere Avvocatolo ed Ysingrinus 😉

 

 

 

Sono sempre stata una Sognatrice Cronica: è così che amo definirmi.

Non per poetico narcisismo, ma perché è nella mia più intima Essenza.  

C’è da dire, però, che non sarei mai diventata tale, senza un piccolo aiuto: i libri…

I libri sono sempre stati un modo per evadere dalla realtà:

un modo per sentirmi “a casa”, in un mondo tutto mio…

Il primo “incontro letterario” mi vede ancora come un’anonima spettatrice, ma è importante menzionare questo evento, perché ha condizionato in maniera molto profonda la mia vita di lettrice.

Ero ancora una bambina, forse di sei o sette anni.

Ogni sera, con trepidazione, attendevo il momento di andare a letto:

era il “momento della favola”!

Mia madre, paziente, mi rimboccava le coperte e apriva le pagine di un libro… e quale poteva mai essere, se non Piccole donne, di Luoise May Alcott?

Forse il Primo libro in assoluto di ogni ragazzina che si accosti alla lettura… forse:

per me è stato così.

E sono stata sempre legata a tal punto a quel ricordo infantile, che non ho mai letto il libro, se non molto più tardi.

Nonostante ciò, la storia di queste quattro sorelle è sempre stata un modello per me, soprattutto perché una di loro è il mio quadro spiccicato: una sognatrice che vive in una dimensione parallela, e che si affida all’inchiostro di una penna.

Una ragazza malinconica che non trova mai il suo posto nel mondo e che, solo dopo molte tempeste, riesce a realizzare i suoi sogni e a trovare l’amore.

Il primo libro realmente letto (fine anni ’90) è stato Il primo incontro, scritto da Mel Gilden, e basato sulla serie televisiva di Beverly Hills 90210.

Questo approccio non è stato particolarmente formativo, ma lo cito perché con esso sono passata da semplice “spettatrice” ad “attrice”.

La vera scalata è cominciata tra la l’infanzia e l’adolescenza, sempre grazie a mia madre: da ragazza amava leggere i romanzi rosa di Liala, così mi ha “regalato” tutti i suoi libri. È stata una fase fondamentale, che sebbene mi abbia un po’ “rovinata”, alimentando la mia concezione dell’amore romantico, mi ha anche avvolta in un mondo magico e mi ha lasciato dei “valori”.

Inutile passare in rassegna tutti i titoli:

basti sapere che sono poco più di una quarantina.

Tappa importante della mia “seconda adolescenza” è Dio su una Harley, di Joan Brady. Non sono mai stata molto religiosa, almeno fino ai miei 17 anni, quando questo libro mi è “casualmente” capitato tra le mani, in un periodo molto buio della mia vita… e mi ha offerto la risposta che stavo cercando.

A questo si aggiunge: La nostra vita nelle stelle (Niall Williams), con cui ha cominciato a farsi strada il mio amore per i Celti e le tradizioni irlandesi.

Seguono: Fiabe irlandesi (Yeats), Il mulino dei dodici corvi (Otfried Preussler) e

Harry Potter e la pietra filosofale. Con questi ultimi quattro, mi sono leggermente aperta un varco nel genere fantasy.

A metà del mio percorso liceale (e poi grazie all’università) ho cominciato a leggere qualcosa di più impegnativo, stimolata anche dai miei studi.

Tra i tanti: Goethe (I dolori del giovane Werther, Le affinità elettive e il Viaggio in Italia), Coleridge (La ballata del vecchio marinaio), Stevenson (La freccia nera, L’isola del tesoro, Lo strano caso del Dottor Jekill e del signor Hide), Calvino (Se una notte d’inverno un viaggiatore, Ultimo viene il corvo, Il cavaliere inesistente e Le città invisibili), Shakespeare (Il re Lear e Romeo e Giulietta), M. Ende (La storia infinita), Chrétien De Troyes (Lancillotto del Lago, Perceval), Hemingway (Di là dal fiume e tra gli alberi), Keats (Poesie).

Altre “tappe fondamentali” sono:

Martin Eden (Jack London), Orgoglio e pregiudizio e Persuasione (Jane Austen).

Martin Eden è la storia romanzata dello stesso London: un ragazzo di strada che sogna di diventare uno scrittore famoso, per elevarsi agli occhi della donna amata, ma che poi si suicida, perché si sente schiacciato dal peso della sua stessa vita.

Anche qui, inutile dirlo, ho visto me stessa: per il sogno di diventare una scrittrice (non necessariamente famosa) e per il mio inseguire una chimera amorosa.

Con Jane Austen, invece, non ho fatto altro che alimentare la favola alternativa e inesistente del Principe Azzurro: un bel Signor Darcy tutto per me!

Un Uomo che fosse realmente Uomo: serio, maturo, leale e trasportato da un amore profondo e sincero.

E Persuasione mi ha insegnato che l’Amore Vero non conosce tempo, né distanza…

Continuiamo, con alcuni romanzi storici di Valerio Massimo Manfredi:

L’impero dei draghi, I cento cavalieri, Lo scudo di Talos, Le paludi di Hesperia e L’armata perduta. Tramite quest’ultimo romanzo, sono arrivata all’Anabasi di Senofonte, ma è stata un’ardua impresa finirla.

Ho divorato invece, con piacere, l’Odissea e l’Eneide, che resta in assoluto il libro più bello che abbia mai letto. Non credo sia un caso che Dante abbia scelto Virgilio, come guida nel suo viaggio nell’al di là.

Tra le mie ultime letture, cito Mangia, prega, ama (Elizabeth Gilbert) e L’arte di amare

(Erich Fromm): due libri che mi sono stati davvero di aiuto, in questo periodo della mia vita, insegnandomi ad avere pazienza, a volermi bene e a non arrendermi mai.

Un posto speciale va al mio amato Tolkien (di cui ho letto: Il Signore degli anelli, Roverandom, I figli di Hurin, Lo Hobbit).

Non tanto per avermi fatto conoscere la Terra di Mezzo, la Contea e la lingua elfica, ma perché se non fosse stato per lui, adesso non starei qui a scrivere la mia storia di lettrice per Kavvingrinus.

L’amore per Tolkien mi ha portato a conoscere una persona meravigliosa:

grazie a lei ho aperto il mio primo blog e intrecciato il mio destino con quello di altre preziosissime persone.

In questo caso sì: potrei davvero dire che leggere mi ha cambiato la vita.

Kavvingrinus – Ali di Farfalla

Ali di Farfalla lancia alla conclusione del suo intervento una sfida: “quindi mi fermo qui … lasciando a te che leggi il “divertimento” di studiare un pò la mia personalità da questo racconto letterario”. Già per questo, io che pure mi diletto a farlo (e lo sapete, anche a causa del mio lavoro), mi asterrei, perché il condizionamento sarebbe troppo forte. E’ vero che Ali si rivolgeva al mio amico carissimo Avvocatolo, ma ciò nonostante io mi sento chiamato a fare un passo indietro, lasciando spazio solo all’astrazione e a due parole su questa lettrice interessante e variegata (alla quale invece con grande simpatia rigiro la frittata, cioè capire perché ho scelto questa astrazione 😉 Concordo con lei profondamente sul fatto che nella vita, spesso si attraversino periodi nei quali le letture si diversificano o perfino annullino. In certi momenti un libro dotato di un fascino estremo in un dato segmento della vicenda esistenziale, perde il suo fascino e diviene persino di difficile lettura. Altri libri invece sembrano accompagnarci sempre come amici fedeli. In realtà il problema, se mi è concesso, non sta fuori di noi, ma dentro. Non è il libro che è cambiato, ma noi che siamo mutati, per questo un volume può non più interessarci o restare del tutto secondario nel nostro panorama, dopo che magari per anni è stato invece rilevante e significativo. Ali ha una fortuna: può dire di un testo (che vedrete più giù) “è il mio libro”. Non tutti possono identificarsi con un testo. Quando ciò avviene (ed è un fenomeno piuttosto raro) il libro è divenuto qualcosa di interiore, una sorta di proiezione dei propri percorsi. E questa è una fortuna, poiché potrà essere sempre un rifugio, un luogo consolatorio nel quale svanire quando si attraversano le confusioni della storia. Che dire perciò? Riprendendo il discorso di Ali, voglio girarvi un augurio che formulerò così: che ciascuno trovi un libro che diventi “il mio libro”, perché avrà di sicuro un amico fedele… E adesso la fotografia (e come al solito vi aspettano anche i miei colleghi carissimi Ysi e Avvo). Ed un grazie ad Ali!

Mi ha incuriosita questa idea di scrivere la propria esperienza di lettura, perciò eccomi qua.

Mi ritengo un avida lettrice, anche se (come tutti, credo) vado a periodi: ci sono periodi in cui non riesci a togliermi dalla lettura del libro del momento nemmeno con la promessa di un immensa tavoletta di cioccolato fondente, ci sono periodi in cui inizio un libro e ci metto un eternità a finirlo perché vado avanti a spizzichi e bocconi.

Ma iniziamo per gradi. Credo di essere nata con la passione per la lettura. I maggiori ricordi di me bambina sono legati ai libri. Certo, ricordo con piacere anche i giochi che facevo con mio fratello (che a differenza mia non ama assolutamente leggere), ma soprattutto i miei ricordi sono legati ai libri.

Ricordo le giornate passate seduti sul divano con il mio povero nonno malato ad ascoltarlo leggere le favole. Io non sapevo ancora leggere, ma ricordo come fosse ora che gli chiedevo sempre di leggermi i libri di favole, e me li sono fatti leggere talmente tante volte che li conoscevo ormai a memoria, tant’è vero che mentre lui leggeva io seguivo con il mio ditino le parole sul libro, come se stessi seguendo la sua lettura, e non sbagliavo un colpo.

Ricordo le serate quando mio padre tornava a casa dal lavoro, e mentre la mamma preparava la cena lui mi leggeva sempre qualcosa. Ed io lo guardavo rapita mentre leggeva per me. Ho sempre guardato il mio papà con ammirazione. E la nostra casa è sempre stata piena di libri.

Ricordo la collezione di libri di favole della Disney che avevo in cameretta di cui ero gelosissima e che leggevo e rileggevo in continuazione (credo che siano ancora in qualche scatola in cantina a casa dei miei genitori … in un moto di nostalgia potrei andare a rispolverarli …)

Ricordo poi che crescendo, a scuola mi affascinava studiare il pensiero degli autori e le loro opere, appassionandomi ad alcuni e non sopportandone altri, ma comunque trovando sempre molto curioso approfondire l’argomento.

Poi crescendo ho iniziato a divorare libri sul serio.

Da ragazzina mi innamorai di libri come Piccole Donne e Piccole Donne CresconoCuoreIl Giardino SegretoIl Mago di Oz e La Storia Infinita.

Da donna ho iniziato a spaziare molto. Qual è il mio genere? Non lo saprei dire. Anche qui, vado a periodi. Passo da periodi in cui mi dedico a storie di vita vissuta (nella maggior parte dei casi dure e strappalacrime) come Mai Senza mia Figlia o La Parrucchiera di Kabul, a periodi in cui sento la necessità di leggere storie frivole e divertenti come tutta la saga I Love Shopping o La Regina della Casa (che mi ha fatto scompisciare dal ridere). Molto dipende da quello che sto vivendo io in quel momento, se la mia testa è in grado di affrontare storie impegnate o meno.

Mi è piaciuto molto leggere il primo delle Cronache di Narnia (Il leone, la strega e l’armadio) ma non mi hanno entusiasmato i successivi. Lo stesso è successo ad esempio con il primo libro che ho letto di John Green, ovvero Per colpa delle Stelle che mi è piaciuto tantissimo mentre non mi ha entusiasmato gran che il secondo che ho letto, ovvero Città di Carta.

Condividendo la passione per la lettura con una delle mie più care amiche, spesso ci scambiamo consigli e libri. Uno dei libri consigliati da lei che mi è piaciuto di più è Eugénie Grandet di Honoré de Balzac mentre non sono nemmeno riuscita a finire Il Barone Rampante di Italo Calvino.

Ecco, mi permetto una leggera digressione sul non finire un libro. Per principio io se inizio un libro lo voglio assolutamente leggere fino in fondo, anche se non mi piace per niente. Ma in alcune occasioni (molto poche in realtà) non ce l’ho proprio fatta ed ho lasciato la lettura a metà perché veramente non potevo andare avanti. Prendiamo ad esempio Anna Karenina di Tolstoj: ho fatto una fatica impressionante a finirlo. E’ un tomo enorme, ma non è questo il problema. La storia sarebbe anche bella ed avvincente, ma come spesso succede agli autori russi, troppo descrittiva. Il caro Tolstoj per i miei gusti si è perso troppo nella descrizione di dettagli che rendono la lettura pesante e per niente fluida … ma nonostante questo per me era diventata una questione di principio finire questo libro, e l’ho finito. Già che sono in tema di autori russi, posso dire che l’esperienza di lettura di Delitto e Castigo mi ha convinta che Dostoevskij doveva averi seri problemi psichici.

Ho sempre letto con molto piacere le opere di Pirandello, la mia preferita Uno, Nessuno e Centomila ma anche La Giara e Sei Personaggi in Cerca d’autore (forse anche io al pari di Dostoevskij non sono proprio completamente a posto di testa).

Alcuni dei libri che mi sono piaciuti di più sono Orgoglio e PregiudizioCime tempestoseThe HelpLa custode del miele e delle api. Altri, penso disponibili solo in lingua inglese sonoThe Various Flavours Of CoffeeJourney to the South: A Calabrian HomecomingThe Sound of Language.

Ma in assoluto il mio libro preferito, quello che sento mio, quello che mi rispecchia è Jane Eyre. I motivi sono veramente tanti. Credo sia un libro per niente scontato, pieno di colpi di scena e molto attuale anche se scritto a metà dell’800. Quello che mi piace particolarmente di questo libro è che parla di una donna vera, della storia di vita difficile di una donna che deve saper badare a se stessa e ci riesce. Sento mio questo libro e mi rispecchio in Jane perché viene dipinta come una persona molto umana. Una donna forte ma con le sue fragilità. Una donna sicura di se ma con i suoi dubbi. Una donna sognatrice ma razionale. Una donna che sa quello che vuole e lo ottiene. Una donna disposta a soffrire pur di non cedere a compromessi. Una donna che non si accontenta ma che cerca la felicità e la serenità. Una donna che crede nell’amore ma anche nel rispetto. Una donna che non si lascia calpestare ma che pretende di essere trattata come un essere umano, alla pari di chiunque altro. Una Donna … con la D maiuscola. Ecco … Jane Eyre è IL MIO romanzo … LA MIA storia preferita, quella storia dove trovo tanti spunti di riflessione e tanti aspetti di me nella protagonista … quella storia che leggo e rileggo sempre senza stancarmene mai e di cui guardo, se posso, tutte le rappresentazioni televisive che escono (per ora per me la più bella è quella della  BBC) … il libro insostituibile, la storia eterna.

Potrei continuare a scrivere all’infinito ma ho già superato le 1.000 parole e vorrei evitare di annoiare troppo … quindi mi fermo qui … lasciando a te che leggi il “divertimento” di studiare un pò la mia personalità da questo racconto letterario.

Kavvingrinus – Pensieri Loquaci

Quello che mi ha colpito di Marta è stata l’estrema semplicità. Il suo accostarsi alla lettura segue le fasi altalenanti della vita. Ad ogni gradino un libro ed il contrario. In realtà c’è molto sotto questa apparente semplicità. C’è una ricerca razionale accompagnata dall’istinto. E soprattutto c’è in qualche maniera perfino un’educazione sentimentale (se mi si permette la citazione) che avviene non solo attraverso la vita, ma anche attraverso le letture. Ciò che denota la sua “storia scritta” è una profonda limpidità, un percorso netto che si svolge tra le rive della sua esistenza che va specchiandosi in quanto percepito attraverso la lettura.

Per questo motivo ho scelto la foto che si trova appena sotto, perchè Marta mi da l’idea di una lettrice a specchio, di una persona leggibile attraverso le sue letture, che modifica la sua personalità specchiandosi in se stessa (e nella sua auto-comprensione che appare decisamente profonda) ed assumendosi (e per conseguenza assumendo), ogni parte e colore dell’esistenza. Grazie Marta per aver voluto partecipare a Kavvingrinus

…e adesso, come al solito, vi aspettano i commenti dei miei amici (chissà Ysingrinus che nome mi avrà dato questa volta… Questi giovani sono veramente difficili… Meno male che c’è Avvocatolo che con la sua maturità bilancia ogni cosa…)

  
 

IO LEGGO PERCHE’

Leggo sin da bambina, o meglio da piccola erano gli altri che leggevano per me, filastrocche, fiabe, favole e etichette degli alimenti, si! Perché da piccola i miei genitori tendevano a leggere ad alta voce la maggior parte dei cibi che avrei ingerito di lì a breve.

Poi crescendo hanno smesso.

Le filastrocche me le hanno ripetute talmente tante volte che le ho imparate a memoria, utilizzate poi, successivamente a scuola quando si decideva chi giocava e chi aspettava il suo turno.

Memore di queste esperienze, non riesco tutt’ ora, che di anni ne sono passati 32, ad addormentarmi senza leggere almeno 10 pagine di un libro qualsiasi.

Che poi, qualsiasi non è mai.

Sono profondamente convinta che sia il libro a scegliere me e non vice versa.

Prima dell’ acquisto, di altri per me, dell’ IPad ero un’accanita lettrice di libri rigorosamente cartacei, poi, ho scoperto la comodità di portare una libreria sottobraccio, e mi sono orientata verso l’ acquisto degli ebook.

Ricordo come se fosse ieri, il primo libro che ho letto.

“Io speriamo che me la cavo” libro scritto nel 1990 da Marcello d’Orta, raccoglie temi scritti da bambini in cui raccontano il loro punto di vista verso la camorra, il contrabbando e la prostituzione, questo fu il primo di una lunga serie di libri assegnatomi dalle maestre prima, dai professori poi, che letti e riletti anni dopo hanno assunto un significato diverso.

Crescendo ho spostato l’ attenzione su altri libri, ecco che sono comparsi, “I Porci con le Ali” “Futari H”, la scoperta del sesso per me è avvenuta dopo una fase di ricerca e di applicazione della teoria letta tra pagine di libri.

Arriva l’ amore, ecco che Harmony fa la sua comparsa e con esso gran parte delle collezioni, Rosa, Rossa, Azzurra, abbandono questa collana quando mi accorgo che l’ Amore non è come scritto nei libri.

L’ Amore può anche finire male, qui, entra in gioco Harry Bosch e Kay Scarpetta.

Così come nella vita, anche l’ Amore ritorna, le vendette si mettono da parte e ricomincio a leggere racconti e storie sdolcinate.

Con il passare del tempo riesco a scindere il mondo fantasioso presente nella mia mente dalla realtà, ecco che inizio a leggere manuali tecnici che aiutano nell’ organizzare la giornata, ripulire l’ anima insomma, malloppi pesanti quando due mattoni utili come fermaporta.

Inizio così ad entrare nelle librerie e seguire l’ istinto, scoprendo alcuni autori fino ad allora sconosciuti, ma tutt’ ora attivi ed altri, diventati oramai cenere che hanno scritto opere degne di nota.

Oggi leggo un po’ di tutto.

Dalle etichette degli alimenti perché si sa, ciò che si impara da bambini non si scorda mai, un po’ come andare in bicicletta, alle istruzioni della macchinetta del caffè, da National geographic in inglese, per non dimenticare la lingua a El Mundo in spagnolo, sempre per lo stesso motivo.

Il libro della sera del momento è: “L’ utlimo Abele” il prossimo sarà “Una ragazza come me” e quello dopo ancora “Io amo”.

Nel tempo libero, tra una pausa pranzo e l’ altra, forse sarebbe meglio dire, tra una ricarica della chiavetta internet e l’ altra, compro Cosmopolitan, un mensile femminile, che leggono anche i maschi ( così almeno dicono) che parla di tutto e di più, da dove spesso, molto spesso, non troppo spesso, prendo spunto per gli articoli del mio blog.

Kavvingrinus – Alessalia

Alessialia sprizza vitalità anche nella lettura (come tutto in lei del resto). Il suo mondo letterario consta di molte cose e tutte diverse, ma con un unico filo conduttore: procede per contrasti. Dalla letteratura “alta” (se mi si passa il termine) a quella di consumo, non tralasciando il puro divertimento. Del resto la conosciamo così, solare, sorridente, capace di raccontare molte cose e di viverle in modo sempre pieno. Il suo stile di scrittura, per altro, rispecchia molto il suo carattere personale. Sembra non dovere mai giungere ad un punto, sembra non riuscire ad arginarsi ed invece non solo raggiunge il punto, ma lo approfondisce a cerchi concentrici ed alla fine abbiamo un quadro piuttosto veritiero del suo modo di approcciarsi al mondo (quello letterario è solo una metafora della realtà…).

La foto che ho scelto è un pò paradossale. In parte è fiabesca, in parte esplosiva, ma l’attenzione viene concentrata non tanto sulla luce laterale, quanto sulla luna. Perchè è così Alessia. Da un lato sembra come le nuvole, leggera, scanzonata perfino confusa, ma quando è il momento sa decisamente dove e come guardare e la sua attenzione non si distrae. Così nel mondo della lettura, così, probabilmente (per quel poco che la conosco) nella vita.

Ed ecco perciò il suo scritto (immagino i miei colleghi Ysingrinus e Avvocatolo, avranno moltissimo materiale in queste righe 😉

  
 

Quando nacqui ero piccola, 3,450 kg per 51 cm.

Forse ho iniziato da un po’ troppo lontano. Difficile ricordare il primo libro così come tutti quelli passati tra le mie mani. Non sono molto tecnologica, mai letto un e-book. Mi piace sfiorare le pagine dei libri, sentirne il profumo, tornare indietro, sottolineare, fare le orecchie (anche se so che non si fa), appuntare cose… Insomma, caderci dentro e viverlo. E’ una magia, una relazione che si instaura tra me ed il mio romanzo, quello che ho scovato. Lui fra tanti in quel momento. Potrebbe essere che sia stato proprio lui a scegliermi! E come dice “Firmino” di Sam Savage, la lettura è il cibo dell’anima!

Uno degli ultimi scoperti per caso, anche se non è del mio genere, è “L’arte di ascoltare i battiti del cuore” di Sendker: ero alla Mondadori, e una ragazza me lo consigliò dicendo che le aveva fatto capire tante cose e commuovere. Le diversità fisiche in cui sono inciampati i protagonisti, hanno donato qualcosa in più alla loro esistenza. Ambientato in Birmania, tra malattie e morte, pare voler dire che non esistano significati né  rimedi. E’ un polpettone inverosimile? Sì. Parla di un’attesa irraggiungibile che supera i limiti del tempo? S’. Ti ha spiazzato? Sì! Ecco perché lo rileggerei, in tre giorni, come la prima volta. E lo consiglierei, ma si deve essere aperti e pronti a guadarsi dentro.

Scusate, ho perso il filo… cioè neanche l’ho iniziato… Il primo potrebbe essere “Abc” con Chicco e Chicca, le illustrazioni colorate dell’alfabeto. Ovvio che non ricordo le mie sensazioni, ma vedo l’entusiasmo della mia piccolina ora che lo ha ereditato!

Del periodo adolescenziale riporto invece “Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino” di Cristiane F.

Io che avevo sempre vissuto in un ambiente ovattato, sono stata catapultata nella dura e cruda realtà di droga e prostituzione giovanile di una Berlino dura e metallica, una realtà che pure esiste. Una citazione: “I bucomani muoiono da soli. La maggior parte in un cesso puzzolente. Ed io volevo morire. In realtà non aspettavo niente altro che quello. Non sapevo perché ero al mondo. Anche prima non lo avevo mai saputo con esattezza”.

Mi piacerebbe comunque annoverare tra i miei amici Tom Sawyer e Huckleberry Finn.

Come si fa a schiaffare tutti i libri dentro non superando 1000 parole? Non ce la farò mai! Devo contenere la mia copiosità e sicuramente ne tralascerò qualcuno! Potrei cancellare qualcosa ma non sono in grado, lascio così! Beh, sarò squalificata!

Per motivi di spazio quindi di “Lessico familiare” della Ginzburg riporterò solo: “Il baco del calo del malo, il beco del chelo del melo, il bico del chilo del milo…”.

E ora già mi vengono i brividi al solo pensiero di… “UN UOMO”. Oriana Fallaci va in Grecia per intervistare  il rivoluzionario Alekos Panagulis: ne nasce un amore forte e tormentato. Un libro che ha bisogno di concentrazione, visti i temi trattati e la prolissità di Oriana (che ho ammirato anche in altre opere) nell’esplicare i suoi concetti.

Adoro Kathy Reichs, e il genere che narra! Lei è un’antropologa forense che nei suoi thriller narra le gesta della sua alter ego letteraria Temperance Brennan. Scrive in modo frizzante e scorrevole, ti catapulta dentro le sue scene. Io mi sono immedesimata nelle avventure di Tempe, professionista che nella vita privata si incasina e “pensa” come tutte noi donne comuni mortali tra ex marito, figlia, lavoro e nuovi amori difficili!

E dove lo mettiamo Bukowski? Le sue “Storie di ordinaria follia” sporche e disperate… Volgari? Boh, forse… Ma anche questa è la vita… La vita di chi sta ai margini e ci vuole rimanere. Non si offrono immagini patinate e compiacenti, ma si spiattellano mali dell’anima, e descrizioni esplicite, a volte grottesche, anche degli atti sessuali.

Non mi precludo nulla, mi piace assaporare il vuoto nella pancia che mi lasciano alcune poesie. Ad esempio Neruda, o i Fiori del Male di Baudelaire. Di Ada Negri, oltre ad alcuni dei suoi versi, ho assaporato il ritratto di lei giovane donna che ci fa vedere la sua indigenza familiare e la voglia di crearsi una propria identità descrivendo profumi e luoghi e facendoti vivere quelle esperienze insieme a lei in “Stella mattutina”.

Senza dilungarmi troppo vorrei comunque scattare una fotto a Marquez, Sepulveda, Allende,  L’elogio della Follia di Erasmo, Diario di un seduttore di Kierkegaard,  Le affinità elettive di Goethe, la Kingsella, Gleen Cooper, Io speriamo che me la cavo, la Austen, Cime tempestose, Jane Eyre, Sveva Casati Modignani, L’esorcista, Le Braci di Marai, Il gattopardo, Il grande Gatsby di Fitzgerald e tanti altri di scrittori anche meno famosi…

Ma anche a Topolino, Dylan Dog, il manga City Hunter, le favole che ancora conservo…

E “Un napoletano come me” di Siani. Prima di tutto non posso fare a meno di notare la gnocchitudine del suddetto ragazzo in copertina. Un comico vero, che quando fa le battute gli scappa da ridere pure a lui, che si fa capire, solare, un ragazzo che quando sorride somiglia ad una stella! Si ride davvero, e non solo i napoletani, anche i trentini!

Menzione d’onore per la mia pancia è Moravia che ho conosciuto grazie a La noia. Anche nelle sue opere si trovano temi esistenziali, il disadattamento, e il sesso… A lui dobbiamo La romana, e la Ciociara. E grazie a lui ho conosciuto le due donne della sua vita: Elsa Morante e Dacia Maraini, di cui riporto Voci, che mi affascina per la sua scrittura asciutta, diretta e con passaggi brevi.

Mi è piaciuta molto l’opera prima di Yoshimoto: Kitchen, che tratta con semplicità temi ardui come l’omosessualità, la solitudine, la famiglia, l’amore, l’amicizia e la perdita degli affetti.

Sono sempre stata affascinata dall’Africa. Anni fa ho per caso incrociato “La sabbia nelle vene” di Sandro Maria Carucci. Ovviamente è stato subito mio! Sia il titolo che l’immagine sulla copertina con i colori e l’immensità del Sahara e la verde oasi hanno subito suscitato un’attrazione fortissima per me!

Invece non leggo mai le istruzioni, quindi se devo montare un armadio ikea, potrebbe uscirne fuori una poltrona!

Infine, grazie al blog ho potuto conoscere due giovani promesse con uno stile graffiante, tutto loro, irriverente e piacevole, che ti vorticano dentro alle loro storie: Massimo della Penna con “L’ultimo Abele: storia di una ossessione” e Roberto Albini, che trova “Gli elefanti” che girano per Roma. Tutti dovrebbero leggerli perché meritano davvero, anche di più di alcuni scrittori che sono acclamati solo grazie al loro nome, o perché va di moda!

I libri sono grandi amici, o anche compagni se ci hanno lasciato meno sensazioni, proprio come capita nella vita.

Quelli che rimangono dentro, sono quelli che rileggeresti ancora e ancora e ti lasciano un bel sapore che ti porti dietro per la vita.

 

Kavvingrinus – Le cose da V

Più che un percorso di letture quello di V è una sorta di “pensatoio” (per restare ad Harry Potter , una delle sue – ed anche mie -letture preferite), ci sono dei ricordi che emergono e che “formano” in qualche misura non tanto un libro o la sua trama, quanto i ricordi connessi, le storie personali collegate. E’ così che non abbiamo davanti agli occhi una lista od un racconto compiuto, ma piuttosto delle macchie, dei guizzi che ci presentano alcuni toni, alcune sfumature di una esperienza di lettura che tocca pochi elementi ma significativi, in se stessi e per la persona che li ha vissuti. Già il titolo che V ha voluto dare al suo articolo tradisce questo significato “letture più o meno significative”. V cioè non ci sta dicendo che tutto ciò che ha letto l’ha segnata, ma piuttosto che queste letture probabilmente l’hanno colpita, si sono collegate a fili di ricordi che sono i suoi e che ha condiviso con noi. Da qui la foto che ho scelto i cui colori e l’intreccio rappresentano proprio i percorsi del ricordo e la stratificazione delle esperienze ed in qualche misura ci richiamano la densità del passato e la sua presenza nell’oggi. (dopo di che ricordate anche di andare a vedere i commenti di Ysingrinus e Avvocatolo 😉


Infanzia ad oggi: letture più o meno significative

“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.” (J.D. Salinger). Ecco qui alcuni di quei libri.

Piccole donne (Louisa M. Alcott): prima elementare, mia zia si presenta a casa mia con sto libro e io mi chiedo: e mò chi glielo dice a questa che io leggo solo i Piccoli Brividi? Fingo quindi di leggerlo, mia madre si vanta con parenti e amiche di quanto io sia una lettrice precoce e la maestra dice ai miei compagni di prendere esempio da me, che questi sì che sono libri da leggere. Io non smentisco e leggo quel libro solo qualche anno dopo. Mi taglio pure i capelli come la ribelle Jo (una delle protagoniste), solo che mi stanno di merda e so che quel taglio osceno è la giusta punizione per aver mentito anni prima.

Harry Potter (J.K. Rowling): sono alle medie, suppergiù in seconda, c’è il boom di Harry Potter e io lo snobbo, mi vanto di essere una delle poche a non averlo letto. Un’amica mi regala il primo volume e io non lo leggo, pensando che sia proprio un libro per mentecatti. Così, quando una tizia me lo chiede in prestito non esito un secondo. Quel libro però, non l’ho più rivisto. Anni dopo mi regalano il terzo volume e io mi dico “va beh, famo sto sforzo” e da lì fu amore. Amo tutti e sette i libri. Harry Potter ha personaggi autentici, sia nel bene che nel male. È verosimile, nonostante si parli di magia, è facile immedesimarsi in molti dei personaggi, anche in quelli più ambigui. I protagonisti non sono dei vincenti, vengono derisi, faticano per emergere e devono contare solo sulle proprie forze… Che poi, essendo dotati di bacchette magiche non è che sia così difficile, eh. I “cattivi” principali hanno alle spalle delle storie affascinanti, che spingono il lettore a volerne sapere di più, talvolta si prova quasi compassione per loro, nonostante siano il male in persona. La morte è una costante in tutti e sette i libri, la Rowling non esita ad eliminare personaggi vicini al lettore. Non manca mai l’ironia, ingrediente (a mio parere) fondamentale per la buona riuscita di un libro.

Il giovane Holden (J.D. Salinger): lo leggo in seconda superiore e mi convinco che Holden sia l’uomo della mia vita, forse perché alto e “contaballe”. (Io sono il più fenomenale bugiardo che abbiate mai incontrato in vita vostra. È spaventoso. Perfino se vado in edicola a comprare il giornale, e qualcuno mi domanda che cosa faccio, come niente gli dico che sto andando all’opera.). È sicuramente il mio libro preferito. Holden è un incompreso, sospeso fra l’innocenza e la maturità, troppo maturo per adattarsi ai coetanei, ma ancora legato all’innocenza, alla purezza dell’infanzia, come d’altra parte si sa leggendo la scena centrale del campo di segale.

La signora Dalloway (Virginia Woolf): la storia di questa scrittrice mi ha sempre affascinata molto, vuoi per la fine che ha fatto, vuoi per le turbe che aveva, la Woolf è stata sicuramente una donna interessante. In questo libro credo che la Woolf abbia trasferito parecchie delle sue inquietudini, tentando di concedergli un finale “luminoso”, a differenza del suo, di finale. Lo sfondo scelto per la storia è Londra e l’occasione è una festa organizzata da Clarissa Dalloway, protagonista del romanzo: donna ricca dell’alta società inglese, frivola e sposata a un uomo per convenienza. Clarissa è una donna che si crogiola nei ricordi di un passato piacevole e intenso. È un personaggio nostalgico, che sembra vivere di ricordi. E alla sua festa si circonda di presenze del passato. (Una vecchia fiamma e una vecchia amica). E in quella festa, fra il chiacchiericcio e lo sfarzo, irrompe la morte, la morte di un altro personaggio che Clarissa non conosce. Un reduce di guerra tormentato dal passato, che decide di suicidarsi. La notizia della morte di Septimus (è così che si chiama) porta Clarissa alla consapevolezza di essere viva ed è finalmente in grado di apprezzare il presente.

Il marito in collegio (Giovannino Guareschi): questo è un libro paradossale, la protagonista (Carlotta) è frivola e benestante ed è costretta dallo zio a trovarsi un marito se vuole ereditare i suoi soldi. Tutti i candidati che lei gli propone non vanno bene, tutti tranne Camillo, un uomo poco colto e goffo, ma di buon cuore e perdutamente innamorato di Carlotta. Dal canto suo Carlotta non lo sopporta e Camillo viene mandato in collegio ad imparare le buone maniere. Le vicende sono assurde, i dialoghi brillanti, l’ironia la fa da padrone. È un ottimo libro, con un’ottima trama, scorrevole e con una sua morale nascosta dietro alla satira e allo stile irriverente tipici di Guareschi.