Un nuovo percorso tra qualche ora: storia di un fiore

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Come avevo preannunciato ad una cara amica di kalosf, quest’anno il blog avrebbe avuto una parte scritta più ampia ed una gestione dei “percorsi” più chiara. L’esperienza di “Colloqui intimi” ne è stato un esempio evidente.

Ciò che mi appresto a proporvi è qualcosa di differente. Non un percorso lungo 15 giorni, ma una “storia” che si consumerà da domani a poche ore, con una coda “fotografica” che è anche una sperimentazione. In qualche modo una sovrapposizione di un tempo esteriore e di uno interiore, attraverso la vicenda (banalissima) di un fiore.

Vi chiedo già scusa, perchè in un certo momento di questo percorso c’è il rischio che vi troviate sotto gli occhi molte (troppe) foto di Kalosf, ma come vi dicevo il tentativo è quello di sovrapporre la storia interiore con quella esteriore (e dunque il “dato” dell’ora ha una sua importanza).

Mi sottometto come al solito al vostro giudizio e  vi ringrazio già per i vostri commenti (se vorrete lasciarli)…

Colloqui intimi (Sottolineando)

“So tutto delle tue magie  e tu della mia intimità sapevo delle tue bugie
tu delle mie tristi viltà.
So che hai avuto degli amanti bisogna pur passare il tempo bisogna pur che il corpo esulti
ma c’é voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti.

Il tempo passa e ci scoraggia, tormenti sulla nostra via ma dimmi c’é peggior insidia
che amarsi con monotonia.
Adesso piangi molto dopo, io mi dispero con ritardo, non abbiamo più misteri
si lascia meno fare al caso scendiamo a patti con la terra
però é la stessa dolce guerra”

(Dal brano “La canzone dei vecchi amanti”)

Colloqui intimi

Vorrei amarti adesso. Vorrei amarti domani. Così leggero che tu non te ne accorga nemmeno, così sereno che tu ti senta come su una foglia sollevata dal vento.

Vorrei prenderti e portarti  nel mio cuore, ma proprio dentro, perché è troppo piccolo per contenerti ma è troppo grande per contenere la mia solitudine. Voglio te perché è come se non ci fosse altro destino se non noi. Lo vedi? Il mondo non esiste senza di noi…

Ti scriverei tutte le parole possibili, ma poi diventerebbero banali, perché non esiste una parola che ti traduca…E poi quello strano suono del tuo nome, che è in me come un respiro. Ogni volta che ti chiamo è come se sentissi l’aria che entra nei miei polmoni… ed invece è la vita che entra e che mi riempie di te, come un soffio che è già primavera…

Colloqui intimi – L’inizio

Capita a volte di guardare indietro, di vedere nuovamente quello che si è prodotto, cercando di comprendere il motivo di certe scelte fotografiche più o meno sensate. Ed è un po’ come l’amore. Ogni volta sei una persona diversa, ma sei pur sempre la stessa persona. In ogni foto c’è tutta una storia che in qualche modo affidi al web sapendo che quella foto assumerà una vita sua propria. Potrà essere guardata, rubata, modificata, potrà diventare fonte di ispirazione ma anche fonte di fastidio. Così come l’amore. Ogni storia è uguale alle altre ma anche diversa.

Ogni cosa ha un suo senso o forse un altro o forse nessuno. Come una foto, che ha un senso ogni qual volta gli si trovi un’interpretazione, un significato che travalichi e renda vero ciò che non lo è o ciò che solo potrebbe essere… “Colloqui intimi” il prossimo percorso che vi presento, fatto di parole ed immagini ha questo significato. L’entità che vive il colloquio è una sola, ma in realtà potrebbe essere molte persone, divenire “altro” in base alle situazioni che vive o che sta vivendo.

I “colloqui intimi” non sono collegati strettamente al mio vissuto personale. Anzi spesso sono stati immaginati a partire da emozioni che provenivano dall’esterno, con il rischio sempre costante di cadere nella banalità e nell’ovvietà, come quasi sempre quando si parla dell’amore. E’ questo, infatti, il tema di fondo: l’amore declinato nelle sue manifestazioni più svariate, al suo sorgere, al suo finire e nel suo evolversi.

Nonostante i “Colloqui intimi” siano stati scritti di getto e siano nati quasi per caso, sono stati rivisti molte volte ed hanno una struttura fortemente definita al loro interno descrivendo anche la rabbia, le emozioni, il desiderio e l’eros connessi necessariamente con l’amore.

La fotografia, nei “Colloqui” ha seguito la scrittura, nel senso che non precede lo scritto, ma si è conformata in un modo abbastanza complesso, perché il tema non mi “saziava” fotograficamente. Avrei voluto di più. Infine sono giunto ad un compromesso. Un compromesso con Kalosf e con gli scritti. Ed il frutto di questo compromesso (parola tipica anche dell’amore e necessaria all’amore, checché ne dicano i martiri del sentimentalismo) è ciò che vedrete nei prossimi 15 giorni. Le fotografie che vi saranno offerte non sono state tutte create in questa occasione. Alcune provengono da percorsi più vecchi ed essendosi “miracolosamente” salvate dalla distruzione, è con piacere che ve le propongo (dicevo proprio all’inizio che a volte è necessario confrontarsi con il passato). Il percorso, inoltre, non avrà solo le parole di kalosf, ma comporterà parole e suoni diversi. Capirete perchè già da domattina.

Chiedo a tutti i miei followers/amici di criticare, liberamente, quanto si troveranno sotto gli occhi. Soprattutto i passaggi più controversi, anche moralmente tali. Io non ho verità sull’amore. Vi offro solo le possibilità che ho conosciuto (attraverso la mia vita e quelle degli altri).

Grazie a Ysingrinus (Un anno di noi)

Ci sono personaggi di wordpress che hanno la caratteristica di essere geniali. Molti scrivono delle cose interessanti o davvero belle, altri fotograno o creano con cura, capacità ed eleganza, altri ancora sono dei bravissimi (meravigliosi) divulgatori. Poi c’è Ysingrinus. Fuori dalle righe, accurato in ciò che scrive, capace di riempire il nulla e di farlo con una stile tale, da sembrare quasi che il nulla non sia più nulla.

Non so come mai sia diventato un “amico” di kalosf, ne chi ha iniziato a seguire l’altro per primo. Ma credo che raramente si sono visti tanti commenti di kalosf in un blog che non sia di fotografia o di poesia.

Ysingrinus non si può raccontare. E’ dissacrante ma anche assolutamente banale, profondo ma anche ingannevolmente superficiale.  I suoi post sono leziose perdite di tempo, ma così ben costruite che un suo solo post vale molti approfondimenti intellettuali. In realtà non so bene perchè ne sia così attratto, ma vi suggerisco di leggerlo… Nello scrittore che Ysingrinus nasconde, infatti, c’è più di qualcosa di geniale. Ecco il blog:  https://yziblog.wordpress.com/

Grazie Ysingrinus perchè la tua apparente leggerezza è un’esercizio di stile dal quale imparo ogni volta. E grazie anche per questo tuo testo. Che ho trovato sin da subito bellissimo.

La polvere del tempo

Guardo l’orologio ricoperto di polvere. L’orologio ticchetta e le sue lancette avanzano, la polvere rende l’orologio un pò opaco ma riesco ancora a vedere il quadrante. Secondo dopo secondo le lancette si muovono e la polvere si deposita sull’orologio. Solo io resto fermo a fissare l’orologio e la polvere che vi si deposita sopra. Vedo passare il tempo ma non lo sento passare, questa posizione di osservatore mi colloca al di fuori del tempo, o almeno è la sensazione che provo. Quando ero piccolo mi piaceva la polvere perché la si poteva togliere e ciò che sembrava vecchio diventava immediatamente nuovo, ora invece non ho la forza di togliere la polvere, neanche da me. Sì perché non solo sull’orologio si è depositata, anche sulla mia pelle, sui miei capelli, sui miei peli. Si è depositata ovunque addosso a me. Mentre osservavo l’orologio sono diventato come l’orologio. Chissà se qualcuno vorrà togliermi la polvere di dosso per farmi tornare giovane

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